anoressia nello sport

Anche lo sport ha i suoi disturbi: l’anoressia atletica


Il mondo dello sport, da molti seguito e da tantissimi praticato, ha una macchia nera della quale poco si parla: i Disturbi del Comportamento Alimentare. Tali disturbi comprendono una serie di quadri clinici che si esprimono genericamente attraverso un’alterazione del comportamento alimentare tra cui troviamo l’Anoressia Nervosa, caratterizzata da una rigidità e restrizione dell’assunzione di cibo e la Bulimia Nervosa che consiste in smodate assunzioni di cibo con successive condotte eliminatorie. L’Anoressia è in crescente espansione nella società contemporanea del benessere e si inserisce nel filone di malattie legate al generale miglioramento delle condizioni di vita.

Numerosi studi effettuati con la finalità di individuare la diffusione di queste problematiche nell’ambito dello sport agonistico, sono pochi, ma evidenziano la presenza di una percentuale quasi doppia di tali disturbi, rispetto alla popolazione non sportiva (Sundgot-Borgen, pubblicato nel 1994 sulla rivista Medicine and Science in Sports and Exercise, 26, 414-419, dal titolo Risk and trigger factors for the development of eating disorders in female elite athletes).

Nello specifico, gli atleti adolescenti evidenziano una vulnerabilità molto più elevata rispetto ai ragazzi più grandi di sviluppare disordini della condotta alimentare. Patel e colleghi, in un articolo del 2005 dal titolo Slim Bodies, Eating Disorders and the Coach-Athlete Relationship: A Tale of Identity Creation and Disruptionincorrere nello sviluppo di questo tipo di problematiche: la partecipazione a determinati tipi di sport dove il peso e magrezza sono importanti; l’effettuare allenamenti ad elevata intensità; la pressione da allenatori, la dieta e la partenza in età precoce. Questo stress eccessivo può essere favorito anche dal fatto che, per raggiungere performance migliori, si arriva a dedicarsi alle attività sportive in maniera compulsiva che può portare ad avere sempre meno energie a diposizione perché si mangia in maniera non appropriata per le ore di allenamento, ad avere problemi alle ossa, tra cui osteoporosi precoce e, nelle donne, amenorrea (ossia mancanza del ciclo mestruale).

Alcuni autori, suggeriscono, per indicare gli atleti e tale patologia, utilizzo di un’ulteriore categoria diagnostica: l’Anoressia Atletica. Questa problematica presenta alcune caratteristiche comportamentali tipiche dell’Anoressia con la differenza che l’obiettivo è quello di raggiungere, nella maggior parte dei casi, una maggiore prestazione sportiva e non quindi la perdita di peso per un fine unicamente estetico.

Questo ideale di magrezza può rappresentare un fattore di rischio maggiore per lo sviluppo di un disturbo della condotta alimentare. A volte, risulta essere davvero difficile distinguere le atlete che soffrono di questo disturbo, da coloro che invece hanno semplicemente una corporatura esile di natura, ed è per questo che servirebbe maggiore attenzione in questo ambiente da parte di personale esperto, in modo da prevenire qualsiasi eventuale danno non preso in tempo.

I fattori di rischio dell’Anoressia Atletica sono vari e tra questi rientrano: la componente familiare (come del resto in tutti i disturbi del comportamento alimentare), la componente sociale con i suoi stereotipi sempre più rigidi, una componente personale legata alla propria storia di vita e alla propria personalità, l’avere come punto di riferimento un atleta ad alto livello con un fisico esile, l’aver ottenuto prestazioni migliori quando si è calati di peso e soprattutto le parole dell’allenatore. Quest’ultimo infatti, è un anello della catena molto importante. Spesso è egli stesso a stimolare l’atleta a raggiungere un peso basso sia modificando l’alimentazione che sottoponendolo ad allenamenti sempre più duri e faticosi: l’obiettivo è raggiungere i risultati migliori.

Le ricerche a riguardo sono ancora poche, servirebbe quindi incrementarle. Le strategie di prevenzione dovrebbero basarsi sul minimizzare l’importanza del peso, favorire una maggiore formazione circa le problematiche psicologiche e una maggiore sensibilità da parte di coloro che lavorano con gli atleti, soprattutto per tutto quello che riguarda il peso corporeo e la dieta o l’alimentazione più in generale.

La famiglia, riveste un ruolo importante e i genitori o i fratelli, dovrebbero osservare i comportamenti dei figli, rinforzando l’autostima e, nel caso insorgano dei dubbi, rivolgersi subito alle figure professionali competenti, come lo psicologo sportivo e il nutrizionista, che seguono e sostengono il ragazzo nel percorso sportivo, e in ultimo, ma forse il fattore più determinante, l’allenatore che deve fare molta attenzione alle parole che utilizza e agli obiettivi che si pone.

 

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