madri uccidono

Madri che uccidono i figli. Come si può arrivare a dare la vita e poi decidere di toglierla?


Come si può arrivare a uccidere un figlio? Uccidere un figlio è un gesto completamente contro natura, si sta uccidendo la persona a cui si è data la vita. Un figlio dovrebbe essere la cosa più preziosa per un genitore anche in termini di istinto naturale, da tutelare e proteggere sempre.

Arrivare a togliere la vita non è un raptus, è un’esecuzione che non nasce da una lite o da un impeto di rabbia. Anche se parenti, amici e colleghi non vedono i problemi, non si accorgono di nulla e vedono che tutto scorre in maniera lineare e positiva, non significa che i problemi non ci siano o che una persona non possa stare male ed essere provata da un punto di vista psicologico.

Stiamo parlando di gesti estremi, perché potevano decidere di togliersi la vita e lasciarla alle loro creature.

Invece no, hanno preso la decisione di ucciderli a freddo e poi suicidarsi per non vivere con il rimorso delle scempio che la loro testa gli ha detto di fare.


Sono spesso drammi della depressione, del dolore, della solitudine, nel senso che si coltivano in casa, che si covano giorno dopo giorno e poi prendono forme distorte nella psiche provata e sotto pressione di una persona. Parliamo di madri o padri soli, che non hanno più gli strumenti adattivi per fronteggiare la vita.


Siamo tutti sottoposti ad eventi di vita particolarmente stressanti, la vita non regala niente a nessuno, i genitori sono sempre più disperati, impauriti da ciò che possa capitare ad un figlio e in tanti decidono di non metterli al mondo per paura di non riuscire a proteggerli. Altri genitori sono stremati dagli atteggiamenti dei figli adolescenti, non li sopportano e non li tollerano più, li sbatterebbero fuori casa, li cancellerebbero dalla loro vita, li metterebbero in comunità ma non arriverebbero ad uccidere un figlio e non diventerebbero mai assassini. Spesso poi sono drammi di famiglie disgregate, di madri e padri abbandonati a se stessi, in lotta, dove i figli sono il perno o il pomo della discordia, dove si uccidono i figli pur di non darla vinta all’altro genitore, dove quando si è in preda alla disperazione si è capaci di far fuori tutti i problemi e tutto ciò che non permette più di vivere.

I figli non possono essere le vittime della follia di un genitore, non hanno chiesto loro di essere messi al mondo, non è un gioco che prima si compra e poi si butta, non ci si può arrogare l’onnipotenza di dare la vita e poi di toglierla. Si tratta di gesti estremi che nascono dal profondo, ma stiamo parlando di una ragazzo che è stato ucciso da chi gli doveva insegnare a vivere.

di Maura Manca, Psicoterapeuta

Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza

 

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