Strage persone normali

Famiglie distrutte per mano di persone “normali”. Perché è così difficile cogliere i segnali prima?


“Non aveva comportamenti strani”, “non aveva problemi” oppure “era una persona apparentemente normale, con una famiglia apparentemente normale”, sono le frasi che vengono ripetute più spesso da chi conosceva coloro che hanno messo in atto gesti estremi, non comprensibili, che sembrerebbero non avere alcun senso compiuto.

È normale che ci non ci conosce o non sa o vuole vedere, non si accorga di quello che accade nella mente di una persona, non sia in grado di non comprendere i suoi pensieri, i suoi dolori, le sue sofferenze e i suoi disagi. Siamo presi dalla nostra quotidianità, dalla frenesia della nostra vita e non abbiamo gli strumenti per poter cogliere problematiche profonde o patologie mentali.

Comprendo che sia più facile pensare a un raptus del momento, ad una condizione che ha fatto scattare una molla della follia, che possa portare a commettere dei gesti estremi, sia rivolti verso gli altri che verso se stessi. E’ più facile ed accettabile psicologicamente.

Io ovviamente parlo da clinico, da esperto, da chi conosce la mente umana e il suo funzionamento e quando la psiche inizia a non funzionare, manda dei segnali che ovviamente agli occhi dei non addetti ai lavori tante volte sono difficili da decifrare.

La verità è che siamo troppo soli ad affrontare le difficoltà quotidiane e si sottovaluta troppo la psicopatologia e i suoi esiti. Stiamo parlando di un sistema sanitario nazionale che fa acqua da questo punto di vista: c’è scarso personale, ci sono troppe code, non viene fatta la giusta prevenzione e c’è poca accortezza per quello che concerne le patologie legate all’umore che portano molto spesso ad esiti gravissimi.

Quando ci sono patologie dell’umore, ci sono delle condizioni di rischio anche suicidario e di aggressività sia verso se stessi e verso gli altri molto elevate. Questa ovviamente non è una giustificazione, è una comprensione, e serve soprattutto per prevenire, per cercare di arrivare prima quando è possibile.

E’ vero che non sempre è possibile, ma in tanti casi si tira troppo la corda, si sminuiscono i problemi, si rimanda troppo spesso, pensando che non si possa arrivare ad una condizione estrema, come può essere un suicidio o un omicidio. Questo è l’errore più comune che viene commesso.

Non bisogna mai sottovalutare ciò che si sta vivendo, soprattutto quando ci sono problemi legati all’umore. E’ sempre bene prevenire gli esiti e chiedere un confronto con un esperto ma purtroppo in questo paese chiedere aiuto, quando si tratta di problematiche legate alla psiche, è ancora visto come un gesto da deboli, come una fragilità da nascondere.

Non c’è una cultura psicologica e questo è un grandissimo errore.

Non ci si deve vergognare di chiedere un confronto con un esperto e una valutazione, per cercare di capire come poter uscire, in maniera più adattiva e funzionale alla sopravvivenza, dai problemi prima che questi prendano il sopravvento, che schiaccino e soffochino la propria persona, una condizione che non permette di capire con lucidità che esistono delle soluzioni e che si possano evitare queste stragi familiari.

di Maura Manca