bulimia

Quel mostro “invisibile” chiamato Bulimia


La fase dell’adolescenza, si sa, è caratterizzata da una grande confusione, da tanti dubbi, da tante incertezze, da tanti pensieri, da tanta voglia di fare, di divertirsi, di godersi la vita, di trasgredire, di farsi “sentire” e di farsi “vedere”. L’accettazione dell’ambiente circostante che caratterizza l’infanzia viene spazzata via dal caos adolescenziale. Indipendentemente dal come, un adolescente ci sta comunicando qualcosa.

Sono tanti i mezzi che i ragazzi utilizzano per esprimere quello che hanno dentro e tra questi ha un ruolo primario il cibo. La tavola infatti è il luogo da sempre di ritrovo, di condivisione e come tale diventa anche il luogo in cui potersi esprimere, imponendo se stessi, andando contro le regole dei genitori, rifiutando il cibo o mangiandone in quantità eccessiva (Onnis, 2004).

I genitori in questa fase si trovano anche loro catapultati in una palla di vetro in cui vengono sballottati a desta, a sinistra, a testa in su e a testa in giù, senza capire nulla, senza sentire quello che realmente i loro figli gli stanno comunicando. Altre volte, invece, riescono a vedere, ma hanno paura di vedere cosa sta davvero accadendo; ed ecco, che quello che era iniziato come una semplice espressione che doveva essere transitoria, si stabilizza, si cronicizza, diventando un disturbo del comportamento alimentare.

Alla base di questo tipo di comportamenti c’è un rapporto distorto con cibo.

Alcuni disturbi alimentari sono meno evidenti rispetto ad altri, l’obesità, l’anoressia si vedono, mentre la bulimia, i disturbi sotto soglia possono non vedersi. La bulimia può distruggere senza particolari evidenze.

Per questa ragione è importante conoscere anche i segnali e i campanelli d’allarme, che possono far pensare ad un disturbo alimentare.

Tra i segni di allarme specifici della bulimia nervosa, infatti ritroviamo:

• presenza di abbuffate: scomparsa rapida di cibo dal frigo, comperare grandi quantità di cibo, rubarlo, nasconderlo sotto il letto o nell’armadio

• vomito autoindotto: andare in bagno subito dopo aver mangiato, tracce od odore di vomito nel water, calli o erosioni sul dorso delle mani

• alternanza di dieta ferrea e di episodi di alimentazione eccessiva, con possibili modificazioni importanti di peso

• alimentazione eccessiva nei momenti di stress

• mangiare grandi quantità di cibo, tra cui molti dolci, senza aumentare di peso

• mangiare di nascosto

• gonfiore delle ghiandole salivari ed erosione dei denti

• parlare in modo entusiastico di come si possa mangiare senza aumentare di peso e usare pillole o erbe per andare di corpo

• continuare a enfatizzare quanto la magrezza possa rendere felici

• cambiamenti repentini dell’umore

• presenza di altri atti impulsivi (cleptomania, abuso di alcol o di droghe, promiscuità sessuale, autolesionismo)

• crampi muscolari e battito cardiaco alterato (inusuali negli adolescenti).

È importante che il genitore non abbia paura ad affrontare con delicatezza l’argomento con il proprio figlio. Sono fondamentali i toni e i modi che si usano: urlare, colpevolizzare, screditare, obbligare o picchiare il/la ragazzo/a non porterà a nulla, se non a peggiorare la situazione, parlare con empatia invece è la prima cosa da fare per arrivare ad effettuare un intervento efficace.

 

Riferimenti Bibliografici

Dalle Grave R., De Luca L. (1999). Prevenzione dei disturbi dell’alimentazione: Un programma di educazione e prevenzione primaria e secondaria per operatori socio-sanitari. Positive Press, Verona.

Onnis L. (2004). Il tempo sospeso. Anoressia e Bulimia tra individuo, famiglia e società. Franco Angeli, Milano.