mobile bullying

Le nuove forme di cyberbullismo e le gravissime conseguenze di essere una cybervittima


Il cyberbullismo è una piaga sociale che coinvolge non solo bambini e adolescenti ma l’intera istituzione scolastica, le famiglie, i centri sportivi, i luoghi ricreativi, gli oratori e gli spazi di condivisione. E’ un fenomeno sempre più in espansione, tant’è che nell’arco dell’ultimo anno abbiamo assistito ad un incremento dal 6,5% all’8,5% di episodi messi in atto in maniera intenzionale e anche sistematica in tanti casi.

Ormai si parla di cyberbullismo già a partire dalla scuola primaria, a partire dai 7-8 anni di età, in cui troppe volte i bambini sono già in possesso di uno smartphone o hanno facoltà di utilizzo dei cellulari dei loro genitori, che gli permettono di chattare liberamente, fare gruppi classe o i profili sui social network e il libero accesso sui canali YouTube o le piattaforme in streaming senza un minimo di consapevolezza di cosa possano fare, di quali siano i rischi e un’adeguata supervisione.

Attraverso un utilizzo distorto della tecnologia, si può essere presi di mira, schiacciati, denigrati per caratteristiche fisiche o psichiche, per alcuni tratti caratteriali, per i modi di essere e pensare che non sempre corrispondono alla massa.

Inoltre, non dobbiamo dimenticare che le funzioni e le app degli smartphone subiscono continui cambiamenti e modifiche, si reinventano in base alle esigenze sempre più social dei ragazzi e rischiano di alimentare, in un terreno già fertile, nuove manifestazioni di violenze digitali. Ad esempio le novità introdotte negli ultime mesi, come la pubblicazioni di storie a tempo determinato, portano inevitabilmente i ragazzi a nascondersi dietro l’istantaneità e la possibilità che tali contenuti vengano eliminati dopo sole 24 ore, deresponsabilizzandoli completamente e spingendoli ad osare di più e ad andare oltre i limiti. Nello stesso momento, le condivisioni in diretta, le cosiddette live, portano i bambini e gli adolescenti ad essere sempre più social, a non avere una privacy e a favorire un’identità condivisa, rischiando di normalizzare tutta una serie di azioni che riguardano la loro quotidianità, comprese quelle prevaricatorie, che non sono riconosciute come tali da coloro che le mettono in atto, ma che anzi vengono considerate da loro come “condotte normali” e tipiche dinamiche all’interno del gruppo dei coetanei.

Lo schermo disinibisce, non c’è un contatto diretto con la vittima, non si sentono le sue parole, non si guarda negli occhi, ed è più facile spogliarla dei suoi aspetti umani e vivere le azioni che si mettono in atto con estrema superficialità.

Manca totalmente la consapevolezza di ciò che fanno sia verso se stessi che verso gli altri, non riuscendo a fare una distinzione tra gioco, scherzo e prevaricazione e senza minimamente rendersi conto delle conseguenze delle loro azioni e di quanto possa andare a ledere profondamente un’altra persona.

Bisogna stare attenti, però, perché spesso erroneamente si tende a pensare che queste violenze nascano unicamente tra i banchi di scuola, mentre molto spesso si vanno a sommare anche ad altri tipi di prepotenze subite dentro gli spogliatoi dei centri sportivi, negli oratori, o comunque in ambienti extrascolastici dove si è in contatto con altri coetanei, innescando così nuove e diverse forme di cyberbullismo che hanno bisogno di essere individuate e riconosciute.

Cyberbullismo e sport: cosa accade dentro gli spogliatoi?

Nello sport sono estremamente frequenti le prevaricazioni, le prese in giro e i comportamenti aggressivi tramite la tecnologia rivolti verso altri compagni di squadra, durante l’attività sportiva stessa, ma soprattutto dentro gli spogliatoi. Ci sono tantissimi bambini e adolescenti che vivono con estrema paura il momento del confronto con i coetanei in cui vanno tutti a cambiarsi, anche perché in quello spazio sono generalmente soli, non sono tutelati dalla potenziale presenza degli adulti e subiscono in silenzio le angherie dei compagni.

Come si manifesta?

Tante volte capita di venire filmati o fotografati, anche senza vestiti o comunque in condizioni imbarazzanti e poi quelle immagini facciano il giro delle chat e dei social network. Accade spesso che si facciano riprese quando la vittima è sotto la doccia o quando gli vengono rovinate le cose nel suo armadietto o fatte sparire in modo tale da creare un profondo disagio ed imbarazzo. Sono molto frequenti, soprattutto sui gruppi WhatsApp, anche le prese in giro rivolte alle prestazioni sportive, all’aspetto fisico, agli organi sessuali, all’odore o a qualsiasi cosa che possa essere rigirata contro il ragazzo o la ragazza preso di mira. In questi casi, le vittime cominciano a vedere lo sport come un peso insostenibile, non più come un piacere o una valvola di sfogo e lo abbandonano con estrema frequenza o si rifugiano in attività sportive più solitarie.


