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I giochi in cui gli adolescenti rischiano la vita sono sempre esistiti: perché ne sono attratti?


Nell’ultimo mese è esploso il fenomeno del Blue Whale Game, il quale ha avuto un impatto devastante sulla psiche dei giovanissimi, una tendenza che sta ancora attirando l’attenzione e la curiosità anche in Italia.

Questa macabra sfida autolesionistica, però, non è il solo caso di gioco dell’orrore che è riuscito ad attirare e incastrare nelle sue dinamiche bambine e ragazzi. Fenomeni simili, sfide cruente che possono condurre anche al suicidio, sono stati registrati più volte e non si diffondono esclusivamente online.

Infatti, sono numerosi i ragazzi che accettano le sfide o challenge assassine e si espongono a prove molto pericolose, giocando con la vita e la morte, eppure se ne parla solo ora, come se prima questo fenomeno non ci fosse mai stato.

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Horror-game come il “gioco del soffocamento indotto”

I giochi della morte sono sempre esistiti ed erano diffusi tra gli adolescenti ancora prima dell’avvento della rete, anche se ora con i social, che danno visibilità e popolarità, si rischia di più e ci si espone per i like e l’approvazione.

Uno di questi, ad esempio, riguarda un fenomeno che si è evoluto e modificato nel tempo nelle sue diverse forme e manifestazioni: “Chooking game”, “Blackout game”, “Scarf game”, “Flash indiano”, “Pass out game” sono alcuni dei nomi con cui il “gioco del soffocamento indotto” è stato identificato. L’attività di questi “giochi” però è sempre la stessa e comporta dei rischi molto alti: soffocarsi, da soli o in compagnia di altri, con le braccia o con l’utilizzo di corde, sciarpe, catene. Lo scopo è quello di indursi un senso di vertigine, attraverso l’iperventilazione, fino a provocarsi lo svenimento e la perdita dei sensi.


Perché i ragazzi lo fanno?

Il tratto comune a questi fenomeni, trasmessi online o vissuti come sfide di gruppo anche nella vita reale, sembra essere legato a un mix di euforia ed eccitazione ricercato e sperimentato dalle giovani vittime. Queste attività, in genere, vengono messe in atto in gruppo perché c’è bisogno di rinforzare il proprio ruolo sociale, di dimostrare a se stessi e agli altri il proprio valore, ma possono anche essere praticati in solitudine, aumentando le possibilità di morire.

È anche capitato che i ragazzi abbiano fatto ricorso a queste pratiche estreme, come fuga dalla realtà come evitare di andare a scuola, sfuggire ai litigi con i propri compagni e alle incomprensioni con i docenti, tutte situazioni che possono suscitare in loro ansia, paura e angoscia, senza rendersi conto dei drammatici esiti di queste attività.

Gli adolescenti sono spesso e volentieri attratti dal macabro, dalla morte, dall’occulto, da quel qualcosa che non comprendono, che è più grande di loro. Non si deve mai sottovalutare l’importanza e la pericolosità di questi fenomeni, soprattutto tra gli adolescenti che già attraversano una fase delicata dello sviluppo e sono molto più suscettibili alle sollecitazioni esterne, attratti dal rischio e dal pericolo.

Redazione AdoleScienza.it