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Prostituzione minorile e aspetti processuali


La prostituzione minorile in Italia è un fenomeno in costante aumento e i recenti fatti di cronaca, di rilevante impatto mediatico, vedono coinvolti soggetti sempre più giovani di età e mostrano un quadro di degrado sociale e morale nel quale spesso maturano e si sviluppano queste forme di sfruttamento dei minori.

L’articolo 600 bis del codice penale delinea due fattispecie di prostituzione minorile: la prostituzione minorile vera e propria, che si ha quando un soggetto induce, favorisce o sfrutta la prostituzione di una persona con meno di 18 anni; e il compimento di atti sessuali con un minore di età compresa tra i 14 e i 18 anni in cambio di un corrispettivo in denaro o di altre utilità, che vede punito il cliente, la cui condotta contribuisce a violare il diritto del minore alla dignità e a uno sviluppo pisco-fisico libero da condizionamenti o esperienze di sfruttamento del suo corpo.

Al di sotto dei 14 anni, che per l’ordinamento italiano rappresenta l’età del consenso sessuale, si prefigura sempre la fattispecie di reato di violenza sessuale.

I nuovi social network hanno un ruolo assolutamente determinante nel favorire l’aumento di casi di prostituzione minorile in quanto hanno creato un nuovo cosmo di comunicazione e di rapporti nei quali i giovani sono pienamente coinvolti e l’adescamento via internet è diventato un fenomeno estremamente pericoloso. L’art. 609-undecies, conosciuto anche come «grooming», ossia tecnica usata dai pedofili per entrare in contatto con i propri interlocutori attraverso dialoghi in chat, forum, SMS o social network, al fine di compiere atti sessuali in presenza di un minore o indurlo a compiere o subire atti sessuali, punisce l’adescatore.

Un aspetto di particolare importanza nei processi aventi ad oggetto i reati di prostituzione minorile concerne la formazione della prova in quanto la narrazione del minore, oggetto di un sospetto abuso, viene ad assumere una valenza esclusiva e imprescindibile, che rappresenta il fulcro essenziale di tutta la materia probatoria.

Al fine di tutelare la personalità del minore, il legislatore ha introdotto l’audizione protetta dello stesso, che consiste nell’effettuare l’esame del minore utilizzando modalità particolari: l’audizione viene svolta in uno spazio estraneo al tribunale senza tutte quelle formalità che caratterizzano obbligatoriamente lo svolgimento di un atto processuale. Quindi il cancelliere che verbalizza, le parti, gli avvocati, gli eventuali periti e consulenti dovrebbero assistere all’esame al di là di un vetro a specchio, ascoltando senza essere visti dagli interlocutori. Può talvolta essere raccomandabile che il giudice chiamato ad effettuare l’audizione non si qualifichi come tale al minore. Particolare attenzione, ovviamente, bisognerebbe prestare affinché il minore non si trovi mai, nemmeno accidentalmente, faccia a faccia con il presunto abusante. Durante l’esame del minore in sede di incidente probatorio o nella fase dibattimentale il giudice può avvalersi di un esperto in psicologia infantile.

Il problema dell’audizione del minore è estremamente significativo in quanto il processo penale prevede la formazione della prova nella fase dibattimentale, cosicché le indagini precedentemente esperite e le testimonianze ottenute dagli organi di Polizia Giudiziaria o dal Pubblico Ministero devono essere necessariamente riproposte nel corso del dibattimento. Questo sistema, se da un lato consente una duplice verifica delle dichiarazioni testimoniali, dall’altro, nei processi in cui vittima sia un minore, comporta che quest’ultimo venga sottoposto a più esperienze traumatiche in quanto è chiamato ad esporre e a rivivere più volte la propria dolorosa esperienza.

In linea generale sarebbe quindi auspicabile sentire il minore durante la fase delle indagini preliminari utilizzando lo strumento dell’incidente probatorio che, da un lato, non rende necessario un nuovo esame del minore durante il processo e, dall’altro, prevede l’applicabilità delle forme dell’audizione protetta.

Il legislatore non ha, infatti, esteso tali tutele anche alla fase delle indagini preliminari condotte dal Pubblico Ministero e dalla Polizia Giudiziaria, nel corso delle quali gli inquirenti sono liberi di procedere in qualsiasi momento all’interrogatorio di minori vittime di abusi, senza che la legge imponga le forme dell’audizione protetta.

Pertanto, quando specifiche esigenze processuali impediscono di utilizzare l’incidente probatorio e durante le indagini preliminari il minore viene ascoltato dalla Polizia Giudiziaria o dal Pubblico Ministero, essendo un contesto caratterizzato dall’assenza di garanzie difensive è estremamente opportuno che gli operatori del processo siano assistiti da un esperto di psicologia infantile. La raccolta delle prime rivelazioni è infatti fondamentale e, se non eseguita in modo appropriato, se compiuta con domande suggestive, che presuppongono o contengono la risposta, ovvero con domande aggressive o colpevolizzanti, essa può cagionare danni irreparabili e compromettere l’accertamento dei fatti e l’esito dell’intero processo, nonché determinare un’intrusione invasiva nella personalità minorile con potenzialità traumatizzanti e deleterie per lo sviluppo psicofisico del minore.

 di Sara Damiani, Avvocato