Secondo l’Osservatorio Nazionale Adolescenza, su un lavoro di ricerca svolto su circa 8.000 adolescenti, il 15% degli adolescenti è stato preso in giro o ha subìto scherzi nello spogliatoio, di cui il 75% sono maschi. Il 35% di loro è anche vittima di bullismo a scuola e il 15% di cyberbullismo. Inoltre, il 14% dichiara di prendere in giro con frequenza o di fare scherzi ai compagni nello spogliatoio, di cui l’80% sono maschi e 2 adolescenti su 10 sono anche cyberbulli.


Cyberbullismo: WhatsApp e filmati sono il vero problema

L’esclusione dai gruppi WhatsApp, soprattutto dal gruppo classe, è la forma più diffusa di cyberbullismo. I dati parlano chiaro: il 30% degli adolescenti viene intenzionalmente escluso da un gruppo, rispetto al 35% dagli 11 ai 13 anni. Ormai sono il 99% di adolescenti che lo utilizzano ogni giorno, che comunicano prettamente attraverso le chat individuali o di gruppo. Si fa un gruppo per tutto, si creano e si disfano, si inseriscono membri e si tolgono.
Spesso si creano gruppi con il nome della povera vittima in cui si condivide tutto il materiale che secondo loro “fa ridere”, divertente ai loro occhi e a quelli dei compagni che ne fanno parte. Foto, video, immagini ritoccate e modificate, frasi, battute, alle sue spalle. Altre volte, la vittima, viene esclusa completamente dai gruppi classe e se invece, viene lasciata al suo interno, ogni volta che parla, commenta e dice qualcosa, viene massacrata, derisa e incitata a fare silenzio e a non intervenire perché non ha nessun diritto di parlare.
La vittima, in genere, si lega a pochissimi elementi della classe più sensibili e fa affidamento su di loro, non capisce la motivazione di ciò che accade, il senso di tutta questa cattiveria gratuita e perché i compagni ridano o stiano a guardare senza intervenire.

IL DATO PIÙ ALLARMANTE, PERÒ, È CHE, OLTRE 4 ADOLESCENTI SU 10, IL 41%, DICHIARANO DI AVER FILMATO O FOTOGRAFATO UN COMPAGNO CON L’INTENTO DI PRENDERLO IN GIRO. Questa modalità è meno diffusa tra i più piccoli che si fermano ancora al 20%. Dai dati però si evince che nell’arco di pochi anni questo comportamento prevaricatorio raddoppia e si aggrava, andando a ledere anche l’intimità di una persona.
Ma il dato ancora più preoccupante è che 4 adolescenti su 100 filmano e riprendono i compagni di scuola nel mentre che vengono picchiati e subiscono violenze fisiche, senza minimamente intervenire, lasciandoli alla mercé di questo tipo di violenze.

Hate Speech: quando la rete veicola solo odio e violenza

Nel web ci si imbatte spessissimo nell’Hate Speech, ovvero un linguaggio provocatorio, falso, violento, fatto di messaggi offensivi, di discriminazione e odio verso un argomento o una categoria di persone, che dà vita spesso ad infiniti flame ossia “risse virtuali”. Si tratta di un cane che si morde la coda, perché leggere in continuazione una grande quantità di insulti e commenti provocatori, può favorire una normalizzazione, una maggiore accettazione di tali comportamenti e una minore sensibilità da parte di coloro che leggono, i quali diventano più propensi poi ad insultare e attaccare a loro volta. Molti si nascondono dietro la ricerca di libertà di espressione per giustificare ciò che scrivono, sminuendo completamente l’uso che viene fatto delle parole, molte volte usate come un’arma per ferire. Si utilizzano i social network per commentare qualsiasi tema della vita quotidiana e il web troppo spesso si trasforma in un terreno fertile in cui si semina odio e prepotenza.

Ne pagano così le conseguenze, i soggetti più vulnerabili, come i bambini e gli adolescenti che fruiscono quotidianamente di tali strumenti: infatti, il 35% degli adolescenti dichiara di rimanerci male o arrabbiarsi se ricevono commenti negativi sotto i post, in particolare le ragazze.

IL 22%, SIA MASCHI CHE FEMMINE, AMMETTE DI AVER FATTO INTENZIONALMENTE COMMENTI NEGATIVI A QUALCUNO O SU QUALCUNO PER OFFENDERLO, di cui il 5% ha anche fatto prepotenze verso un compagno o conoscente usando lo smartphone e la tecnologia, il 14% lo ha filmato o fotografato per prenderlo in giro, il 2% lo ha filmato o fotografato mentre qualcuno gli faceva del male e il 3,6% ha diffuso false informazioni in rete o via chat su qualcuno.

