cibo e disablità

Cibo e disabilità


La frase “mangiare per sopravvivere”, inconsapevolmente negli ultimi anni si è trasformata in “mangiare per gratificazione”. Il cibo, infatti, è diventato ad ogni età uno degli strumenti più “facili” da utilizzare per contrastare malesseri o problematiche. Per tale motivo è fondamentale, insegnare fin da piccoli ai propri figli l’importanza di un’alimentazione corretta e l’utilizzo del cibo non come compensazione.

Tra le conseguenze primarie di tale comportamento errato c’è l’obesità. Secondo una ricerca condotta dall’Università di Chicago, la percentuale di soggetti obesi, già in crescita nell’ultimo periodo, tenderebbe ad aumentare nei casi di bambini e adolescenti con disabilità (Yamaki et al., 2010). La ricerca consisteva nel reclutare le famiglie con figli disabili tramite pubblicità, internet, volantini, invitando chi pensava di rientrare nel campione a collegarsi ad un sito internet e rispondere ad un questionario. Le condizioni base erano:

1. colui che rispondeva al questionario doveva essere il genitore o il tutore di un ragazzo di età compresa tra i 12 e i 18 anni.

2. esso doveva essere responsabile di fornire cure e assistenza al proprio figlio.

3. il ragazzo doveva presentare una disabilità fisica o cognitiva tale da dover ricevere un’educazione speciale sia a scuola che fuori oltre ad un’assistenza di base.

Gli aspetti che venivano trattati erano: il tipo di disabilità, la famiglia, lo stile di vita, l’alimentazione, l’attività fisica e ricreativa, le possibilità offerte dal posto in cui si vive. Il numero totale delle famiglie era di 643. I risultati mostrano come il gruppo di adolescenti con disabilità presenta una percentuale maggiore di soggetti obesi a differenza del gruppo di adolescenti sani, dato che si riflette poi nella maggiore predisposizione a sviluppare malattie croniche correlate al peso in eccesso, in particolare l’asma e malattie cardiovascolari in età adulta. Inoltre gli adolescenti con disabilità risultavano essere maggiormente predisposti alla depressione oltre ad avere una più bassa autostima.

Questo ci da conferma ancora una volta come spesso il cibo viene utilizzato in maniera errata per compensare mancanze affettive piuttosto che per risolvere malesseri interiori o fisici. Nel caso della disabilità tale possibilità deve essere tenuta ancora di più sotto controllo. Spesso quella che può essere una presa in giro per la disabilità da parte di un coetaneo, piuttosto che una consapevolezza dei propri limiti in una fase di esplosione e voglia di essere, possono solo essere il punto di partenza per delle malattie croniche più gravi.

È importante quindi, imparare fin da piccoli a non usare mai il cibo come sostituto dei rapporti umani.

 

Riferimenti Bibliografici

Yamaki K., Rimmer J.H., Lowry B.D., Vogel L.C. (2010). Prevalence of obesity-related chronic health conditions in overweight adolescents with disability. Research in Developmental Disabilities, 32 (2011), 280-288.