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I comportamenti antisociali fanno più notizia di quelli prosociali


È proprio vero che fa più notizia un albero che cade che una foresta che cresce. È una triste realtà che purtroppo applichiamo in ogni contesto, anche a quello educativo. Si parla principalmente di comportamenti aggressivi e violenti, di criminalità, di bullismo e baby gang.

La violenza è mediatica, fa notizia, siamo attirati dal male, dal dolore, abbiamo la voglia di sapere cosa possa scattare nella testa di chi commette determinate cose, quasi una curiosità perversa.

Parliamo di comportamenti che andrebbero sanzionati, che non dovrebbero diventare virali o rendere popolare nessuno, ma essere semplicemente silenziati e circoscritti a ciò che realmente sono: reati e comportamenti violenti.

Oggi sembra che esista solo esclusivamente la violenza a discapito dei comportamenti virtuosi. La colpa non è di chi scrive, perché i giornali e i media regalano alle persone ciò che richiedono, per cui la colpa è di tutti noi. La scuola sta tristemente passando alla ribalta per il bullismo, per le aggressioni ai professori, per il fatto che probabilmente ha perso quel ruolo di riferimento non solo formativo, ma anche educativo.

I ragazzi non sono solo violenza, in tanti hanno dei valori, credono ancora in qualcosa, cercano di sopravvivere in un mondo che tende a schiacciarli e a togliergli lo spazio, minargli il terreno, rendendo tutto più instabile e insicuro, soprattutto per quello che concerne il loro futuro.

La cosa più vergognosa è che non facciano notizie dei gesti positivi e propositivi dei ragazzi. Se parliamo solo di violenza andiamo a rinforzare questo concetto e a normalizzare dei comportamenti che andrebbero etichettati come deviati e devianti.


Dobbiamo iniziare a rendere virali anche i comportamenti pro-sociali, cioè tutti quei comportamenti volontari messi in atto a beneficio delle altre persone. Sono intenzionali, quindi alla base c’è una volontarietà nel metterli in atto, e la cosa più importante, è che sono comportamenti che favoriscono l’adattamento sociale dei bambini e degli adolescenti e che soprattutto proteggono da possibili rischi evolutivi.


Significa che abbiamo il dovere di rinforzare questo tipo di condotte positive a discapito dei comportamenti antisociali. Sono comportamenti altruistici dove ci si prende carico anche dei bisogni dell’altro. Si ragiona, si riflette e ci si mette nei panni dell’altro. Infatti, ciò che caratterizza il bullismo e la violenza è proprio la mancanza di empatia, l’assenza della capacità di riconoscere che esiste anche l’altro e che ha dei bisogni e delle esigenze che possono anche essere diverse dalle nostre.

Allora perché notizie come quella di Torino, in cui una classe di adolescenti, decide di posticipare la cena di fine anno per rispettare il Ramadan di un loro compagno, non fa notizia e non viene resa virale?

È vero che dovrebbe essere la normalità, ma in realtà non lo è, la normalità sta diventando sempre di più la diffusione di relazioni violente. Per questo dobbiamo rinforzare questi concetti, per fare arrivare ai ragazzi e ai bambini un altro tipo di messaggio, e di quanto siano importanti i comportamenti pro-sociali.

Nel gesto di questi ragazzi di Torino c’è un riconoscimento del bisogno dell’altro, cioè il rispetto che oggi non esiste più, soprattutto nelle relazioni tra pari. C’è il concetto di integrazione, cioè la voglia di integrare ed essere tutti uguali pur appartenendo anche a religioni diverse.

Tutti questi aspetti sono fondamentali nella crescita dei ragazzi e andrebbero sottolineati e condivisi, con l’obiettivo di contrastare anche attraverso i media il fatto che non esista solo un tipo di relazione disfunzionale e patologica.

Articolo tratto integralmente dal mio Blog AdoleScienza de L’Espresso:

http://adolescienza.blogautore.espresso.repubblica.it/2018/06/24/i-comportamenti-antisociali-fanno-piu-notizia-di-quelli-prosociali/

di Maura Manca