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Chi tutela i bambini? A volte lo devono fare da soli per sfuggire alle grinfie dei genitori


Non credo si abbia veramente idea di quante infanzie vengano negate e di quanti bambini siano abbandonati a loro stessi perché, a quanto pare, nell’Italia dei balocchi nessuno si accorge mai di niente!

E allora chi tutela i bambini?
Purtroppo a volte si tutelano da soli, soprattutto quando sono costretti a crescere troppo in fretta, per colpa di genitori disturbati che credono di poter fare dei figli e sui figli tutto ciò che gli passa per la testa. Altre volte, invece, i piccoli sono addirittura costretti a convivere con il loro terribile dolore e con la paura, chiusi nel loro silenzio.

I bambini e gli adolescenti hanno diritto di esprimersi e di essere ascoltati

 

Il caso
Alla cronaca è arrivata la notizia della vicenda di un bimbo, ormai non più bimbo, di soli 10 anni, che si è trovato a rivestire il ruolo di capofamiglia per proteggere se stesso e i due fratelli più piccoli. Li ha presi con sé e si sono allontanati da casa per sfuggire dai maltrattamenti in famiglia, dalle torture psichiche e fisiche che subivano. Ora si trovano tutti e tre in una struttura protetta.

 

Perché questa ingiustizia?
Quante di queste situazioni esistono? Quanti fratelli maggiori prendono le botte pur di difendere i più piccoli o cercano di contrastare in qualche modo i disturbi e la violenza genitoriale? Credo fermamente che troppe volte quella che viene considerata una forma di “violenza educativa”, costituita da metodi barbari di correzione, sia eccessivamente giustificata. Oggi però i danni psico-fisici, sia a breve che a lungo termine, li conosciamo bene: come vogliamo definire questa violenza, se non intenzionale e crudele?
Posso dire di aver visto i segni sui corpi dei ragazzi, ho sentito storie di paura e di tortura, ho cucito ferite e insegnato loro a convivere con le cicatrici. L’unica cosa che posso dire è che NON È GIUSTO, non hanno chiesto di nascere e hanno il diritto di vivere la loro infanzia e la loro vita, e invece dei bimbi vittime dei genitori sono vite segnate, perché costretti da chi li ha messi egoisticamente al mondo a pagare un prezzo troppo caro per un conto che non è il loro.

 

La domanda

Ma davvero nessuno si è accorto di niente? A scuola questi bambini non vanno? Nessun di loro ha mai manifestato un minimo di disagio? O forse è più facile scaricare il barile su altri e non assumersi la responsabilità di denunciare delle situazioni disumane? Quando un bambino subisce queste forme di violenza non lo esprime necessariamente attraverso il canale verbale, tante volte i piccoli “parlano” con lo sguardo, con il corpo, con le somatizzazioni, con il tono dell’umore, con le dinamiche relazionali, con i giochi e con i disegni.
Sembra quasi che si abbia paura di denunciare, ma i bambini vanno tutelati, non si possono salvare da soli, è una decisione che pesa troppo da un punto di vista psicologico. Devono decidere per loro stessi e per gli altri fratelli in quella che, invece, dovrebbe essere l’età della spensieratezza.

Come può un genitore far intenzionalmente del male ad un figlio?

Come può un genitore istigare un figlio al suicidio?

Un genitore non è genitore solo quando mette al mondo un figlio, lo è quando lo tutela, lo protegge, lo educa, cura il suo benessere, gli dà gli strumenti per affrontare la vita e diventare autonomo, senza forzare le tappe della sua crescita, affrontando un compito evolutivo alla volta, garantendogli il diritto di essere bambino.
Un genitore che fa del male a un figlio, non è un genitore. È una persona disturbata che scarica i propri vissuti non elaborati su una creatura innocente, che non ha chiesto di essere messa al mondo. Agisce senza un senso di responsabilità, gravando sulla vita di chi avrebbe bisogno di lui per sopravvivere. Spesso questi genitori ripropongono ciò che hanno subìto, pur di non guardarsi dentro e tirar fuori i propri mostri.

Come fare ad aiutarli?

Litigare davanti ai figli è reato e nuoce alla loro salute

Solo la rete può aiutare questi bambini, insieme alla sensibilità di chi riesce a cogliere i segnali ed aiutarli ad aprirsi e parlare. A scuola, poi, su questo tipo di maltrattamenti in famiglia non si può minimamente fare prevenzione, perché i genitori non si possono toccare, mentre, a quanto pare, i bambini, sì.

di Maura Manca