eraser

Sfida autolesionistica, la moda adolescenziale del farsi male da soli: l’eraser challenge


Si chiamano challenge e sono delle vere e proprie sfide che si diffondono in rete. Sono attività definibili culture bound, ossia caratterizzate o determinate dalla cultura tecnologica di questi ultimi anni. La cosa sconcertante è che il popolo dei social sembra che stia sempre lì, pronto ad aspettare la nuova moda per partecipare, a volte anche farsi del male e condividere, con l’unica finalità di averne fatto parte, di essere uno dei vari pezzi del puzzle e per ottenere like e popolarità.

Un ragazzo si sveglia una mattina e si inventa una nuova sfida social, nata dal vuoto giovanile, dal disagio interiore, dal dipendere dall’approvazione social, facendo da “incipit” per un successivo e spaventoso effetto contagio.

Nell’arco di poche ore le mode impazzano nel web e i giovani di tutto il mondo rispondono alle nomination per non pagare pegno e nel tentativo di inventare la risposta più originale. La frequente ricerca di modelli di riferimento con i quali identificarsi può portare all’elevato rischio di attivare condotte di pura imitazione degli altri.

Quello che eccita e che porta all’enorme e repentina diffusione è la novità, quindi anche la moda che può sembrare più trasgressiva rischia ben presto di annoiare e di passare in secondo piano.

Le social mode più preoccupanti sono quelle legate ai disturbi alimentari e all’intossicazione alcolica. Il 18% dei ragazzi, infatti, ha preso parte ad una social moda a catena e il 50% è stato nominato, ossia chiamato a partecipare, in una di queste catene social (Dati Osservatorio Nazionale Adolescenza).

Sfida della cancellazione o eraser challenge

Purtroppo al fianco di queste challenge spesso capita che prendano piede alcune mode in cui si rischia di farsi seriamente del male o ci si deve creare ustioni e contusioni sul corpo.
In America sta prendendo piede già da diversi tempo una moda preoccupante che si chiama eraser challenge ed è la sfida della cancellazione perché consiste nel prendere una gomma e sfregarla sul braccio fino a crearsi delle vere e proprie abrasioni. In Italia non ha ancora preso piede, ma l’effetto più preoccupante di queste catene, è la rapidità con cui dilagano nel Web per effetto contagio. Il rischio è che in poco tempo, adolescenti e giovani di tutto il mondo, possano emulare queste modalità di attacco al proprio corpo.
Il secondo fattore da sottolineare di queste mode è che nel rimbalzare da un social all’altro o nel finire in apposite pagine create per mostrare i vari “trofei”, i ragazzi rischiano di esagerare e di andare oltre quello che è l’input iniziale. Tanti giovani pur di apparire cercano la soluzione più originale o in questo caso per dimostrare il proprio coraggio, per essere riconosciuti dal popolo del web, per ottenere una maggiore approvazione social e viralità del video o post.
È una sfida a chi resiste di più, a chi è forte, a chi ha o fa qualcosa in più rispetto agli altri, rischiando di farsi anche tanto male pur di arrivare ad ottenere il risultato sperato e cercato.
In quel momento è più importante l’apparire piuttosto che la propria salute fisica, vince l’omologazione e l’essere un anello di una catena.

di Maura Manca, Psicoterapeuta
Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza