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La figlia tolta ai genitori-nonni. Le conseguenze sulla vita della piccola bimba


Quando ci sono i minori di mezzo, si tratta sempre di vicende giudiziarie molto delicate e difficili da risolvere. Purtroppo, la maggior parte delle volte, nonostante si agisca per la tutela e per il benessere dei minori, chi ne paga le conseguenze più rilevanti da un punto di vista emotivo, sono proprio loro.

Non voglio entrare in merito agli aspetti giudiziari perché non conosco tutte le dinamiche ma solo le notizie riportate dai giornali, quello che è certo è che siamo davanti ad una situazione in cui una bambina di soli 7 anni si trova incastrata in un polverone non richiesto.

Ciò che leggo è che il rapporto tra genitori naturali e la figlia non può essere ripristinato, perché ormai l’abbandono fa parte della storia della piccola, anche senza che la coppia ne abbia una colpa. Parliamo della decisione dei giudici di secondo grado, che hanno ribadito l’adottabilità della bambina, negando di fatto la possibilità ai genitori naturali, che non vedono la piccola ormai da quattro anni, di riaverla con loro.

Quando si allontana un minore da una famiglia di origine dovrebbero essere state effettuate tutte le procedure dovute e le precauzioni del caso, compresa una perizia in grado di valutare l’idoneità e le competenze genitoriali. I genitori non erano stati valutati idonei a svolgere, sia da un punto di vista affettivo che pratico, il ruolo di padre e di madre, e credo che questo, sia un dato importante da cui partire.

Io posso comunque analizzare il problema da esperto di psicologia e psicopatologa dell’età evolutiva. Per crescere equilibrati, i bambini hanno bisogno di una base sicura su cui poggiare, di cure continuative e di accudimento e, nello stesso momento, di un contenimento emotivo stabile e coerente nel corso del tempo. L’abbandono è già di per sé un evento particolarmente stressante nella vita di un neonato, il quale viene staccato dalla famiglia di origine nel momento in cui inizia ad affidarsi e a creare un legame di attaccamento con le figure di riferimento per lui.
Oggi, la piccola Viola è in affido presso una famiglia e sicuramente non è facile per un bambino staccarsi da una famiglia, magari in cui vive serena e felice, per un volere che viene imposto dall’esterno e che probabilmente, non sarebbe mai partito da lei. Staccarsi da loro richiederebbe, innanzitutto, un comprendere e accettare una decisione imposta e poi fare uno sforzo adattivo enorme per ricreare un clima di fiducia e un legame con altre due persone, che per lei sono genitori solo sulla carta, non di fatto. Per ricostruire un clima familiare, ci vorrebbe tanto tempo e si dovrebbe ricreare un ambiente basato su una profonda interazione e responsività dei genitori ai bisogni fisici ed emotivi della piccola. Non si dovrebbero neanche tagliare i ponti di netto con la famiglia che ha cresciuto la bimba fino a quel momento e rispettare i suoi bisogni e soprattutto i suoi tempi.
Il problema principale è che, la piccola Viola, sembra abbia passato diversi anni tra comunità e affidi transitori: infatti, sono tutte situazioni che segnano profondamente i bambini, i quali si portano un vissuto interno di abbandono e sviluppano una paura di lasciarsi andare e di aprirsi, perché tanto vivono in una condizione di costante transitorietà. La stabilità, ingrediente fondamentale per crescere bene, viene a mancare e, spesso, abbiamo davanti bambini che hanno difficoltà nella strutturazione di un’identità ben definita, e tante volte, anche da un punto di vista relazionale. Ho seguito tanti adolescenti che nel corso della loro vita sono passati da comunità o orfanotrofi a famiglie adottive, le quali si sono prese cura di loro e in tante situazioni ho riscontrato queste problematiche.
La bambina, nonostante siano anni che non vede i genitori biologici, negli anni precedenti li ha comunque visti, pur con gli assistenti sociali, e suppongo sappia che si tratti di coloro che l’hanno messa al mondo e che i genitori con cui vive non sono i genitori biologici.

Per capire se oggi possa essere traumatico un ulteriore abbandono e separazione dalla famiglia in cui la bambina sta crescendo, bisogna analizzare l’ambiente in cui vive attualmente e soprattutto comprendere quanto sia stata realmente approfondita la conoscenza della sua situazione, che cosa le hanno detto dei genitori biologici, come glieli hanno fatti vivere, come gli hanno fatto elaborare il fatto che in questi ultimi anni non li abbia più visti e quanto conosca realmente della sua storia. Oggi, sarebbe comunque una potenziale condizione stressante staccarsi da coloro che, la piccola Viola, identifica come figure di riferimento, con cui sta crescendo e con le quali vive in un ambiente stabile. Significherebbe sradicarla completamente dalle sue abitudini, farla ripartire da capo nel ricostruire un legame di fiducia con i genitori e riniziare con nuove amicizie e nuovi compagni.

Dall’altra parte, però, abbiamo due genitori a cui è stata tolta una figlia, i quali si ritrovano a dover prendere una decisione molto difficile. Hanno un’età avanzata, è vero, ma in Italia la legge non prevede età per generare un figlio: per crescerlo bene conta la salute, soprattutto quella psichica. Loro sono coloro che l’hanno messa al mondo e questo non si può negare e, se il tribunale dovesse giudicarli idonei, avrebbero tutti i diritti di esercitare il loro ruolo di madre e di padre.

La cosa fondamentale è che i giudici agiscano nella piena tutela del minore.

di Maura Manca, Psicoterapeuta