cyberbullying

Cyberbullismo o bullismo 2.0: i Presidi italiani lanciano l’allarme


Quasi 8 dirigenti scolastici su 10 (77%) concordano nel ritenere il cyberbullismo un vero e proprio reato e molti dichiarano di essersi dovuti rivolgere alle forze dell’ordine. La difficoltà più grande sta proprio nell’individuazione del fenomeno, spesso latente e taciuto dai ragazzi e sottovalutato da genitori e insegnanti.

 

La denuncia arriva da una ricerca condotta dal Censis in collaborazione con la Polizia Postale e delle Comunicazioni (http://www.censis.it/7?shadow_comunicato_stampa=121051) su circa 1700 dirigenti scolastici di tutta Italia. Più della metà dei presidi (52%) ha dovuto affrontare episodi di cyberbullismo, il 10% di sexting e un 3% casi di adescamento online. Il fenomeno del bullismo digitale è ritenuto più pericoloso del bullismo “tradizionale” dal 90% dei presidi intervistati, in quanto più difficile da rilevare (secondo l’89%) a causa del poco coinvolgimento di genitori e insegnanti sui rischi legati alla rete e ad Internet.

Per attivare informazione e PREVENZIONE, oltre che interventi di sostegno, il 39% delle scuole ha attuato azioni specifiche e il 63% dichiara di farlo durante l’anno scolastico in corso; eppure, nel 36% degli istituti partecipa solo la metà dei genitori e nella maggior parte dei casi (59%) il coinvolgimento è ancora minore. Per l’81% dei dirigenti scolastici, infatti, i genitori tendono a sottovalutare o banalizzare il problema, ritenendo il cyberbullismo come uno scherzo tra ragazzi, e per il 49% dei presidi la maggiore DIFFICOLTÀ è proprio quelle di sensibilizzare e rendere consapevoli i genitori della gravità dell’accaduto.

I percorsi di ascolto e di prevenzione dovrebbero poter garantire un’attenzione continua e costante e non una mera risposta ad episodi acuti; la corresponsabilità e collaborazione educativa tra famiglia e scuola, dunque, è fondamentale.

 

 

 

Redazione AdoleScienza.it

 

 

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