CYBERB

La responsabilità di un adulto nei casi di cyberbullismo


Come sottolineo spesso, nelle varie occasioni che si creano a vario titolo, il bullismo è un fenomeno così ampiamente sfaccettato che la sua disamina non può essere definita compiutamente nel giro stretto di qualche battuta. Certo è che, con l’avvento dell’età informatica e tecnologica, lo stesso si è evoluto in una forma pericolosamente nuova e di difficile controllo: il cyberbullismo.

La diffusione della violenza via internet ha consentito però che il fenomeno della stessa tra pari, da sempre esistente, venisse alla ribalta.

L’adulto non può più negare uno stato evidente delle cose. Non può più nascondersi dietro frasi di circostanza volte a giustificare dei veri e propri crimini come innocue ragazzate.

E se la negazione di un’evidenza può essere comunque palesata dinanzi a delle chat (pubbliche e/o private), stante la natura amorfa e inespressiva che va data alla lettura di quanto ne costituisce il contenuto, non così quando l’espressione di quella violenza è ricavata da forme audio/video.

La pubblicazione di un filmato e la sua riproduzione fa cadere la veste dell’indifferenza dell’adulto che viene chiamato, per tal modo, alle sue responsabilità.

L’adulto non può più far finta di non vedere o sentire le urla della sofferenza, l’umiliazione delle angherie subite e la frustrazione consequenziale allo stato di impotenza che accompagna la vittima.

Esiste di fatto uno squilibrio delle forze coinvolte -fosse pure di natura più subdola e psicologica.

E questo stato di squilibrio è VISTO!

E’ lo stato di notorietà, dunque, con la pubblicazione del video, ad inchiodare l’adulto nell’esercizio dei ruoli cui è chiamato, ad un agito tempestivo e responsabile.

Per modo che lo stesso deve non solo attuare risposte di intervento riparativo/punitivo/rieducativo ma anche una strategia di interventi mirata ad una sana e concreta politica preventiva.

Del resto le cose si percepiscono meglio se apprese in maniera diretta. Io, per prima,ho contezza del senso di quanto appena espresso e non soltanto per l’alto tributo versato.

L’esperienza che stiamo maturando come A.I.PRE.B- Associazione Italiana Prevenzione Bullismo ci conferma che i ragazzi, nell’età in cui lo sviluppo cognitivo non è completo, apprendono le cose attraverso quella lettura emozionale che è parlata dalla pancia, senza fiumi di retorica.

Quest’ultima, a dirla tutta, è fra quegli elementi distanziali tra i due mondi: uno vissuto dagli adulti e uno che vuole essere divorato dagli adolescenti.

Prima di pensare però a delle efficaci politiche d’intervento occorre conoscere e parlare uno stesso linguaggio. Per modo quell’istanza che viene presa in carico possa pure avere un seguito concreto ed efficace.

Tutto il resto viene dopo.

 

Teresa Manes

Presidente A.I.PRE.B.- Associazione Italiana Prevenzione Bullismo