Cyberbullismo, chirurgia estetica e problematiche alimentari: quale relazione?

Quando si vive in uno stato di profonda sofferenza e di conflitti interni, spesso si arriva ad odiarsi, a odiare il proprio corpo e tutto ciò che rappresenta: viene a mancare l’autostima, non c’è amore, ma solo tanta aggressività indirizzata verso se stessi. Per tale ragione in questi casi sono frequenti le problematiche legate alla sfera alimentare: infatti, il 60% delle vittime di cyberbullismo si è abbuffato di cibo, mentre il 50% ha ridotto drasticamente il cibo per dimagrire.

Inoltre, si è potuto constatare che il cyberbullismo, in adolescenza gioca un ruolo importante rispetto al desiderio o alla scelta di ricorrere ad interventi di chirurgia estetica, proprio per l’impatto che tale fenomeno può esercitare sulla psiche dei ragazzi coinvolti, sia dalla parte delle vittime che dei cyberbulli. Infatti, il 34% delle vittime di cyberbullismo ricorrerebbe alla chirurgia sia estetica che plastica per migliorare il suo corpo mentre il 13% ha effettuato trattamenti estetici per sembrare più bello e apprezzarsi di più.

Subire prevaricazioni digitali, offese e minacce sulle varie piattaforme social e sulle chat di messaggistica istantanea da parte di un coetaneo influenza negativamente il benessere fisico e psicologico dei ragazzi, in particolare, ha un impatto negativo sull’autostima e favorisce lo sviluppo di difficoltà emotive, aumentando così il desiderio di ricorrere alla chirurgia estetica, per modificare proprio quelle caratteristiche fisiche per cui le vittime sono oggetto di derisioni o prese in giro.

Per quanto riguarda invece i cyberbulli, il 33% ricorrerebbe alla chirurgia estetica, qualora i genitori approvassero, perché sono fortemente influenzati dal web e dal bisogno di ricevere continue approvazioni social e devono mantenere il loro ruolo sociale e social, la loro popolarità e non dimentichiamoci che sono anche molto insicuri e fragili e si nascondono dietro quel ruolo tante volte molto difficile da mantenere.

Cyberbullismo e autolesionismo: quando tagliarsi sembra l’unica via d’uscita

Il cyberbullismo ha conseguenze psicologiche ed esiti gravissimi sulle vittime sia nel breve che nel lungo periodo che intaccano soprattutto la sicurezza in se stessi, l’umore che spesso si manifesta con dei vissuti depressivi e frequenti crisi di pianto. Quello che le distrugge maggiormente è vedere che nessuno interviene, che in tanti leggono e condividono quello che viene pubblicato, senza nessun accenno di fermare questo calvario. Si viene intaccati nel profondo, la tristezza prende il sopravvento così come il ritiro sociale, la chiusura in se stessi, l’ansia nell’andare a scuola e il doversi confrontare con quei ragazzi che si divertono tanto a prendere in giro, a filmare e ad escludere dai gruppi nelle chat.

Purtroppo la relazione tra autolesionismo e cyberbullismo è veramente alta: infatti, più della metà delle vittime (52%) ha confessato di provocarsi del male fisico intenzionalmente, mentre l’82% riferisce di sentirsi frequentemente triste e depresso e circa il 71% esplode in frequenti crisi di pianto.

Il cyberbullismo devasta da un punto di vista psicologico, distrugge ogni certezza, mina il terreno su cui i ragazzi camminano, irrompe nella psiche delle vittime più forte di un uragano e lascia dei segni indelebili. Questo dolore tante volte è ingestibile e si scarica su se stessi quello che non si riesce a scaricare verso l’esterno.

Troppi suicidi per colpa del cyberbullismo

Queste ripercussioni possono arrivare ad essere anche letali, come dimostrano i tragici fatti di cronaca che continuano a ripetersi negli ultimi anni. Infatti, tra le vittime sistematiche delle prevaricazioni digitali, a volte anche quotidiane, il 59% ha pensato almeno una volta al suicidio nel momento di sofferenza maggiore mentre il 25% è arrivato proprio a tentare il suicidio. Si arriva a pensare al suicidio perché la maggior parte delle volte sono episodi che si vivono da anni, che rendono fragili e provano da un punto di vista emotivo. Altre invece, subiscono degli atti così gravi, che gli invadono nel profondo, che toccano la loro sfera più privata ed intima mostrandola senza pudore a tutti, violando la dignità di una persona agli occhi di conoscenti, amici, parenti e sconosciuti del web, privandola di tutto ciò che era stato costruito fino a quel momento.

Redazione AdoleScienza.it