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Bambini schizzinosi a tavola: quando mangiare diventa un incubo. Come gestire i bambini difficili?


Sono molti i bambini che hanno difficoltà a tavola: serrano la bocca davanti alle verdure, non vogliono saperne di assaggiare alcuni cibi, sono selettivi con gli alimenti, non amano sperimentare sapori nuovi. Spesso fanno i capricci e il momento del pasto si trasforma in una lotta che mette a dura prova anche la pazienza dei genitori.


Come mai i bambini sono “schizzinosi” a tavola?

Un progetto di ricerca inglese e gallese sulle abitudini alimentari dei bambini (Smith et al., 2016), condotto su circa 2.400 famiglie con figli gemelli, ha cercato di indagare quali motivazioni spingano i bambini ad adottare comportamenti di selezione o rifiuto verso il cibo. I risultati hanno evidenziato come l’atteggiamento nei confronti dell’alimentazione dipenda in parte dai geni, e in parte dall’ambiente in cui i bambini crescono. Ciò significa che un bambino, anche se avesse in qualche modo ereditato dei geni che incidono sul rifiuto del cibo, non è necessariamente schizzinoso, ma può comportarsi in modo diverso a seconda dell’ambiente e del contesto sociale e relazionale.

Quando i genitori tentano di ampliare la gamma di cibi il bambino può reagire con ansia e disgusto e tali comportamenti possono arrivare a impedire o limitare la sua partecipazione a feste, gite scolastiche e/o cene di classe. Questi bambini presentano generalmente un peso e un’altezza adeguati all’età, non mostrano preoccupazioni per il peso o la forma del corpo e, nella maggior parte dei casi, le difficoltà si risolvono in modo spontaneo.


I disturbi dell’alimentazione nell’infanzia inducono spesso sentimenti di frustrazione e impotenza nei genitori e, sebbene alcune difficoltà siano temporanee e legate a fasi specifiche dello sviluppo, possono rappresentare anche un segnale di disagio a cui prestare attenzione. Se i bambini iniziano ad avere problemi con il corpo e l’alimentazione fin da piccoli, aumenta il rischio di incorrere, durante l’adolescenza, in problematiche alimentari, di farsi condizionare dall’aspetto estetico e dal peso e di non vivere sereni e sicuri di se stessi.


E’ importante ricordare che i geni, da soli, non predeterminano il nostro destino. L’ambiente in cui si cresce e soprattutto i  genitori, possono influenzare in modo positivo o negativo a seconda degli esempi e dell’educazione che viene impartita, le abitudini alimentari dei figli, soprattutto quando sono piccoli e in piena fase si apprendimento.

Il rifiuto di cibi e sapori sconosciuti: la neofobia alimentare

I bambini che rifiutano di mangiare possono mettere in atto due tipi di comportamento: alcuni sono selettivi, cioè accettano solo alcuni tipi di cibi, mentre altri bambini rifiutano qualsiasi nuovo alimento, adottando un comportamento che viene definito “neofobia alimentare”.

Il comportamento che porta i bambini a rifiutare alimenti nuovi sembra iniziare a manifestarsi verso la fine del primo anno di vita, per toccare l’apice tra i 2 e i 5 anni e poi risolversi, generalmente, in modo spontaneo nel corso dell’infanzia. Nonostante i nuovi cibi vengano solitamente selezionati e proposti dai genitori, l’acquisizione di autonomia e motricità fa sì che i bambini siano sempre più in grado di esplorare l’ambiente e scegliere il cibo da soli (in cucina, dagli amichetti, nei contenitori lasciati su tavolini e ripiani), e ciò sembrerebbe poter favorire la scelta dei cibi già conosciuti, evitando gli altri.

dca bambini

Come gestire i “capricci” dei bambini a tavola?

– EVITATE IL BRACCIO DI FERRO CON I BAMBINI.

Se non vogliono mangiare o assaggiare nuovi cibi, esortali in maniera tranquilla a provare i nuovi sapori gradualmente. È importante evitare di arrabbiarsi, nonostante la fatica e la frustrazione, di rincorrere il bambino per casa o scontrarsi con lui sul cibo, in fin dei conti non lo devono mangiare per forza. Se si evitano le lotte dirette, probabilmente volta dopo volta si sensibilizzerà e, capendo che non lo devono fare per forza, smetterà di essere oppositivo e voi riuscirete a godervi anche qualche pasto senza farvi andare sempre tutto per traverso. 

– NON CEDETE SEMPRE AI PASTI ALTERNATIVI.

Non possono essere i bambini, soprattutto se piccoli, a decidere cosa mangiare e scegliere per la loro salute. E’ na casa, non si tratta di un ristorante in cui possono scegliere tutto ciò che vogliono e vi costringono a fare e rifare anche due o tre pasti diversi ogni volta che mangiano. In questo modo si alza solo il livello di stress e tensione, fa male a voi e a loro e non porta ad una soluzione. È un compito che spetta agli adulti, per cui bisogna preparare i pasti tenendo certamente conto dei loro gusti, ma senza assecondare ogni pretesa o farsi tiranneggiare. E’ importante non servire sempre le stesse cose, sempre gli stessi “colori”, sempre le stesse forme, anche l’occhio vuole la sua parte e magari ogni tanto fare anche il loro cibo preferito ma sempre capendo che è lo chef che decide!

– NO A PUNIZIONI, PROMESSE O PREMI.

Anche se nei momenti di maggiore frustrazione è difficile riuscire a vedere una soluzione, evitate di utilizzare frasi come “Se mangi tutto, ti compro…”, “Se non finisci, non vai a giocare”, “Se mi vuoi bene, devi mangiare”. Trasformare il cibo in una richiesta d’affetto o in un ricatto può rivelarsi dannoso, poiché confonde sensazioni fisiologiche di fame e sazietà con aspetti emotivi o psicologici, con il rischio di favorire in futuro l’insorgere di un disordine alimentare.

– A TAVOLA TUTTI INSIEME.

I genitori devono dare il buon esempio. Prima di tutto non si mangia anestetizzati davanti ai tablet. I bambini devono imparare a mangiare a prescindere dallo schermo di un dispositivo elettronico. I pasti sono momenti importanti che dovrebbero svolgersi in un clima sereno, soprattutto perché è un momento di condivisione e poi perché imparano anche dai genitori come si magia e cosa. Si deve far arrivare il concetto che magiare non è solo un dovere ma anche un piacere. Spegnete quindi tv e dispositivi elettronici; la tecnica di distrarre i bambini per farli mangiare è deleteria, poiché non permette di raggiungere consapevolezza rispetto a ciò che stanno mangiando e al senso di fame o pienezza che sperimentano.

Cercate di comprendere se il comportamento dei bambini nasconda un disagio e quale tipo di richiesta si nasconda dietro di esso. Rifiutare il cibo, non assaggiare sapori nuovi, selezionare solo alcuni alimenti potrebbero anche rappresentare un sintomo di stress o difficoltà. Osservate se ci sono altri segnali, giocate e trascorrete del tempo con loro, senza mettere sempre al centro il cibo e l’alimentazione.

Redazione AdoleScienza.it

Riferimenti Bibliografici

Smith A. D., Herle M., Fildes A., Cooke L., Steinsbekk S., Llewellyn C. H. (2016). Food fussiness and food neophobia share a common etiology in early childhood. The Journal of Child Psychology and Psychiatry, 58 (2): 189-196.