obesità infantile

Il bambino mangia tanto e ha sempre fame. Per quale motivo? Come bisogna comportarsi?


Solitamente i genitori si lamentano che i figli mangiano poco, tuttavia può accadere anche il contrario, bambini che mangiano eccessivamente e che dicono sempre di avere fame.

Hanno appena finito di mangiare un intero pasto, ma ecco che iniziano a dire la fatidica frase “Ho fame!”. Ci sono bambini che hanno un rapporto quasi morboso con il cibo, mangerebbero in continuazione e la loro fame sembra non placarsi mai.

I genitori in questi casi non sanno come comportarsi e tendono spesso a cedere alla richiesta poiché non se la sentono di dire di no al bambino, pensando che non sia il caso metterlo già a regime alimentare. Sicuramente non è il caso di parlare di “dieta” quando si parla di bambini, ma è importante abituarli ad una corretta e sana alimentazione.

Negli ultimi anni, l’incidenza di obesità è aumentata in maniera considerevole coinvolgendo non solo gli adulti, ma anche bambini e ragazzi, un aspetto che non va sottovalutato se si pensa alle conseguenze gravi sulla salute fisica, oltre alle frequenti ricadute psicologiche, come bassa autostima e senso di inadeguatezza.


Per quale motivo il bambino chiede sempre di mangiare?

Il cibo solitamente assume valenze che vanno al di là del semplice nutrimento, per questo motivo il sovrappeso e l’obesità spesso non dipendono da fattori organici ma sono spesso collegati ad aspetti emotivi e psicologici che influiscono sul comportamento alimentare.

Quando il bambino mangia in maniera eccessiva e ripete di “avere fame” spesso confonde lo stimolo della fame con la risposta ad alcuni vissuti emotivi e psicologici che non trovano altra via d’espressione. Non sta mentendo, sente davvero una sensazione di vuoto, di bisogno di mangiare, che lui definisce “fame” ma che in realtà si riferisce ad “altro”.

È come se, in una situazione di vulnerabilità, il bambino andasse alla ricerca di quelle sensazioni che si provano, nei primi momenti di vita, nella relazione di accudimento in cui il cibo, non svolge solo una funzione di nutrimento, ma dona anche un senso di appagamento, conforto e sicurezza. Il cibo può così diventare una sostanza che va a riempire un vuoto o che è utilizzata come valvola di sfogo, rassicurazione e rifugio contro situazioni di conflitto e malessere.

È importante quindi comprendere se dietro alle continue richieste del bambino non si possa nascondere invece un bisogno di conferme, di attenzioni, di riconoscimento, soprattutto se ci sono difficoltà a scuola, con i compagni o tensioni in famiglia.

Nella stessa relazione genitore-figlio, il cibo può assumere, anche inconsapevolmente, tutta una serie di significati, a cui bisogna fare attenzione perché possono andare a rinforzare le condotte alimentari disfunzionali del bambino e andare a compromettere il suo benessere emotivo.


Come bisogna quindi comportarsi?

Insegnate le sane abitudini, dando voi per primi il buon esempio. Bisogna riuscire a trasmettere al bambino l’importanza di un corpo sano, di dare anche voi prova di una corretta ed equilibrata alimentazione.

Chiedetevi quale bisogno si nasconde dietro la richiesta di cibo del bambino. Valutare se ci sono altri segnali: il bambino può vivere momenti di vuoto, di noia, di rabbia e di tensione che tende a sfogare nel cibo. Bisogna entrare in empatia con le sue emozioni, aiutandolo a riconoscerle, a gestirle e ad elaborarle attraverso altri canali.

Non cedete ad ogni sua richiesta. È importante che il bambino capisca il senso del limite, che una volta fatto un pasto bisogna aspettare altrimenti poi si sta male, e che impari ciò che non è adeguato per la sua salute.

Accompagnate il bambino verso altre fonti di appagamento. Una volta che il bambino ha mangiato tutto il pasto e, dopo poco, continua a chiedere cibo, bisogna cercare di spostare la sua attenzione verso altre attività in cui può trovare gratificazione, giocare insieme a lui o fargli fare qualcosa in cui sente di essere bravo.

 – Non utilizzate il cibo come “sostituto affettivo”. Abitudini come dare un cibo che fa da ciucciotto o da cibo-calmante disorienta e distorce la percezione del bambino verso gli alimenti, confondendo le sensazioni fisiologiche di fame e sazietà con aspetti emotivo-psicologici.

Mettete sin dall’inizio delle regole e dei paletti. È importante abituare il bambino, sin da quando è piccolo, ad abitudini in cui si mangia tutti insieme in famiglia, ad orari precisi, che ci sono dei pasti e delle merende cadenzate e che tutto il resto del tempo va dedicato ad altre attività ricreative e di sfogo, come il gioco, lo studio, lo sport. A tavola, si racconta della giornata, si condividono emozioni e si spengono i dispositivi elettronici, che distraggono il bambino e non lo rendono consapevole di ciò che sta mangiando e del senso di sazietà.

Non fatene un’ossessione. I genitori devono stare attenti a non cadere nel versante opposto, di diventare troppo rigidi e di porre divieti su tutto. Il bambino deve essere accompagnato verso una corretta alimentazione, senza colpevolizzazioni o ricatti che rischiano di attivare un braccio di ferro tra genitore e figlio e favorire conflitti basati esclusivamente sul cibo.

No a commenti sul cibo e sul peso. Commenti, derisioni, prese in giro sul corpo, mascherate da battutine, vanno assolutamente bandite, non fanno altro che umiliare il bambino, intaccare la sua autostima e incentrare la sua attenzione sull’aspetto fisico, aumentando il rischio di sviluppare un disturbo alimentare.

Alimentate l’autostima del bambino. Cercate di dare il giusto peso a regole, attenzioni e riconoscimenti, rinforzando le risorse del bambino, la sua autonomia e sicurezza, sottolineando i suoi punti di forza, nutrendo, più che la sua pancia, la sua autostima e il suo valore personale.


Sono tante le dinamiche che entrano in gioco ma è importante non banalizzare certi comportamenti, che se non vanno colti e modificati, possono col tempo stabilizzarsi e dar vita a problematiche alimentari più conclamate.

Redazione AdoleScienza.it

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