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Congedi parentali


Il Decreto legislativo 148/2015 ha reso definitive tutte le novità contenute nel precedente Decreto 80/2015 in tema di congedi parentali, ovvero la possibilità per i genitori – dopo aver usufruito della maternità obbligatoria – di astenersi dal lavoro per potere stare accanto al proprio figlio nei primi anni di età.

Con l’entrata in vigore del Jobs Act, il congedo parentale potrà essere richiesto da ciascun genitore nei primi 12 anni di vita del bambino (in luogo del limite degli otto anni del previgente regime) per un periodo massimo di 6 mesi, continuativi o frazionati.

Per le lavoratrici autonome il congedo parentale spetta per un massimo di 3 mesi entro il primo anno di vita del bambino.

Nel caso in cui sia la madre che il padre – anche contemporaneamente – intendano usufruire dei congedi parentali, il periodo complessivo a disposizione dei due genitori non potrà eccedere comunque i 10 mesi (elevabili ad 11 mesi qualora il padre fruisca di congedo parentale per un periodo non inferiore a 3 mesi).

Qualora sia presente un solo genitore, a questo compete un periodo continuativo o frazionato non superiore a dieci mesi.

In ipotesi di minori con gravi disabilità, la legge prevede in favore della madre o del padre un prolungamento del congedo parentale fino al compimento del dodicesimo anno di vita del bambino, per un periodo massimo di tre anni, a patto che lo stesso non sia ricoverato a tempo pieno in una struttura sanitaria (a meno che sia stata, comunque, richiesta dai sanitari la presenza del genitore). Per tutto il periodo dei tre anni, i genitori avranno diritto ad un trattamento economico pari al 30% della retribuzione.

Al fine di evitare disparità e favorire l’inserimento del minore nelle famiglie, è prevista l’estensione delle tutele predisposte per i genitori naturali anche ai genitori adottivi.

In caso di adozioni internazionali, è prevista la possibilità per il padre di richiedere un congedo non retribuito (anche qualora la madre non sia lavoratrice), così da consentire ad entrambi i genitori di poter partecipare pienamente a tutte le fasi della procedura di adozione, anche quelle che si svolgono all’estero.

Il congedo parentale spetta al genitore richiedente anche nel caso che l’altro genitore non ne abbia diritto, in quanto disoccupato o perché appartenente ad una categoria diversa da quella dei lavoratori subordinati.

La riforma ha introdotto, inoltre, un’importante novità relativa alla possibilità per i genitori di optare per la fruizione di tale congedo su base oraria, anche in mancanza di una specifica disciplina dettata dalla contrattazione collettiva di qualsiasi livello. In tale ultima ipotesi l’assenza dal lavoro è consentita in misura pari alla metà dell’orario medio giornaliero.

Entro i primi 6 anni di vita del bambino (limite elevato rispetto ai precedenti tre anni) il congedo parentale dà diritto ad una indennità pari al 30% della retribuzione.

Dal compimento dei 6 anni e fino ai 12 anni del bambino, il congedo non è retribuito, ad eccezione dei lavoratori con redditi particolarmente bassi (pari a 2,5 volte l’importo del trattamento minimo di pensione – per l’anno 2015 Euro 16.327,68), per i quali l’indennità del 30% è prevista fino all’ottavo anno del bambino.

Il termine di preavviso per la comunicazione al datore di lavoro della modalità di fruizione del congedo parentale è stato ridotto a cinque giorni (non più quindici), che diventano due nel caso si opti per il congedo parentale ad ore.

La richiesta di accesso al congedo parentale deve essere presentata in via telematica presso il sito INPS.

Avv. Marco Meliti

Presidente dell’Associazione Italiana di Diritto e Psicologia della Famiglia