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Le peggiori forme di bullismo le mettono in atto coloro che guardano e non intervengono


Le peggiori forme di bullismo sono da parte di coloro che guardano e non intervengono. Nel bullismo ci sono dei ruoli ben precisi, c’è un BULLO, una VITTIMA, ci possono essere dei SOSTENITORI o degli AIUTANTI, più raramente c’è un DIFENSORE della vittima e poi ci sono gli ESTERNI.

Questi ultimi sono coloro che fungono da spettatori, che guardano ciò che accade, che commentano, che riprendono e che NON INTERVENGONO. Sono coloro che sanno e che non parlano, che vedono ciò che accade, ma tanto non riguarda loro, non è un problema loro e quindi, non intervengono.

Nel cyberbullismo è uguale, gli esterni sono coloro che leggono i messaggi di insulti nei confronti di una persona presa di mira, che non intervengono nella chat o nel social network, che fanno massacrare o di botte fisiche o di botte psichiche un coetaneo. Sono coloro che aderiscono alle pagine o che non si cancellano dai gruppi in cui viene preso di mira qualcuno.

Si nascondono dietro un banalissimo “non sono stato io a farlo” o “non sono stato io a metterlo”. Come se ci fosse una profonda deresponsabilizzazione. Non avendolo fatto in prima persona, non essendo coinvolti direttamente, è come non essere partecipi. E invece non è così perché anche quello degli esterni è un ruolo, ANZI È IL RUOLO PIÙ IMPORTANTE, sono coloro che se intervenissero, se parlassero, se si togliessero dai gruppi nelle chat, non darebbero più spazio ai bulli, non alimenterebbero il loro ego e non rinforzerebbero il loro ruolo.

Si muovono spinti dalla omertà, si nascondono dietro la paura di parlare, di trovarsi a loro volta nelle condizioni della vittima. Chi guarda e non interviene, chi condivide una immagine o un video e ne alimenta la diffusione è a sua volta bullo, sta facendo altrettanto del male perché alimenta il bullismo e il cyberbullismo.

Se si lavorasse sugli esterni, se si puntasse su di loro nella prevenzione, se si facesse capire che in termini empatici dovrebbero intervenire o non condividere e bloccare la diffusione, si riuscirebbe a dare veramente un bel taglio al fenomeno del bullismo, troppo radicato ormai nelle scuole italiane in cui ci sono troppi adolescenti alla deriva.

di Maura Manca, Psicoterapeuta
Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza
Direttore AdoleScienza.it

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