Cyberbullismo-legge

Sui social a 16 anni. La legge contro il cyberbullismo è già vecchia


È passato un anno dall’approvazione della legge per il contrasto del cyberbullismo. Una legge molto dibattuta, che ha avuto un percorso lungo e difficile. Ad un anno dalla sua approvazione ci sono delle considerazioni importanti da fare.

È vero che rappresenta un segnale forte, che si sia smosso qualcosa e che si voglia finalmente prendere in mano la situazione dopo essersi resi conto della gravità del cyberbullismo e dei rischi che i ragazzi corrono, anche inconsapevolmente, in rete. Hanno bisogno di aiuto e hanno bisogno di essere tutelati.

La legge è nata, infatti, con l’intento di tutelare i minori in rete e contrasta esclusivamente il cyberbullismo, perdendo i comportamenti che rientrano nel bullismo tradizionale, ben più diffusi. É vero che rientrano in numerosi articoli del codice penale, ma è anche vero che spesso e volentieri bullismo e cyberbullismo vanno di pari passo. È indubbio che ci siano ancora delle enormi criticità e che la legge non sia la panacea di tutti i mali, anche perché come abbiamo potuto vedere in questo anno, e in questi ultimi anni, c’è un incremento del cyberbullismo e di tutti fenomeni collegati alla rete, soprattutto tra i più piccoli.


Ci sono opere di contrasto e di formazione, interventi a tutti i livelli eppure il cyberbullismo è, e sarà, ancora una piaga sociale di cui le vittime sono bambini, ragazzi e famiglie. Io credo che si parli troppo e tante volte male, perché è vero che la legge punta sulla prevenzione, ma nello stesso momento mi domando sempre chi valuta i formatori, chi è che verifica la qualità degli interventi fatti, visto che quelle parole possono andare a influenzare le menti dei ragazzi, possono fargli capire ciò che da soli non sono in grado di capire.


Oltretutto continuiamo a parlare di prevenzione quando sono adolescenti di 16, 17 e 18 anni, ma di quale prevenzione parliamo a quell’età? Stiamo parlando di ragazzi già strutturati, per cui è assurdo pensare che si tratti di prevenzione. Prevenire significa arrivare prima. Dobbiamo entrare nelle scuole dell’infanzia, informare i genitori, lavorare con loro, entrare nelle scuole primarie perché oggi i bambini sono già bombardati dalla tecnologia fin dalla prima infanzia e utilizzano chat e social precocemente, già a partire dalle scuole primarie. Tantissimi sono i casi di cyberbullismo a partire dalla terza o quarta elementare; vediamo chat in cui bambini si insultano, si prendono in giro, si offendono, giochi online in cui il cyberbullismo è estremamente presente e di cui genitori e insegnanti sono completamente ignari.

Se vogliamo fare veramente prevenzione efficace dobbiamo stare al passo con i tempi e dobbiamo schierare una squadra di persone competenti e formate. Oggi di bullismo e cyberbullismo parlano davvero tutti, anche senza aver mai avuto un minimo di esperienza diretta e pratica con i bambini e gli adolescenti.

L’aspetto che, invece, condivido pienamente della legge è il fatto di permettere ai ragazzi, già a partire dai 14 anni, di poter segnalare in autonomia episodi di cui sono vittima, perché tante volte capita che abbiano paura di confrontarsi con il mondo degli adulti e che tengano dentro ciò che subiscono ingiustamente per paura di affrontare padri madri e insegnanti. Questo è un aspetto importante soprattutto per le forme di cyberbullismo di tipo sessuale perché sono legate ad un sentimento di profonda vergogna che porta le vittime a chiudersi in un doloroso silenzio.

Oggi, però, a neanche un anno dalla sua approvazione, la legge contro il cyberbullismo deve affrontare un primo scoglio. Nata per tutelare i ragazzi a partire dai 14 anni su chat, social e web in generale, deve confrontarsi con l’adeguamento alla normativa europea in merito alla privacy e all’età del consenso. Nel nostro Paese, è stata innalzata dai 14 a 16 anni l’età in cui ragazzi possono usufruire dei servizi in rete. È stata innalzata ai 16 anni l’età in cui possono dare da soli il consenso, mentre dai 13 ai 15 anni hanno bisogno dell’approvazione dei genitori e del loro consenso. Qual è il problema? Per chi lavora a diretto contatto quotidiano con tantissimi ragazzi è chiaro che stanno dichiarando in autonomia di avere 16 anni, cioè il falso, per non passare dai genitori. Ovviamente non tutti, ma tanti, anche sotto i 13 anni.

Non c’è un controllo sufficiente, per cui avremo in rete orde di ragazzi che non sono autorizzati dai genitori e che navigheranno sotto falsi nomi e sotto una falsa identità o comunque sotto una falsa età dichiarata. Chi li tutela questi ragazzi che non ci dovrebbero stare? Loro non potrebbero stare in rete senza l’autorizzazione, quindi chi li tutela visto che stanno facendo qualcosa che non potrebbero fare?

Nessuno! La legge non prende in considerazione questo aspetto non da poco. Io non credo che alzare l’età a 16 anni sia una cosa inutile, non è la soluzione, un’assurdità in un mondo sempre più tecnologico e sempre più legato a smartphone e app. Fin da bambini utilizzano WhatsApp dato direttamente dai genitori, utilizzano i social network da soli ed oggi rischiano anche di non essere tutelati da noi adulti.

Un altro aspetto della legge contro il cyberbullismo che mi ha fatto un po’ riflettere è legato all’ammonimento. Un istituto molto importante se fosse applicato, visto che in un anno i casi si contano neanche sulla punta delle dita di due mani. Mi domando come mai, visto che le denunce sono in aumento, come i casi di cyberbullismo. Gli ammonimenti sono troppo pochi, allora dove si inceppa la macchina? Chi è che non si assume le sue responsabilità, chi è che non denuncia, chi è che non fa quello che dovrebbe fare?

Tante volte non si riconosce il bullismo o non si vuole riconoscere, oppure si vuole mantenere e tutelare il buon nome della scuola, altre volte diventa un problema attivare la macchina di contrasto al cyberbullismo, troppa fatica, si cerca di risolvere in altri modi. Io credo che sia ancora troppo rilevante il gap che c’è tra la teoria e la pratica, che ci si prenda ancora troppo carico dei problemi da un punto di vista teorico e troppo poco da quello pratico. Pecchiamo di efficacia e ci rimettono solo i ragazzi.

È indubbio che la legge serva a definire il problema, e in questo ci ha aiutato. É vero anche che ha fornito degli strumenti importanti, ma é altrettanto certo che tutto quello che stiamo facendo non è ancora abbastanza se non cambiamo elementi, se non cambiamo un sistema, se non lavoriamo sull’omertà, se non la smettiamo di concentrarci solo su bulli e vittime, senza capire che il vero problema del bullismo sono tutti coloro che guardano e non intervengono e alimentano il problema, insieme alle famiglie che dovrebbero prendersi più carico dei figli sotto tutti punti di vista, soprattutto da quello dell’educazione. C’è anche una scuola che dovrebbe imparare a intervenire di più, con costanza e ripetitività durante l’anno.

Per contrastare il cyberbullismo non serve sanzionare, punire, bocciare, mettere le note e sospendere, serve rieducare, serve un sistema, serve una rete sociale in grado di dire basta in modo univoco.

di Maura Manca