bullismo omofobico

Vittime di bullismo già a 6 anni: quali sono i segnali da non sottovalutare?


Il fenomeno del bullismo è sempre più diffuso e coinvolge una fascia d’età sempre più ampia e precoce: le prime manifestazioni di violenze, prevaricazioni, prese in giro e minacce si verificano anche nella scuola primaria, con bambini presi di mira già a partire dai 6 anni. Si tratta di un fenomeno ancora in parte sommerso, difficile da quantificare e spesso sottovalutato anche da genitori e insegnanti.

Pensiamo spesso al bullismo come ad un fenomeno tipicamente adolescenziale e facciamo fatica a credere che anche i più piccoli possano mettere in atto comportamenti che mirano, in modo intenzionale, a far soffrire o ferire coetanei più deboli e fragili. Sebbene le richieste d’aiuto arrivino soprattutto da preadolescenti e adolescenti, gli episodi di bullismo iniziano spesso già alle elementari. L’età di esordio delle prepotenze si sta abbassando: i primi episodi si segnalano addirittura intorno ai 5-6 anni (22%) e in più di 1 caso su 4 (25,6%) le vittime hanno meno di 10 anni (http://www.azzurro.it/it/content/bullismo-e-cyberbullismo-il-report-di-telefono-azzurro). Non sempre si riesce a porre un freno al fenomeno o ad intervenire tempestivamente e, troppe volte, molti bambini vengono presi di mira, derisi, colpiti o attaccati verbalmente anche nel corso dei successivi anni scolastici e fino alle scuole superiori. 

Vittime di bullismo già a 6 anni: quali conseguenze per i bambini?

Quando il bullismo si manifesta così precocemente, rischia di avere conseguenze ed effetti ancora più pervasivi perché i bambini hanno a disposizione meno strumenti per affrontarlo e per elaborare quanto sta accadendo. Le prese in giro, l’isolamento, le spinte, il rubare le proprie cose o romperle, il creare gruppi da cui escludere il bambino preso di mira, il non invitarlo alle feste, sono tutti comportamenti che attaccano e distruggono l’autostima dei bambini.

Sono tantissimi i bambini che soffrono in silenzio, stanno male, vivono delusioni o violenze e si tengono tutto dentro, esprimendo talvolta attraverso il corpo il loro malessere e sviluppando sintomi psicosomatici come mal di pancia, mal di testa o vomito (Ilola et al., 2016). Paura, depressione, ansia, malessere fisico, disturbi del sonno, scarsa autostima e calo del rendimento scolastico sono alcuni degli effetti devastanti cui può andare incontro, nel breve e nel lungo periodo, un bambino che subisce bullismo.

Quanto più l’esperienza traumatica dell’essere vittima di bullismo è precoce e cronica, tanto più forte sarà l’impatto negativo sulla salute. I bambini hanno maggiori probabilità di sviluppare sintomi fisici ricorrenti, apparentemente inspiegabili, che possono invece rappresentare un campanello d’allarme e segnalare la possibile presenza di fenomeni di bullismo. Sembra anche possibile che lo stress cronico influenzi negativamente lo sviluppo di abilità legate alla resilienza e dunque alla capacità di far fronte a situazioni stressanti, andando a ridurre la futura capacità dei bambini di gestire e affrontare lo stress in modo adattivo e costruttivo (Zarate-Garza et al., 2017).


Anche i bambini non direttamente coinvolti nelle violenze, ma che si trovano ad essere “spettatori” di tali episodi, possono inoltre sviluppare conseguenze importanti, tra cui sentimenti di colpa o di impotenza per non essere intervenuti, scarsa empatia, incapacità o difficoltà a fidarsi degli altri.

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Bambini e bullismo: i segnali da non sottovalutare

Spesso i bambini non parlano di ciò che accade, per paura, per vergogna o perché tendono a minimizzare l’accaduto, arrivando anche a credere di meritare le accuse o i comportamenti aggressivi e di prevaricazione messi in atto dai compagni. Quali sono, allora, i segnali cui prestare attenzione?

Comportamento e rendimento scolastico. I bambini iniziano a manifestare disturbi psicosomatici (ad esempio frequenti mal di testa o mal di pancia) oppure depressione, fatica nello studio, difficoltà di attenzione e concentrazione, calo nel rendimento scolastico;

Segni fisici. Vi accorgete della presenza di graffi, lividi o strappi nei vestiti, che cercano di nascondere o di giustificare con cadute o gesti goffi e sbadati, negando il coinvolgimento di altri coetanei;

Dimenticanze e piccoli furti. Saltano la merenda o perdono ripetutamente alcuni oggetti (ad esempio materiale scolastico, braccialetti, oggetti personali che avevano portato a scuola) dicendo di non trovarli più, di averli persi o dimenticati. Talvolta, potrebbero chiedere con frequenza o prendere di nascosto dal vostro portafogli delle somme di denaro, anche piccole, che però non utilizzano per la merenda o per acquistare qualcosa per sé e, se scoperti, dicono di aver perso i soldi chiesti;

Chiusura. Diventano più introversi e isolati, si allontanano dai loro amichetti, non hanno voglia di andare a scuola o di fare sport, non vogliono uscire per andare ad esempio al parco o in altri luoghi dove ci sono anche i compagni, fanno di tutto per restare a casa, non vogliono essere accompagnati.

È fondamentale prestare attenzione ad ogni segnale che si può cogliere nel loro comportamento e nei loro atteggiamenti, non sottovalutarne l’importanza, incoraggiarli a parlare di ciò che sta accadendo e di ciò che stanno vivendo, rassicurarli sul fatto che non hanno colpa e non devono vergognarsene. È fondamentale farli sentire compresi, non sotto pressione, ma trasmettere loro la sicurezza del poterne sempre parlare con genitori e insegnanti.

Riferimenti Bibliografici

Ilola A. M., Lempinen L., Huttunen J., Ristkari T., Sourander A. (2016). Bullying and victimization are common in four‐year‐old children and are associated with somatic symptoms and conduct and peer problems. Acta Paediatrica, 105(5): 522-528.

Saint-Pierre F. (2015). Bambini e bullismo. Tutto ciò che bisogna sapere per poter agire. Red Edizioni.

Zarate-Garza P. P., Biggs B. K., Croarkin P., Morath B., Leffler J., Cuellar-Barboza A., Tye, S. J. (2017). How Well Do We Understand the Long-Term Health Implications of Childhood Bullying?. Harvard Review of Psychiatry, 25(2): 89-95.