bullismo nel pallone - Consigli per allenatori e genitori

Il bullismo nel pallone. Quali sono i segnali? Piccoli consigli per genitori e allenatori


Quando l’attività sportiva si  trasforma da momento di divertimento e di scarico a momento di pesantezza e sofferenza bisogna intervenire, non si può permettere che in giovane età ci sia un abbandono dello sport solo perché qualcuno manca di rispetto all’altro.

Genitori: che fare?

I genitori sono un modello per i figli e, soprattutto nelle situazioni di difficoltà, devono aiutarli e sostenerli, mantenendo la calma e la determinazione a risolvere la situazione. È importante avere un dialogo aperto con i figli, ascoltando sempre quello che hanno da dire e stando attenti anche ai piccoli segnali indiretti, non solo alle parole. Non sottovalutate nessun tipo di comunicazione date peso a tutto quello che vi dicono perché la maggior parte delle volte le cose le dicono tra le righe. Mantenete buoni i rapporti con l’allenatore con cui vi dovrete confrontare ciclicamente e con gli altri genitori perché a volte sono gli altri bambini che denunciano le situazioni ai genitori.

I ragazzi presi di mira dai compagni iniziano a non avere più il piacere di andare agli allenamenti, giustificandosi con tanti compiti e stanchezza. A volte si fanno venire o inventano piccoli dolori tipo mal di pancia o mal di testa per non andare a calcio e non destrare sospetti. Altre volte reclamano di essere eccessivamente stanchi o di dover fare troppi compiti.

Il figlio non parla più con entusiasmo del calcio e vi chiede di cambiare sport, magari sostituendolo con un’attività più solitaria, come per esempio il nuoto.  Spesso tornano con qualche livido o qualche acciacco e vi dicono che si sono fatti male cadendo o non sanno come se lo sono fatto.

Si manifesta la volontà di non cambiarsi o lavarsi più negli spogliatoi, ma di andare direttamente a casa. Non si viene invitati o si evitano incontri extra campo con il gruppo squadra.

Se i genitori si accorgono di qualcosa che non va devono andare immediatamente a parlare con l’allenatore e con la dirigenza per far vedere al figlio che sono pronti a tutelarlo in qualsiasi momento.

Allenatori: che fare?

Spesso i ragazzi presi di mira si inventano dolori vari durante gli allenamenti o durante le partite. Chiedono all’allenatore di andare via prima perché eccessivamente stanchi, ma in realtà vogliono evitare il contatto con i compagni. Attenzione anche alle trasferte sui pullman, quando nessuno li vuole vicino, quando tutti  si riservano il posto e a loro no e spesso rimangono vicino all’allenatore. Spesso sono chiamati dal fondo con una risata generale e presi in giro ad alta voce.

Allenatori intervenite immediatamente se sentite uno o più ragazzi accusarne un altro di essere la causa della sconfitta o di aver giocato male e per colpa sua rischiavano di perdere.

Se l’allenatore si accorge di qualcosa del genere deve cercare di parlare con i ragazzi in questione per prendere lui le redini in mano della situazione. Ricordatevi che per i ragazzi siete un modello, un esempio da seguire e dovete trasmettere valori positivi.

Parlate con gli altri membri della squadra facendogli capire il ruolo importante che rivestono pure loro, perché alle vittime fa male anche vedere gli altri compagni che non intervengono e che non fanno niente per “salvarlo”. È come se fosse un’altra prevaricazione.

Gli allenatori non dovrebbero curare solo le capacità motorie o quelle tecnico-tattiche dei ragazzi,  ma anche gli aspetti delle relazioni tra loro, valorizzando non solo le abilità fisiche e la bravura ma anche la correttezza e il fair play sportivo.

Che fare?

La competitività non è da condannare, ma non va mai portata all’eccesso perché rischia di diventare prevaricazione.

Il primo fattore è di non perdere mai la calma e il controllo davanti a queste situazioni, l’adulto ha un ruolo educativo e i ragazzi non apprendono solo dalle parole, ma anche dall’osservazione comportamento dei più grandi. Parole, atteggiamenti e azioni devono essere sulla stessa linea. Non si può dire di stare tranquilli urlando!!! Non bisogna intervenire con punizioni sulla persona, ma bisogna condannare il comportamento. Bisogna far capire ai bambini o ai ragazzi le conseguenze che quelle azioni hanno sull’altro e che non fanno parte dei valori dello sport. Sicuramente è importate far chiedere scusa al bullo.  I ragazzi presi di mira non parlano perché hanno paura che i prepotenti gli possano fare ancora più male e molte volte perché hanno paura di non essere creduti o di essere presi alla leggera. Molto spesso i ragazzi che vivono queste situazioni non riferiscono quello che accade ai genitori perché questi ultimi investono sulle attività del figlio, vogliono che diventi un campione e quindi non vogliono dare una delusione ai genitori.

Allenatori e genitori,  non sottovalutate  anche i piccoli segnali, perché la maggior parte delle volte il bullismo nello sport avviene di nascosto dai vostri occhi e in maniera molto subdola e sottile.

di Maura Manca

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *