Bullismo nel pallone

Il bullismo nel pallone. Quando i calci non si danno solo al pallone!


Negli anni della crescita lo sport ha un ruolo estremamente importante perché può aiutare a stimolare l’astuzia e l’intelligenza, ma anche a rinforzare alcuni valori fondamentali come l’amicizia e il confronto con gli altri. Il calcio è un’attività sportiva di gruppo molto sana perché, oltre ad essere un allenamento completo a livello fisico, favorisce alcune competenze psicologiche come quella di essere in grado di instaurare rapporti con gli altri e riuscire in un qualcosa con l’aiuto dell’altro. Una sana attività sportiva favorisce anche la capacità del bambino e dell’adolescente di gestire se stesso in autonomia rispetto ai genitori, di comunicare con gli adulti e con i pari, di accettare gli altri anche se non sono come noi, di sperimentare un senso di riuscita e di apprendere il concetto di vittoria e di sconfitta. Bisogna imparare che perdere non è un fallimento ma è uno stimolo per capire dove si sbaglia e quindi fare meglio nelle prestazioni successive.

Nel mondo dello sport la competizione è dura, per raggiungere un buon risultato di squadra ci si deve anche aiutare gli uni con gli altri e quindi credere in un gruppo. Non basta un unico campione per vincere. L’allenamento rappresenta un esercizio continuo che  coinvolge non solo gli aspetti fisici del corpo e psichici, ma anche la puntualità, la costanza, la determinazione e il sacrificio, che portano ad ottenere i risultati sperati.

Purtroppo però, molto spesso, l’attività sportiva si  trasforma da momento di divertimento e di scarico a momento di pesantezza e sofferenza.

Il fenomeno del bullismo, infatti, è estremamente frequente negli sport di squadra.

Quali sono i comportamenti che possono essere etichettati come bullismo?

Il termine bullismo racchiude ogni tipo di comportamento che viene fatto in maniera volontaria, ripetuta, con la consapevolezza di fare del male o arrecare un danno a qualcun altro più debole o incapace di difendersi, anche con l’utilizzo degli smartphone, tablet o pc.

Quando si parla di bullismo nel calcio?

L’aggressività nel calcio si ha quando la competitività diventa prevaricazione cioè quando si ha l’ambizione di vincere a tutti i costi,  senza il rispetto di nessuna regola e neanche dei compagni. I bulli hanno come obiettivo soltanto quello di ottenere risultati migliori rispetto all’avversario, denigrandolo, isolandolo e, in alcuni casi, ricorrendo anche alla forza fisica. Ci si arrabbia con chi è più debole e meno dotato non rispettando i tempi e le qualità dell’altro. I ragazzi presi di mira sono isolati dai compagni che non li coinvolgono nelle attività sportive, ma li prendono in giro perché non sono campioni. Fanno le loro imitazioni durante l’allenamento, gli fanno i versi, gli dicono parole nell’orecchio o sussurrate in modo tale che l’allenatore non se ne accorga.

Il campo da gioco può trasformarsi in una sofferenza anche  all’interno degli spogliatoi, quando si è  presi di mira con ripetuti scherzi, presi in giro sotto la doccia, si è spinti, imitati nelle azioni uscite male o picchiati. Spesso accade anche che venga rovinata, nascosta o rubata l’attrezzatura sportiva.

Questi comportamenti distruggono l’autostima di un ragazzo che spesso soffre in silenzio.

Attenti anche alle trasferte!  Bisogna fare attenzione per esempio sui pullman, se nessuno vuole vicino un determinato compagno; se tutti si riservano il posto e a lui no, tant’è che spesso rimane vicino all’allenatore. Se viene chiamato dal fondo con una risata generale e preso in giro ad alta voce.

Il cyberbullismo nel calcio

Con l’enorme diffusione degli smartphone anche tra i più piccoli, il bullismo si è spostato dal campo da calcio reale al campo digitale. I ragazzi presi di mira sono esclusi dal gruppo calcio nelle chat e quindi non sono considerati per le attività extra-sportive. Diventano scherno di derisioni e insulti visibili ai membri di tutto il gruppo e a volte sono fotografati in momenti imbarazzanti o performance scarse e presi in giro. Altre volte sono creati fotomontaggi e magari spediti anche ai compagni di classe.

E quando gli allenatori e i genitori stanno dalla parte del bullo?

Altre modalità con cui si possono manifestare episodi di violenza in ambito sportivo possono esserci anche da parte di un allenatore nei confronti di uno o più allievi, nel deriderlo o denigrarlo pubblicamente, nell’ometterlo dalla squadra nonostante l’impegno o nell’urlargli continuamente per ogni cosa. Un’altra manifestazione di violenza può essere anche quella da parte di un genitore tifoso che si accanisce contro il figlio, gli avversari o l’arbitro.

Gli adulti devono mantenere sempre un ruolo educativo e di tutela altrimenti i ragazzi perdono fiducia nei compagni, nelle istituzioni, negli adulti e, di conseguenza, in se stessi. Questo può portare con il tempo ad avere problemi nel ragazzo di ansia, anche da prestazione, e vissuti di tristezza, solitudine  e vergogna, che possono portare con gli anni alla depressione.

di Maura Manca

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