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La legge contro il cyberbullismo, perché salverà delle vite?


Finalmente dopo un iter lunghissimo e numerose polemiche, la legge sul cyberbullismo contenente le“Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno” è entrata in vigore, denotando il raggiungimento di un obiettivo importante verso la tutela di coloro che subiscono ingiustamente prevaricazioni attraverso gli strumenti tecnologici e la rete internet.

E’ una legge che rappresenta un importantissimo punto di partenza nella lotta e nelle azioni di contrasto contro il cyberbullismo, è l’inizio di una battaglia sistematica contro ogni forma di prevaricazione digitale che crea una forte alleanza e un muro contro i violenti. Prima di parlare di punizione e di sanzioni, si deve parlare di tutela delle vittime e di educazione e rieducazione, se si vuole essere veramente efficaci contro il cyberbullismo. Non è una legge che punta il dito contro i bulli, ma chiama a raccolta tutti gli enti educativi chiedendo alla scuola di svolgere un ruolo educativo primario. Sanzionare senza educare diventa un intervento fino a se stesso.

E’ indubbio che la legge non sia la soluzione e la panacea di tutti i mali, ci sono degli aspetti da migliorare, però rappresenta un impegno da parte delle Istituzioni e di tutti gli enti coinvolti nella dinamica del cyberbullismo, a collaborare per essere efficaci.

Tra gli aspetti più importanti della legge c’è la possibilità per i minori di effettuare le segnalazioni senza dover passare per i genitori e di chiedere direttamente la rimozione dei contenuti, il blocco e l’oscuramento dei profili social. Questo passaggio diretto permetterà all’adolescente maggiore di 14 anni di segnalare autonomamente le prepotenze subite e far sì che si possa intervenire in maniera tempestiva, cercando di fermare la diffusione del materiale online. Data la velocità di diffusione nel web e la viralità dei contenuti pubblicati l’intervento immediato è fondamentale. Il gestore della piattaforma ha massimo 24 ore per prendere in carico la segnalazione e altre 24 per rimuovere i contenuti. Qualora queste azioni non vengano effettuate sarà possibile rivolgersi al Garante per la Privacy che dovrà intervenire entro 48 ore.

Perché è fondamentale far intervenire direttamente i minori?

Perché tante volte il cyberbullismo colpisce nella sfera più intima, più privata, dove ci sono anche riprese o immagini che non si vorrebbero mai e poi mai far vedere ai genitori. Tantissimi adolescenti vittime di cyberbullismo non hanno mai denunciato, portandosi dentro dei pesi emotivi enormi, per vergogna e paura del confronto con i genitori, per timore di deluderli e di farli arrabbiare. Questo aspetto permetterebbe di salvare tante vite, visto che gli adolescenti che hanno tentato il suicidio sono anche coloro che non hanno parlato con i genitori, come del resto la maggior parte delle vittime.

Rimane, invece, sempre aperto un problema molto caldo e che crea tanti conflitti. Sono veramente  tanti i preadolescenti che già dagli 11 anni sono muniti di profili social nonostante non sia consentito. Aggirare l’ostacolo dell’età però oggi è ancora troppo facile e quindi ci troviamo una fascia di età che si trova dove non dovrebbe stare e che quindi non può usufruire della giusta tutela. Questi ragazzi, calcolando che sono anche in età particolarmente a rischio, rischiano di rimanere senza tutela salvo che, non mettendo una data di nascita fasulla come del resto fanno per iscriversi ai social, non riescano ad aggirare il problema dell’età e del non dover essere sui social. Forse bisognerebbe ragionare ed abbassare il limite di età, visto che tanto tutti i ragazzi delle scuole medie hanno più di un profilo social approvato dai genitori stessi?

Un altro aspetto molto importante della legge è l’inserimento della “procedura di ammonimento” per il cyberbullo in un’ottica puramente rieducativa e riparativa: ovvero, una volta compiuti 14 anni, i cyberbulli, accompagnati dai loro genitori, potranno essere convocati e ammoniti dal Questore con l’intento di renderli consapevoli delle loro azioni aggressive e della gravità di certi episodi. Gli effetti di tale ammonimento termineranno solo una volta raggiunta la maggiore età. Questo significa che, quando non si è stati denunciati o non sono stati infranti determinati articoli del codice penale, è possibile dare una sorta di “tirata di orecchie” ai ragazzi che si comportano come non dovrebbero, significa non lasciare “impunite” anche le forme di cyberbullismo quotidiane che subiscono tanti ragazzi, che sono meno evidenti ma non meno gravi soprattutto come esiti psicologici e psicopatologici.

La legge prevede un’educazione continua nelle scuole perché non si può smettere di formarsi e di informarsi anche perché le funzioni e le applicazioni si aggiornano continuamente, come le forme di cyberbullismo e le problematiche legate alla rete. Per questa ragione la scuola deve riprendere quel ruolo educativo a 360°, fondamentale a ricreare quella alleanza anche con le famiglie ormai persa. Ogni istituto scolastico avrà quindi il compito di mettere a punto progetti di educazione alla legalità e all’uso consapevole della rete e di reclutare un professore, il quale sarà il referente responsabile del contrasto e della prevenzione del cyberbullismo e potrà servirsi dell’appoggio e della collaborazione costante con la Polizia Postale. Per una prevenzione efficace, non si può prescindere dalla formazione continua anche degli insegnanti, mantenendo il ruolo attivo degli studenti e il coinvolgimento delle famiglie.


Una legge serviva perché è un segnale importante di unione nella lotta per contrastare il cyberbullismo. Ora si dovranno mettere in pratica i buoni propositi, le piattaforme dei social network si devono adeguare e devono collaborare in via diretta altrimenti diventa una lotta fine a stessa.


 

di Maura Manca, Psicoterapeuta

Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza