per comprendere bulimia

Per capire la bulimia…..


La parola bulimia deriva dal greco, boulimía, che è un composto di (bôus) “bue” e (limós) “fame” e significa “fame da bue”. Insieme all’anoressia nervosa, rappresenta una dei più diffusi Disturbi Alimentari che riguardano sia la popolazione infantile che adulta, maschile e femminile.

Come tutti i disturbi del comportamento alimentare è caratterizzato da un’eccessiva preoccupazione per il peso, le forme e le dimensioni del corpo, la percezione di sé sempre come troppo grassa o troppo grasso. Spesso si sperimenta una paura intrusiva, quasi ossessiva di ingrassare che di solito porta a mantenere il proprio peso sotto il livello della norma, fino al sottopeso.

Una delle caratteristiche principali è l’ingestione di smisurate quantità di cibo, generalmente in pochissimo tempo, con successivo utilizzo di differenti metodi di evacuazione per non metabolizzare quanto ingerito con l’unica finalità di non ingrassare. Tra i differenti metodi utilizzati è possibile ritrovare: il vomito autoindotto, l’uso di lassativi, purghe, diuretici, farmaci anti-fame, preparati di tiroide. Purtroppo in questi ultimi anni gli adolescenti con un disturbo alimentare, pur di mantenere un peso corporeo basso, ricorrono anche all’uso di droghe sintetiche, prima tra tutte l’anfetamina seguita dalla cocaina. Essendo sostanze eccitanti i ragazzi pensano, dimenticandosi i rischi, che le droghe facciano passare la sensazione della fame e quindi portare al dimagrimento. Bisogna tenere presente gli effetti negativi di queste sostanze sul corpo e sulla mente, a breve e a lungo termine, soprattutto durante la fase di crescita.

Tra gli altri aspetti della bulimia è che tra un’abbuffata e l’altra possono incorrere periodi di digiuno e intenso, talvolta eccessivo, esercizio fisico.

È importante chiarire cosa si intende per abbuffata.

L’abbuffata consiste nel mangiare in un tempo definito una quantità ingente di cibo. Durante l’abbuffata si può avere la sensazione di perdere il controllo, di non riuscire a gestire quello che si sta mangiando e di non riuscire a smettere di mangiare.

Ovviamente per parlare di bulimia questo tipo di condotte non devono avvenire una volta o in reazione ad un episodio specifico, ma si devono verificare in media almeno due volte a settimana per tre mesi.

La quantità di cibo ingerita durante un attacco può aumentare col passare del tempo e le abbuffate possono anche essere accuratamente pianificate. Ci si organizza per procacciarsi il cibo, si va al supermercato, si compra di tutto, dal dolce al salato, se si ha un attacco impulsivo si svuota la dispensa, si mangia tutto quello che si trova, spesso si ingoiano pezzi interi senza masticarli e non si usano né piatti né posate, si mangia anche cibo surgelato, cibo crudo e si mischia tutto perché non si mangia per il sapore del cibo e per gustarlo, ma in maniera impulsiva. Si escogitano anche strategie per cancellare, in segreto, eventuali tracce che possono rivelare l’abbuffata.

Le condotte compensatorie, come il vomitare, sono messe in atto per annullare retroattivamente gli effetti dell’attacco bulimico e permettono di nascondersi anche per anni ad amici e familiari.

I livelli di autostima sono condizionati dalla forma fisica e dal peso corporeo. Moltissimi adolescenti che soffrono di questo disturbo raccontano di sentirsi forti, sicuri di se stessi quando sono “magri” (come riferiscono loro). Solo in questo caso non hanno paura di mostrarsi e di confrontarsi con i loro coetanei. Nei maschi in genere non si manifesta con la ricerca di una eccessiva magrezza, ma tendenzialmente la ricerca della perfezione fisica attraverso la definizione muscolare.

In questi ultimi anni la spaventosa diffusione di internet, degli smartphone e l’inglobamento degli adolescenti nei social network, li ha portati a vivere le problematiche anche immersi nella Rete, infatti, i disturbi del comportamento alimentare sono rinforzati in alcuni blog, siti online tra cui quelli pro Mia ossia pro bulimia. L’autostima è legata anche al numero di mi piace che si ottengono sui social dopo aver inserito foto del proprio corpo.

Le persone che soffrono di questo tipi di disturbo sono generalmente di peso normale, alcune lievemente sottopeso, altre leggermente sovrappeso, pochissime in grande sovrappeso, per questa ragione, a differenza della anoressia, è più difficile, per amici e parenti, accorgersi che la persona che gli sta vicino soffre bulimia.

Sicuramente imparare a conoscere i segnali e a comprendere come si manifesta la bulimia in base all’età, al sesso e alla gravità, può portare a identificare precocemente un numero maggiore di casi e intervenire in maniera appropriata ed efficace.

 

di Maura Manca

 

Riferimenti Bibliografici

American Psychiatric Association (2001). DSM-IV-TR, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali- Text Revision. Masson, Milano.

 

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