mangiare poco

Mangiare poco non fa dimagrire


Mangiare poco non fa dimagrire perché molto spesso il peso torna ai livelli di prima della dieta e qualche volta anche con gli interessi. Che sia un fatto reale è noto ai tanti che si sono rivolti a un nutrizionista dopo una dieta self-made o che lo hanno cambiato cercando altrove un metodo più “duraturo”.

Ma come è possibile un simile paradosso? La risposta sta nel fatto che noi siamo sistemi viventi. Questo significa che il concetto “ridotto rifornimento a parità di consumo = utilizzo delle riserve perciò dimagrimento” non funziona, o meglio va bene lì per lì ma non dura. La regola in Natura è sopravvivere e per farlo gli organismi devono adattarsi. Il funzionamento di tutti i sistemi viventi è basato su questi due fondamentali principi perciò se introduciamo meno “carburante” il metabolismo in breve tempo rallenterà per adattarsi al nuovo regime e conservare il più a lungo possibile le preziose riserve (il grasso) che sono per lui un’ assicurazione sulla vita. In pratica gli stiamo chiedendo di andare contro i suoi stessi interessi, fosse per lui non lo farebbe mai.

Se obbligato a farlo adotterà una doppia strategia.

Il primo accorgimento sarà, come già detto, ridurre i consumi al minimo possibile che è poi il meccanismo, molto sviluppato in alcuni animali, del letargo. Loro non si muovono, abbassano la temperatura corporea e il consumo di ossigeno riducendo di 6-8 volte e più il dispendio energetico. Di questo passo però in 7-10 giorni si ha un arresto della discesa del peso che ci obbliga a ridurre ancor più l’alimentazione. Così facendo si innesca un meccanismo perverso che somiglia molto a comportamenti anoressici.

Il secondo accorgimento sarà di prendere energia dove costa meno e cioè dalle riserve epatiche e muscolari di zucchero e glicogeno perché i grassi (chimicamente molto più complessi) richiedono molta più energia per essere utilizzati. Perciò una dieta privativa porta a un consumo principalmente di massa magra e meno di massa grassa che determina una perdita di peso piuttosto rapida ma altrettanto precaria.

Infatti, appena si ricomincia ad alimentarsi con meno restrizioni i muscoli riprendono il loro originale volume. Il problema è che siccome queste perdite di peso sono solitamente piuttosto rapide, non è stato possibile per l’organismo rimuovere il grasso in quantità adeguate perché è un lavoro che, per struttura chimica delle molecole, richiede tempi molto più lunghi rispetto alla perdita di massa magra, cioè muscolo. Ecco perché il peso perso viene recuperato con facilità e naturalmente anche con grande delusione.

Se una dieta dimagrante è ben progettata non può essere troppo veloce perché allora c’è qualcosa che non va nella dieta o nello stato di salute del paziente. Per indirizzare il dimagrimento nella giusta direzione si deve accelerare la velocità del metabolismo, cioè il motore deve consumare di più. Questo si può fare con l’attività sportiva e con l’utilizzo appropriato degli alimenti e con la loro corretta associazione. E’ difficile piegare i millenari meccanismi della Natura ai nostri desideri estetici, avendo anche fretta di farlo, senza rischiare di pagare un conto che a volte può arrivare a interessare lo stesso stato di salute.

Forse, è un prezzo eccessivo da pagare.

di Antonio Sbardella (Bioterapia Nutrizionale)