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“Il bambino non mangia e a tavola è una sfida continua!” Attenzione a non cadere nei soliti errori


Il momento del pasto con tuo figlio si trasforma spesso in un incontro di boxe? Il bambino fa problemi per mangiare, piange, rifiuta il cibo, dice che non gli piace il piatto che hai cucinato?

Disagi, paure e ricatti passano spesso attraverso il cibo e l’alimentazione. Ma se il bambino capisce che il suo atteggiamento attiva ansia e apprensione nel genitore, continuerà ad utilizzare il momento del pasto come strumento di richiesta e ricatto. Una volta stabilizzata tale dinamica, il cibo può caricarsi di significati affettivi e relazionali e il bambino imparerà a gestire ogni stato emotivo o frustrazione attraverso la privazione o l’assunzione di alimenti.


Come comportarsi a tavola ed evitare il braccio di ferro col proprio figlio?

• SE NON VUOLE MANGIARE, esortalo in maniera tranquilla a terminare il pasto. Non sfociare nella rabbia nei suoi confronti, si attiverà facilmente un braccio di ferro che non porterà a nulla. Evitate di rincorrere il bambino per tutta casa e scontrarvi con lui sempre sul cibo. Più si mantengono certe dinamiche, più il bambino si rifiuterà di mangiare cercando di assumere un potere su di voi.

• NON CEDETE OGNI VOLTA ALLA PREPARAZIONE DI PASTI ALTERNATIVI. Non può essere il bambino, soprattutto se piccolo, a decidere cosa mangiare e a fare la scelta migliore per la sua salute. È un compito che spetta agli adulti per cui bisogna preparare i pasti, tenendo conto dei suoi gusti, ma senza assecondare le sue pretese o farsi tiranneggiare.

• CERCATE DI COMPRENDERE SE IL COMPORTAMENTO DEL BAMBINO NASCONDA UN DISAGIO. Rifiutare il cibo, entrare in sfida a tavola può essere spesso sintomo di stress e difficoltà che il bambino sta vivendo: riflettete sulla presenza di cambiamenti improvvisi, tensioni familiari, nascita del fratellino, traslochi o difficoltà a scuola.

• CHE TIPO DI RICHIESTA C’Ѐ DIETRO IL RIFIUTO DEL CIBO? Spostate l’attenzione su altro e non sul discorso-cibo. Osservate se ci sono altri segnali, giocate insieme al bambino e trascorrete del tempo con lui, per conoscere e comprendere meglio i suoi vissuti, senza far diventare il problema alimentare, il centro del vostro rapporto.

• EVITATE PUNIZIONI, PROMESSE DI PREMI O RICHIESTE AFFETTIVE, con frasi del tipo “Se mangi tutto, ti compro…”, “Se non finisci il piatto, non vai a giocare”, “Se mi vuoi bene, devi mangiare tutto”. Trasformare il cibo in una prova d’affetto o in un ricatto è estremamente dannoso poiché distorce la percezione del bambino verso gli alimenti e confonde sensazioni fisiologiche di fame e sazietà con aspetti emotivo-psicologici, con il rischio di favorire lo sviluppo di un disordine alimentare.

• SI STA A TAVOLA TUTTI INSIEME. I genitori per primi devono dare il buon esempio: i pasti sono momenti importanti che dovrebbero svolgersi in un clima sereno, in cui si mangia, si racconta della giornata e si condividono emozioni. Spegnete quindi tv e dispositivi elettronici; la tecnica di distrarre il bambino per fargli aprire la bocca è deleteria poiché non permette la consapevolezza in lui di cosa sta mangiando e del senso di pienezza.

Una volta escluso il problema organico ed essersi assicurati che il bambino ha una buona crescita ponderale, è importante che il genitore eviti di cedere all’innesco di dinamiche conflittuali sul cibo che possono favorire nel tempo lo sviluppo di condotte alimentari disfunzionali.

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Redazione AdoleScienza.it

 

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