sport e cibo

Stare seduti davanti ad uno schermo. Ecco lo sport più praticato dai giovani italiani


Praticare un’attività sportiva regolare, associata ad un’alimentazione sana ed equilibrata è, in termini preventivi, una ottima strategia per favorire il benessere personale e promuovere la salute psico-fisica di ogni individuo, in modo particolare nei bambini e negli adolescenti che si trovano ad affrontare una fase delicata di crescita e di sviluppo. Troppo spesso, però, i giovani passano tante, forse troppe ore davanti alla televisione, al pc, agli smartphone e tablet a chattare, giocare ai videogiochi guardare i profili sui social network, mantenendo uno stile di vita troppo sedentario basato su abitudini alimentari scorrette e ricche di cibi grassi, poco nutrienti e con un scarso apporto vitaminico e un elevato apporto calorico.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), infatti, raccomanda ai bambini e ai ragazzi di svolgere almeno un’ora al giorno di attività fisica, che non deve essere esclusivamente attività agonistica, ma può essere associata allo stare all’aria aperta e al movimento in senso più ampio, come giocare al parco con gli amici, fare una passeggiata o una passeggiata in bicicletta.

I vantaggi e i benefici di praticare attività sportiva regolare sono subito visibili e coinvolgono sia il corpo che la mente. Attraverso lo sport, si contrasta l’obesità infantile o il sovrappeso, si acquista una maggiore agilità e controllo nei movimenti, si percepisce una maggiore sicurezza in se stessi, si promuove la socializzazione con i coetanei, si scaricano le tensioni psicologiche e si abbassano notevolmente i livelli di stress. Inoltre, secondo i dati riportati nel 2012 dell’Osservatorio della Società Italiana di Pediatria (SIP) rilevati attraverso un’indagine nazionale sulle “Abitudini e stili di vita degli adolescenti italiani” nella sua quindicesima edizione, gli “sportivi”, a parità di ore dedicate allo studio, sembrano avere un rendimento scolastico migliore rispetto ai “sedentari”. Per di più, chi pratica sport regolarmente, si appassiona maggiormente alla lettura di libri “non scolastici” e trascorre molto meno tempo davanti alla tv, al pc o altri dispositivi tecnologici: infatti la percentuale degli adolescenti “incollati” davanti al televisore per più di tre ore al giorno, scende dal 19% al 16%, mentre, quella dei ragazzi collegati in rete per più di 3 ore passa dal 21,5% al 14,2%.

In Italia, purtroppo, i numeri non sono così rassicuranti: il 44% delle ragazze e quasi il 40% degli adolescenti italiani, nella fascia d’età 13-14 anni, NON pratica alcuna attività sportiva (oltre alle 2 ore settimanali previste dall’orario scolastico), o la pratica per meno di due ore alla settimana. Quindi, mentre nella scuola primaria quasi 6 bambini su 10 (57%) praticano uno sport in maniera continuativa, dagli 11 anni in poi si registra un calo drastico del numero degli sportivi e si verifica il fenomeno chiamato drop-out, ovvero l’allontanamento e l’interruzione della propria disciplina sportiva. Le principali motivazioni legate a questa decisione, riguardano in alcuni casi l’eccessivo impegno richiesto dallo studio (56,5), mentre in altri, è connessa alla modalità di svolgimento della disciplina: “mi annoio” (65,4%), “costa troppa fatica” (24,4%), e gli “istruttori sono troppo esigenti” (19,4%). http://sip.it/wp-content/uploads/2010/05/Indagine-Adolescenti-2011-2012.pdf

Quello che forse manca alla maggior parte di questi ragazzi è la reale motivazione. Non sono stimolati e attratti da niente, non comprendono, perché nessuno glielo insegna, che lo sport non deve essere praticato solo per una questione di forma fisica in termini estetici, ma il proprio benessere e per la propria salute. A scuola dovrebbero fare “educazione” fisica e quindi essere informati su tutti gli aspetti positivi del praticare attività sportiva regolare da un punto di vista fisico e psichico. Per avvicinare i giovani allo sport, è importante proporre un ambiente accogliente e stimolante allo stesso tempo, con allenamenti divertenti, didattici e con obiettivi specifici legati all’età. Il ragazzo deve sentirsi coinvolto, ma non sentirsi eccessivamente sottopressione per le prestazioni e i risultati da raggiungere. È importante che gli allenamenti diventino un luogo di ritrovo con i coetanei, dove non devono assolutamente mancare il divertimento, il confronto e la condivisione. Tenendo bene a mente quali sono i benefici “dello stare in movimento” e gli svantaggi della sedentarietà, promuovere una cultura dello sport significa iniziare dai primi anni di scuola facendo avvicinare, da subito, i più piccoli all’attività sportiva, in un dialogo aperto tra istituzioni, pediatri, insegnanti e genitori: solo in questo modo sarà possibile costruire uno stile di vita sano, attivo e dinamico, incentrato sul concetto di salute.

Redazione AdoleScienza.it

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