bullismo omofobico

Quando il bullismo diventa cronico


Sebbene si tenda a pensare che il bullismo sia un fenomeno quasi esclusivamente adolescenziale, in realtà nella maggior parte dei casi le forme di prevaricazione iniziano a comparire e sono sempre più frequenti a partire dalle scuole primarie, se non già dalla materna, con effetti davvero devastanti.

Un recentissimo studio (Ladd et al., 2017) ha voluto indagare, nel corso di 10 anni, la presenza, l’andamento del fenomeno del bullismo e le relative conseguenze, dall’asilo alle scuole superiori. I ricercatori hanno seguito quasi 400 bambini, dall’età di 5 anni fino al liceo, ed è emerso che il bullismo più grave e frequente avviene proprio alle scuole elementari.

Non sempre si riesce a porre un freno al fenomeno, anzi, molti si portano dietro queste drammatiche esperienze per anni. Dalla ricerca, infatti, è emerso che il 24% dei bambini, che era stato preso di mira, colpito o attaccato verbalmente in età precoce, continuava a subire prevaricazioni nel corso degli anni scolastici, fino alle scuole superiori, con effetti deleteri sull’andamento scolastico. Oltre al calo del rendimento, le vittime presentano una forte avversione per la scuola, con rischio elevato di abbandono scolastico e perdita di fiducia nelle proprie capacità.


Perché il bullismo diventa cronico?

Subire prevaricazioni in modo “cronico” porta le vittime a sentirsi incomprese, non tutelate a scuola e completamente sole in questa lotta quotidiana: tendono spesso a chiudersi in se stesse, subiscono in silenzio e hanno paura a parlarne, anche a casa, perché non vogliono assolutamente deludere o far preoccupare i genitori.

Inizialmente, possono essere i bambini stessi a sottovalutare la portata di certi episodi, pensano che si tratti di un brutto scherzo e vivono nella speranza che il bullo prima o poi smetterà di agire quelle condotte distruttive. Magari cambiano classe o scuola, passano da un corso di studi all’altro ma, se non c’è un intervento da parte degli adulti e delle istituzioni, difficilmente si riesce a porre fine a tutto questo.

Troppe volte sono anche gli adulti che minimizzano, pensando erroneamente che si tratti di semplici screzi tra bambini, che certe dinamiche aggressive non possano presentarsi già dalla scuola materna, così non si interviene tempestivamente.

I sentimenti di inferiorità, la bassa autostima e la mancanza di fiducia in se stessi e negli altri prendono il sopravvento, rendendo le vittime ancora più vulnerabili agli occhi dei bulli, i quali, se non si interviene in alcun modo, si sentiranno rinforzati nel loro ruolo, continuando a mettere in atto le prevaricazioni in maniera continuativa e costante.


Quali sono le conseguenze?

Più le vessazioni iniziano in tenera età, più vanno a devastare la psiche del bambino, che molto spesso tende ad esprimere il proprio disagio attraverso il corpo. Da una recente ricerca (Ilola et al., 2016), infatti, è emerso che i bambini vittime di bullismo in età prescolare, oltre ai problemi relazionali, sviluppano maggiormente sintomi psicosomatici, come mal di pancia, dolore alla testa, vomito; per questo motivo, non bisogna sottovalutare alcun segnale.

Anche nei casi in cui alcuni problemi non compaiano nell’immediato, gli effetti negativi possono accumularsi e peggiorare la situazione, con conseguenze anche a lungo termine. Le esperienze distruttive, nel corso del tempo, possono favorire numerosi disagi, non solo nel rendimento scolastico, ma anche nello sviluppo di disturbi psichici come ansia, depressione, comportamenti autolesivi, fino ai tentativi di suicidio.

È necessario attuare programmi di formazione e prevenzione fin dalla scuola materna ed elementare, non solo per salvaguardare e tutelare i più piccoli ma soprattutto per far sì che si possa contrastare il fenomeno del bullismo alla radice e ridurre in maniera esponenziale anche tutti gli esiti psicopatologici che possono emergere nelle vittime.

Riferimenti Bibliografici

Ilola A. M., Lempinen L., Huttunen J., Ristkari T., Sourander A. (2016). Bullying and victimization are common in four‐year‐old children and are associated with somatic symptoms and conduct and peer problems. Acta Paediatrica, 105(5), 522-528. DOI: 10.1111/apa.13327.

Ladd G. W., Ettekal I., Kochenderfer-Ladd B. (2017). Peer Victimization Trajectories From Kindergarten Through High School: Differential Pathways for Children’s School Engagement and Achievement?. Journal of Educational Psychology. http://dx.doi.org/10.1037/edu0000177.