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Smartphone lanciati in aria o cervelli caduti a terra?


Smartphone lanciati in aria, selfie in movimento, è l’ennesima nuova social moda che dilaga nel web. Risponde all’hashtag #NoHandSelfie, ovviamente a cui ha aderito la sempre connessa generazione hashtag, ossia adolescenti e giovani adulti che parlano a suon di cancelletti, che si sfidano nascondendosi dietro un #.

Basta uno studente qualsiasi che nella noia della sua stanza decide di diventare social popolare, che lancia l’amo sui social network ed ecco che migliaia e migliaia di utenti abboccano alla provocazione. Non importa cosa andrò a fare, non importa se mi farò male, non me ne frega niente se distruggerò il mio smartphone, l’importante è che anche io sia lì, che anche io faccia parte della social famiglia, che mi faccia contaminare dall’effetto contagio delle social mode del web.

E’ fondamentalmente un’autocelebrazione di se stessi e delle proprie gesta o doti, quali? Quelle artistiche, intellettuali, emotive? No, niente di tutto questo, quelle di omologazione alla massa, quelle che celebrano un narcisismo malsano dettato dall’apparire e dal bisogno di approvazione. Quest’ultima social moda, lanciare un telefonino in aria che scatta la foto mentre si batte il 5 con se stessi è un impresa talmente ardua in grado di generare adrenalina nelle vite di tanti ragazzi che forse hanno un vissuto emotivo di base più spento di un elettroencefalogramma piatto. E’ forse la rappresentazione di una realtà completamente alla deriva.

di Maura Manca, Psicoterapeuta
Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza
Direttore AdoleScienza.it

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