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Postare la foto del figlio bullizzato: una scelta coraggiosa con pro e contro


Un padre decide di denunciare pubblicamente su Facebook gli aggressori del figlio 13enne pubblicando l’immagine del volto del ragazzo con i lividi e i bozzi per far capire cosa significhi realmente essere vittima di un branco. Il post è diventato virale in pochissimo tempo e ha spaccato l’opinione pubblica, da un lato, i sostenitori del padre e gli accusatori dei bulli che dovrebbero essere messi alla gogna mediatica ed etichettati come carnefici a vita e dall’altra, coloro che si preoccupavano che il ragazzo potesse essere etichettato nel corso degli anni come vittima di bullismo e quindi subire ancora quella condizione emotiva.

E’ stata una scelta giusta o controproducente?

E’ stata efficace o meno la scelta di mettere online il volto tumefatto del proprio figlio bullizzato? Oppure è stata del tutto controproducente? E che effetto avrà questa improvvisa sovraesposizione dei ragazzi, sul lungo periodo? E’ ovvio che quando si tratta di queste situazioni così al limite sia sempre molto delicato prendere una posizione, ci sono però delle evidenze da cui partire.

  • Innanzitutto, queste forme di violenze rivolte verso i coetanei sono una piaga sociale che non è arginabile se non si fa muro ed è per questo che dilagano a macchia d’olio. Se ne parla e spesso anche straparla, del bullismo e del cyberbullismo, viene definito e catalogato tutto come bullismo, anche quando si tratta di altre forme di reato, solo perché fa notizia. C’è infatti una profonda disinformazione in merito. Ci sono migliaia di bambini e adolescenti che vivono l’età della spensieratezza come un calvario, che sono vittime di una cattiva gestione del problema da parte di insegnanti, Dirigenti Scolastici e genitori. Ci sono minori che non sanno più dove aggrapparsi, che si trovano in balia dell’omertà, dell’ignoranza e dell’aggressività gratuita nascosta sotto un vestito del gioco o dello scherzo.
  • Si passa dalla giustizia fai da te, alle profonde ingiustizie subite ulteriormente e gratuitamente dalle vittime. Ma cosa fare ad un bullo o ad un branco? Non c’è una legge, non sono imputabili sotto i 14 anni, vengono sospesi, sanzionati, messi nei casi più gravi un po’ in prova o ai servizi sociali. Ma pensate che questa sia giustizia per chi è vittima che magari poi subisce anche le ritorsioni per aver denunciato? Siamo in un Paese in cui si ha paura di denunciare per le conseguenze, le vittime non sono realmente tutelate e quotidianamente noi esperti nel settore assistiamo ai tristi silenzi di chi ha paura delle ritorsioni. Questa è l’infelice verità.
  • E’ raro trovare interventi efficaci a lungo termine che abbiamo messo un punto al bullismo perché si deve smuovere una macchina a più livelli che coinvolga tutti gli istituti educativi. 
  • Tante volte questi gesti più evidenti ed eclatanti, come quello del padre che ha deciso di far vedere le foto del figlio a tutti, nascono dalla esasperazione, dalla voglia di reagire, di dire no e mettere un punto a tutto queste ingiustizie. La finalità di lanciare un segnale chiaro ed efficace che dica che non c’è veramente niente di cui vergognarsi, né oggi, né mai, se si è subito una qualsiasi forma di violenza. Si può e si deve camminare a testa alta perché chi deve abbassare lo sguardo sono solo coloro che in maniera così vigliacca approfittano della loro supremazia numerica e fisica.

Perché mettere l’immagine invece che limitarsi a descrivere l’accaduto?

Siamo nell’era delle immagini che ormai hanno sostituito il canale della comunicazione verbale, il racconto non è più efficace e la capacità immaginativa è soppressa dalle video-foto testimonianze……………………………………

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http://www.agi.it/blog-italia/salute/2017/03/22/news/postare_la_foto_del_figlio_bullizzato_una_scelta_coraggiosa_con_pro_e_contro-1611875/