stress natalizio

Lo stress regalo correlato è la patologia dei nostri tempi


In medicina del lavoro si parla di stress lavoro correlato, nel periodo Natalizio parlerei di stress da regalo correlato, dato che si vive come un obbligo, come un “lavoro” e non come un piacere.

Lo stress è una condizione che genera un profondo malessere psico-fisico con delle conseguenze importanti sia a breve che a lungo termine, intossica l’organismo e per smaltire lo stato di alterazione che crea ci vogliono svariati giorni, andando in questo modo a vanificare il senso delle vacanze di Natale, per poi ripartire con la routine quotidiana ancora più carichi di prima. Ed ecco perché, durante le feste, fioccano mal di testa, mal di pancia, si dorme poco e male, si è più irritabili e si ha la sensazione di essere in perenne ritardo e che manchi sempre qualcosa.

Il Natale, è uno di quei periodi dell’anno in cui il livello di tensione interna delle persone sale alle stelle. 

Lo stress regalo correlato va inserito, inoltre, in una cornice di avvicinamento forzato di parenti serpenti, di obbligo di mangiare oltre i limiti, come se lo avesse prescritto il medico, che genera anche l’attivazione immediata dei sensi di colpa, e di immolazione nel preparare cenoni infiniti tali da sfamare un esercito che portano al prosciugamento immediato delle risorse economiche e psico-fisiche.

Non parliamo poi delle famiglie che hanno deciso di separarsi o di divorziare non proprio in pace. Si aggiungono litigate sanguinarie sul chi vede i figli il 24 o il 25 dicembre, da chi fa l’albero in un modo piuttosto che in un altro, i regali con cui si comprano i figli per fargli vedere chi è il genitore più buono, bambini strumentalizzati e messi in mezzo ai conflitti genitoriali.

Ma, di preciso, a Natale, dov’è che si è tutti più buoni, perché non ho ancora ben capito.

DA DOVE DERIVA LO STRESS REGALO CORRELATO? E SOPRATTUTTO, SIAMO ANCORA IN GRADO DI DONARE?

Credo che si sia persa in buona parte la capacità di donare, di dare in maniera spontanea senza aspettative e secondi fini, in piena libertà e con la gioia di farlo. Non c’è niente di più bello che donare qualcosa a qualcuno che si ama per arrivare dritto al cuore di chi riceve il nostro dono, pensato e realizzato sulla persona a cui è indirizzato. Con il dono deve prevalere il significato simbolico sul valore commerciale.

Genera piacere il gesto del donare, il vedere l’altro felice, senza aspettarsi niente in cambio.

Non si vuole riconoscenza, come spesso accade quando si investe sui regali, quando questi ultimi perdono il simbolismo affettivo e ne acquistano uno materiale. “Non mi ha detto nemmeno grazie”, “Io gli ho fatto un regalo più costoso”, si pesa anche il valore del regalo, come si pesa il valore della persona e del rapporto in base al regalo scelto e al costo dello stesso. Più il regalo ha un peso, più sembra che quella persona tenga a noi.

Molti regali vengono fatti tanto perché devono essere fatti, anche a chi non si vuole bene, tante volte si fanno in maniera forzata per non farsi parlare dietro, perché ci si fa prendere dalla sindrome del “sembra brutto” e del “lo fanno anche gli altri lo devo fare anche io”.

I pianti e le litigate post regalo si sprecano, avere aspettative significa per molte persone illudersi e dopo l’illusione, c’è sempre la delusione.

In più, si devono affrontare anche i conoscenti che vogliono subito sapere che regali abbiamo ricevuto, pronti a fare paragoni e critiche, davanti ai quali non si può decisamente fare brutta figura. E poi ci sono i social, vuoi mettere i like che prende un post in grado di generare invidia a tutti? La gara degli addobbi e degli alberi di Natale su Facebook è già partita da molto tempo e adesso seguirà quella delle tavole del pranzo di Natale e dei regali.


Lo stress nasce dal non sentirsi liberi di esprimersi attraverso i regali, ci si sente costretti a doverlo fare, si perde il piacere di farlo, lasciando spazio al dovere e agli obblighi. Anche le feste diventano quindi un condizionamento, e ogni forma di costrizione genera repressione, la repressione dei nostri stati interni genera stress perché fa saltare il nostro equilibrio interiore, spesso già vacillante di suo.


Non c’è mai il tempo, ci si deve confrontare anche con le ansie e le preoccupazioni della gente: traffico, file, nervosismo e tanta competizione. Il Natale è anche fare la conta dei soldi che si sono buttati pur di rispettare una tradizione che ci siamo imposti noi, che noi abbiamo voluto far diventare una mera mercificazione dei sentimenti, facendole perdere il suo vero significato religioso, per aprire le porte al materialismo occidentale.

Meno male che almeno i bambini vengono ancora tutelati, che gli si permette ancora di credere in chi è capace in maniera equa di accontentare tutti i bambini del mondo, in chi è buono e portatore di doni.

Purtroppo capiranno troppo presto che Babbo Natale non esiste e saranno catapultati nel vortice della mercificazione dei regali, merito anche del web senza filtri e controllo genitoriale che li mette davanti a tutta una serie di realtà senza avere strumenti critici per comprendere. Ci sono bambini che dopo aver digitato la parola Babbo Natale hanno scoperto che non esiste. Prima erano i fratelli più grandi o gli amichetti che facevano la spia e raccontavano che dietro Babbo Natale c’erano la mamma e il papà, oggi ci pensa anche la tecnologia.

PATOLOGIE REGALO CORRELATE A CONFRONTO

Per i fobici e gli insicuri, il Natale è un vero problema, l’insicurezza da regalo rende la scelta decisamente complicata. La paura legata allo sbagliare regalo scorre nelle vene. Comprare un regalo non è più un piacere ma un susseguirsi di domande e di paranoie sul: “piacerà o non piacerà”, “ma se”, “ma forse”, “non sarebbe meglio”, che non passano neanche dopo l’acquisto perché lasciano spazio al “forse era meglio” e “forse era il caso”.

Ripensamenti su ripensamenti che logorano fino al fatidico momento dell’apertura del regalo in cui il picco di adrenalina schizza per aria.

Per gli insicuri è anche un problema scartare i regali davanti agli altri, ci si inibisce, si ha paura di far vedere le proprie emozioni e reazioni, non si sa come gestire la situazione, come comportarsi e si preferirebbe farlo in solitudine. E invece, non è possibile e che la tortura abbia inizio! La tradizione dice che lo devi fare davanti agli occhi radar di chi ti ha fatto il regalo. L’ansia sale, non si riesce neanche a scartare e si deve gestire una botta emotiva che stenderebbe anche un elefante.

Poi ci sono gli avari, che si sentono male solo al pensiero di dover spendere tutti quei soldi inutilmente, come gli stessero levando il sangue ad ogni regalo e poi ci sono i narcisisti egocentrici che puntano tutto sul valore dei regali esprimendo il bisogno di ostentazione e di fare obbligatoriamente bella figura agli occhi degli altri.

Alla fine della giostra si sopravvivrà anche a questo santo Natale, si accantonerà lo stress legato a tutto ciò che gli ruota intorno, si avrà tanto materiale su cui sparlare nei giorni seguenti, perdendo il senso più profondo del donare e il senso di unicità che dovrebbe avere.

di Maura Manca

L’articolo l’ho ripreso dal mio Blog AdoleScienza de L’Espresso:

http://adolescienza.blogautore.espresso.repubblica.it/2017/12/12/lo-stress-regalo-correlato-e-la-patologia-dei-nostri-tempi/