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Quanto i ragazzi sono condizionabili e influenzati dall’informazione e dalla disinformazione?


Le informazioni che vengono trasmesse in rete non hanno nessun tipo di filtro. Gli algoritmi sul web e gli advertising, cioè tutta la parte pubblicitaria dei social network, non sono programmati per riconoscere le categorie “del bene e del male”, ossia di ciò che è adeguato e di ciò che non lo è. Gli adolescenti leggono e si informano, e lo fanno attraverso YouTube e i social network, che ormai veicolano tutte le informazioni soprattutto attraverso le condivisioni degli utenti. Sono curiosi e cercano contenuti di vario genere: sesso, immagini di violenza, cose divertenti senza censura, comportamenti bizzarri e pericolosi a completo rischio di emulazione, senza nessun filtro. I ragazzi si trovano, però, in una fase di sviluppo in cui non hanno ancora un pensiero critico sufficientemente maturo, tale da fare da filtro adeguato, sono impulsivi e non sono in grado di valutare ciò che è buono e ciò che non lo è. Non tutti i ragazzi sono muniti di scudo e armatura per difendersi e, inoltre, non hanno ancora sviluppato una capacità di analisi di quello che leggono. Ci troviamo di fronte ad una generazione che legge in base agli #, che legge a malapena il titolo, che condivide senza valutare e approfondire, solo perché lo fanno gli altri (effetto contagio della rete), solo perché ha tanti like, perché fa ridere; adolescenti pronti a scovare video e immagini improbabili, pronti sul piede di guerra a scovare ingiustizie e denunce sociali.

Il problema vero, quindi, non è legato all’informazione in quanto tale, anzi oggi, attraverso questo canale comunicativo anche i giovani riescono ad arrivare ai giornali e a conoscere ciò che avviene nel mondo e nel nostro paese, ma alla scrematura che viene fatta dei contenuti, sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo. In rete si trovano blog e profili che intenzionalmente lanciano notizie false per aizzare le reazioni dei lettori e ciò, in termini pratici, significa condivisioni e quindi per molte persone si tratta di guadagno. Il fatto che non ci sia un filtro e un controllo adeguato, che riesca a stare dietro alle proporzioni e alla diffusione della rete, vuole dire che questi fenomeni non sono monitorabili, né controllabili.

L’aspetto da non sottovalutare è l’efficacia comunicativa che può avere anche un singolo post, perché l’informazione oggi viene trasmessa attraverso il multicanale e rimbomba nella rete da un sito a un altro. Questi adolescenti sono dunque condizionabili, hanno una scarsa capacità di contestualizzare e vanno di fretta, leggono in superficie, condividono quello che postano gli altri, si fermano al contenitore, ai titoli e raramente vanno oltre. Significa che è sufficiente usare le parole giuste per arrivare a loro e catturare automaticamente la loro attenzione. Il dato preoccupante è che, purtroppo, le parole giuste sono usate dai groomers, da coloro che gestiscono determinate comunità come siti pro-ana (pro anoressia), autolesionismo, scommesse online, pornografia ecc.

Tratto da Generazione Hashtag di Maura Manca