assegno mantenimento

Assegnazione al coniuge o al convivente affidatario dei figli dell’immobile concesso in comodato e destinato a casa familiare


Spesso i genitori per aiutare le giovani coppie che contraggono matrimonio, danno in comodato gratuito ai propri figli, per viverci con la famiglia, una casa di loro proprietà. Non tutti sanno che in seguito alla crisi coniugale e al conseguente giudizio di separazione, il giudice, in presenza di figli minori, può emettere un provvedimento di assegnazione della casa in favore del coniuge al quale siano stati affidati i figli minori, e questo anche se persona diversa dal proprio figlio. Il provvedimento di fatto estromette dalla disponibilità del bene, sia i nonni, che pur continuano ad esserne proprietari, che il loro figlio, se non affidatario. Questo porta alla conseguenza di una sorta di espropriazione del bene dato in comodato, a favore del genero o della nuora affidatari, che può protrarsi fino alla maggiore età e comunque all’indipendenza economica dei nipoti. L’unica possibilità che rimane al comodante per riavere l’immobile è di addurre la sopravvenienza di un bisogno urgente e imprevisto (ex art. 1809 c.c.) che, secondo quanto stabilito dalla giurisprudenza costante, deve anche presentare i caratteri della serietà, della concretezza e dell’imminenza. Ragioni spesso difficili da dimostrare se i nonni sono proprietari di più immobili. Tale orientamento, già affermato con una sentenza del 2004, aveva subito un’inversione di tendenza nel 2010, quando la Corte aveva stabilito tale comodato come “precario”, per cui la determinazione del termine di efficacia del vinculum iuris costituito tra le parti era rimessa alla sola volontà del comodante, che aveva la facoltà di manifestarla ad nutum con la semplice richiesta di restituzione del bene, senza che assumesse rilievo la circostanza che l’immobile, adibito ad uso familiare, in sede di separazione tra coniugi fosse stato assegnato all’affidatario dei figli (Cass. Civ., sez. I, 11 agosto 2010, n. 18619, conforme Cass. Civ., sez. II, 7 luglio 2010, n. 15986). Sul punto è intervenuta recentemente una sentenza a Sezioni Unite la quale ha stabilito che il comodato di un immobile, pattuito per la sua destinazione a soddisfare le esigenze abitative della famiglia del comodatario, deve essere configurato come comodato “a termine”, che cessa solo con il venire meno della destinazione dell’immobile a casa familiare, che si ha appunto o con il trasferimento altrove del coniuge affidatario o con l’indipendenza economica dei figli minori (Cassazione Civile, SS.UU., sentenza 29/09/2014 n° 20448). Il tema è molto delicato e si presta a diverse critiche: se da un lato infatti tale decisione è fondata sulla necessità di tutelare la prole, che in tal modo vedrà garantita la conservazione dell’ambiente domestico, dall’altra non può non considerarsi che quella stessa decisione comporterà, per altro verso, che le prerogative del proprietario-comodante vengono inevitabilmente frustrate.

 Avvocato Fabio Massimo Ventura e Avvocato Aurora Sera