drelfie

Intossicazioni alcoliche estive e social network


Siamo in piena estate, ora iniziano le giornate più calde dell’anno e i ragazzi scalpitano per andare nelle località turistiche più ambite e più gettonate dal punto di vista turistico: discoteche, movida e vita notturna, rappresentano il cocktail del divertimento perfetto da bere tutte le sere. Molti genitori mi fanno sorridere perché chiedono ai figli se, di fare tardi tutte le sere, glielo ha prescritto il medico. Loro scappano nei posti più silenziosi e rilassanti e i figli, invece, in quelli chiassosi. Differenze generazionali sempre esistite che è giusto che ci siano per la crescita e per l’autonomia dei ragazzi.

Molti adolescenti o giovani adulti hanno bisogno di scaricarsi dalle fatiche dell’anno scolastico o lavorativo, altri ragionano un po’ in funzione della massa perché, se non si fa una vacanza, si rischia di essere considerato uno “sfigato”, altri vanno per rimorchiare o per qualsiasi altra ragione. Molti di loro hanno appena conseguito la maturità e devono festeggiare la fine del ciclo scolastico e quindi sono senza freni. Tutto questo, sommato alla portesi identitaria dello smartphone e all’uso massiccio dei social come mezzo di comunicazione per tutto quello che si pensa e che si fa, favorisce la creazione di social mode. Una persona decide di postare una determinata azione, lancia la sfida nel web e un numero impressionante di persone risponde. Veramente il feedback si avrà anche senza lanciare una sfida diretta perché, se i ragazzi si divertono a vedere determinate foto o video che hanno anche successo nella rete, saranno i primi a rifarle autonomamente. Questo è il senso dell’effetto contagio caratteristico della rete e di questa fascia evolutiva.

Durante il periodo estivo nelle bacheche dei ragazzi si osservano numerosissime foto che testimoniano tutte le località visitate e tutto quello che si è fatto, ma sbucano anche tantissimi profili con migliaia di “mi piace” messi a foto o a video di chi si ritrae con un bel selfie nel bere birra o cocktail, oppure a chi si fa fotografare totalmente ubriaco nel mentre che abbraccia la tazza del bagno, magari dopo una bella vomitata con l’amico che gli tiene dritta la testa. Foto ricordo nelle posizioni e nelle condizioni più imbarazzanti, messe a disposizione del web, pronte a essere viste e copiate sotto gli occhi degli ignari genitori che non sanno che, molti di loro, hanno un profilo nascosto sotto falso nome. Questa social moda si chiama DRELFIE da DRUNK + SELFIE e fa parte delle mode legate al mondo dei social e dei Selfie.

L’aspetto preoccupante di questa tendenza giovanile è che molti ragazzi non sono in grado di mettersi dei limiti. Sul web si possono osservare anche foto di ragazzi in pseudo coma etilico coricati per terra o nei posti e nelle posizioni più improbabili, insieme a gare basate sul chi beve di più e nei modi più strani, tutto per ricordare ciò che si è fatto da ubriachi e le condizioni in cui si era. Gli attori di questo teatro digitale sono i nativi digitali, coloro che sono poco educati dalla scuola e dalla famiglia circa gli effetti dell’alcol soprattutto durante le fasi della crescita. Non è importante il tipo di bevanda alcolica ingerita perché l’unico scopo è l’ubriacatura, quindi la perdita di controllo dovuta all’assunzione di quantità superiori rispetto alle proprie capacità fisiologiche deleterio ancor più in questa fascia di età, che può portare anche nei casi più gravi alla morte.

 

di Maura Manca, Psicoterapeuta