lacrima

Piangere fa bene alla salute, trattenere le emozioni fa male


Spesso si ha paura di esprimere apertamente le proprie emozioni, soprattutto quando si è osservati. Al cinema ci si vergona di piangere, non ci si fa vedere arrabbiati o tristi perché “sembra brutto” o comunque “chissà cosa pensano gli altri”. Di frequente non si riesce ad esprimere quello che si prova neanche in privato, nella propria intimità, al massimo si cambia stato su Facebook inserendo “oggi mi sento…..” accompagnato da una bella faccina che dovrebbe rappresentare il nostro stato d’animo. Non c’è la nostra faccia, non siamo chiamati in prima persona, c’è uno schermo che ci tutela.

Io non piango mai!” quante volte ho sentito questa frase, come se piangere fosse un qualcosa che denota debolezza.

 FRAGILE è chi si sente vulnerabile nell’esprimere le proprie emozioni e quindi tirare fuori se stesso.

 PIANGERE è un modo di liberare un accumulo di emozioni negative che altrimenti rischierebbero di sopraffarci e di soffocarci.

 Il pianto in molti casi assume una valenza di liberazione, di scarico, come se insieme alle lacrime uscissero anche le forze e la negatività. Altre volte si tratta di un pianto di elaborazione che accompagna delle fasi di realizzazione e di cambiamento. Vedere, accorgersi dei propri errori, dei propri condizionamenti fa male e piangere aiuta a dare un senso a quello che si è vissuto e a ricreare uno stato interno di ripartenza con una maggiore consapevolezza.

Trattenere, aver paura di farsi vedere emotivi, non riuscire ad esprimersi porta ad una compressione interna, ad uno stato di affaticamento che va ad intaccare anche il sistema immunitario e quindi aumenta il rischio di incorrere in malattie e in disturbi psicosomatici.

Le emozioni hanno tutte un significato evolutivo, possono proteggere il nostro sistema immunitario, sono fondamentali per la nostra sopravvivenza e per il nostro adattamento. Vivere in armonia con la propria mente significa vivere in equilibrio con le proprie emozioni e saperle vivere tutte quando serve.

di Maura Manca, Psicoterapeuta

Direttore AdoleScienza

 

 

 

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