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I 10 segnali per riconoscere se il proprio figlio è un bullo


Il bullismo, nelle sue forme tradizionali, più fisiche e verbali o legate all’isolamento, insieme alle modalità di prevaricazione messe in atto attraverso uno smartphone o la rete internet, è un problema esternamente diffuso tra i banchi di scuola. Spesso saltano agli occhi episodi particolarmente cruenti che evidenziano comportamenti fortemente aggressivi. Questo spesso induce erroneamente a pensare che il bullo sia un ragazzo particolarmente violento, con evidenti problemi familiari e scolastici, un “deviato”, che magari ha subito violenza e quindi la ripropone sugli altri. In parte è vero, ma nella maggior parte dei casi il bullo viene anche dalle buone famiglie, da quelle che apparentemente non hanno problemi, sono ragazzi che possono avere tutto, ma che evidentemente non hanno niente. Adolescenti anche che possono risultare insospettabili agli occhi di un genitore.

Ecco allora perché bisogna stare attenti ad alcuni segnali per riuscire a capire se il proprio figlio si comporta da bullo. Non dimenticate che anche le ragazze si comportano molto di frequente da bulle.

1. Tende a divertirsi con scherzi di cattivo gusto, anche pesanti, magari rivolti a parenti, amici, fratelli o sorelle o animali. Si diverte anche se l’altro ci rimane male, non prova un senso di colpa e quando viene ripreso non capisce profondamente il senso del richiamo.

2. Fa spesso battute pesanti o dispregiative anche guardando la televisione o raccontando alcuni episodi che gli accadono a scuola o con gli amici o per la strada, per esempio sul peso, sull’orientamento sessuale, su modi di vestire, tendenzialmente rivolte a persone che identifica come “sfigate”.

3. Spesso ha le amicizie circoscritte solo a determinati ragazzi o ragazze, ad un piccolo gruppo, che di frequente lo o la prende come riferimento. Possono essere anche gruppetti che si formano solo dentro la scuola, che si rinforzano nelle chat e sui social.

4. Ha una modalità comunicativa eversiva ossia basata sul “sì, sì ora lo faccio”, “ sì, sì hai ragione” e poi non ascolta e non lo fa, oppure più aggressiva basata sulla volgarità, maleducazione e strafottenza anche nei confronti dei genitori.

5. Può anche mettere in atto altri tipi di comportamenti devianti come per esempio fumare, fare uso di alcolici, prendere tante multe per imprudenza o negligenza.

6. Ha difficoltà a rispettare le regole, gli stanno strette, tende a ribellarsi e a pretendere i suoi spazi e la libertà di movimento.

7. Può avere problemi a scuola, non solo di rendimento, ma anche e soprattutto legati al comportamento, come per esempio possono rispondere agli insegnanti, essere ripresi per il loro atteggiamento o comportamento in classe, prendono spesso note o vengono mandati dal Dirigente Scolastico.

8. Può essere anche manesco quando gioca, anche in casa con i fratelli o le sorelle. Spesso ha un atteggiamento spavaldo e tende a provocare. Si sente legittimato nei suoi comportamenti.

9. Talvolta tende a sottomettere anche i genitori, come per esempio se va in auto con la famiglia vuole stare per forza davanti, non lascia spazio agli altri fratelli, usa il “voglio quello e voglio quell’altro” e si impunta se non ottiene ciò che vuole, “facciamo come dico io altrimenti non vengo”. Ci sono spesso anche i ricatti e le minacce.

10. Non ama i gesti d’amore nei suoi confronti. Non dispensa affetto per gli esseri umani, ma lo può fare con un animale.

È importante sottolineare che non ci si deve allarmare se ci sono 1 o 2 segnali. I figli vanno osservati nel loro insieme, non solo nei singoli comportamenti. Bisogna assolutamente capire se sono comportamenti di reazione a qualcosa di specifico o ad una provocazione o se è la loro modalità di relazionarsi con gli altri. Ci deve essere una sistematicità, non singoli e sporadici episodi.

Anche se è molto difficile, si deve parlare con il ragazzo e cercare di tirare fuori da lui il maggior numero di informazioni possibili, ascoltandolo e cercando di comprendere ciò che dice, prima di intervenire sui suoi comportamenti.

di Maura Manca, Psicoterapeuta
Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza
Direttore AdoleScienza.it

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