nuoto

Dal nuoto arriva un messaggio di fatica uguale risultati ai ragazzi sfaticati e privi di motivazione


Un messaggio efficace, diretto e positivo quello lanciato oggi da Federica Pellegrini: per vincere devi lottare, niente è impossibile anche quando non si parte favoriti e nulla è perduto fino alla fine. Un contenuto importante, ricco dei valori dello sport, di coloro che sfidano se stessi continuamente e che sono in grado di emozionarsi e di emozionare.

In un’era basata sul tutto e subito, in cui è tutto troppo facile, instant, immediato e virale, è importante che le icone dello sport prendano, purtroppo per poco, le prime pagine dei giornali e le rubino a tutta quella massa di blogger, fashion blogger, youtuber e ragazzi che diventano famosi sul web per le loro “prestazioni”, se tali si possono chiamare.

I ragazzi di oggi non sono più abituati a faticare, a sudare, a lottare per ottenere dei risultati. Questo li porta spesso a fare delle scelte di comodo.

La scuola è cambiata, non pretende più come un tempo, il livello si è abbassato e i ragazzi, anche quando studiano e fanno ricerche, hanno tutto a portata di click. In rete trovano tutto già fatto, già scritto, sono diventati dei fenomeni nel copiare e questo ha cambiato anche la loro organizzazione di pensiero. Oggi i ragazzi non imparano quasi più attraverso un processo di apprendimento basato sul ragionamento e sulla comprensione, ma piuttosto da un processo incentrato sulla condivisione e sulla riproduzione. Il loro cervello è differente da quello dei nativi cartacei perché, essendo cresciuti circondati dalla tecnologia, il funzionamento è basato su ritmi molto più accelerati rispetto ai nostri. Tale aspetto, inoltre, ha comportato importanti cambiamenti da un punto di vista dei processi e dell’organizzazione del pensiero, diventato sempre più sintetico e meno produttivo, andando a interferire anche sul concetto di spazio-tempo, di attesa, di privacy e di condivisione, aprendo le porte ad un’identità condivisa.


Nell’era dell’instant fargli arrivare il messaggio che i risultati si ottengono con la fatica, che si può superare anche il limite di età, che non è mai troppo tardi, che si può lasciare un segno, che basta volerlo e cercarlo, è quello di cui abbiamo bisogno tutti e soprattutto loro.


Purtroppo siamo anche in un Paese che investe troppo poco sullo sport. Si fa l’errore enorme di non fornirgli strutture, motivazioni, strumenti per vivere con lo sport. Tante volte sono costretti a lasciare le attività sportive per via dei troppi compiti, perché in un’età come l’adolescenza o la giovinezza in cui si vorrebbero fare anche tante altre cose si è costretti a dedicare tutta la vita allo sport e alla scuola. Si investe troppo sul calcio, su ciò che smuove le masse e gli interessi e troppo poco sugli altri sport. Anche i giovani sportivi, che non siano calciatori, sono poco valorizzati e presi come modelli positivi. Sarebbe importante dargli più spazio, farli parlare e fargli lanciare dei messaggi positivi che non siano solo videogiochi, estetica e idiozie social.

Questi messaggi sono messaggi di grinta e di speranza, sono messaggi che devono essere amplificati con orgoglio nazionale. Si deve dare spazio allo sport e ai ragazzi che lo praticano perché studi scientifici dimostrano come l’attività sportiva contenga il disagio giovanile, come i ragazzi che investono sullo sport abbiano meno probabilità di deviare perché sono riconosciuti ed appagati in quello che fanno.

Non si deve per forza essere dei talenti, perché non deve neanche passare il messaggio che va avanti solo chi è un portento, lo sport è fondamentale a prescindere dai risultati perché ognuno ha la propria vetta da raggiungere e la propria impresa personale da fare.

di Maura Manca, Psicoterapeuta

Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza

Questo articolo è stato ripreso dal blog AdoleScienza sul L’Espresso