bambino genitori dietro

Troppi diritti e pochi doveri: il problema dei ragazzi di oggi


“Quando ero bambino, non mi hanno mai detto che ero titolare di diritti. Avevo molti doveri. Se li rispettavo, venivo premiato. Altrimenti, venivo punito. In Italia oggi – nella famiglia, nella scuola, nella società – tutti vogliono tutto. Nessuno è più educato a pensare che per avere qualcosa prima deve essere disposto a offrire qualcos’altro in cambio”.

Sono le parole di Piero Angela rilasciate all’Huffington post.

Un’affermazione che fa riflettere su quanto, nell’arco di qualche decennio, si sia completamente invertita la rotta educativa.

Sono due mondi ormai ai poli opposti. Negli anni i bambini hanno acquisito sempre più diritti, indubbiamente giusto, soprattutto quando parliamo di diritto all’infanzia, perdendo però per strada buona parte del senso del dovere.
Non è colpa dei bambini, loro sono semplicemente il riflesso dell’educazione che gli viene impartita, dell’aria che respirano, dei modelli a cui fanno riferimento, degli esempi comportamentali e di una società in cui si muovono e camminano.

Sono un esito, il frutto dell’albero dell’educazione che ha subito grandi mutazioni perdendo valori, principi e contenimento. Un albero concimato con l’iperprotezione e con la cecità dell’aver sempre ragione.

“Prima il dovere e poi il piacere”, è una delle frasi ormai in disuso, in assoluto più gettonate in passato. Il dovere era prioritario, a seguire, veniva tutto il resto.

Non era una merce di scambio, non c’erano grandi alternative per evitare punizioni e imposizioni. Dare per avere è un concetto fondamentale per sviluppare il senso del dovere, competenza da acquisire per sviluppare anche la capacità di discernimento, ossia, quella capacità di valutare e di fare delle scelte corrette, un senso critico, il buon senso, che oggi i bambini non hanno più in dotazione.

Se devo fare una cosa per ottenerne un’altra, se devo dare per avere, devo applicare una strategia e quindi attivare un processo di pensiero, competenza basilare per sviluppare un’autonomia e una maturità psichica.


Il senso del dovere insegna a dare un valore alle cose, alle relazioni, a se stessi e all’altro, che non ritroviamo quando parliamo di prevaricazione, prepotenza, bullismo, arroganza e violenza, pane quotidiano che diamo da mangiare troppo di frequente a questi ragazzi.


Se non sviluppano un senso del dovere, se hanno sempre chi arriva prima di loro, chi fa le cose al posto loro, chi li tutela e difende anche quando sono indifendibili, si solleticherà solo la loro onnipotenza e struttureranno una modalità distorta di relazionarsi agli altri e di movimento nelle strade della società moderna, senza sviluppare un senso di responsabilità e quindi confini e limiti.

Per questo, tanti ragazzi oggi, sono pericolosi per se stessi e per gli altri e agiscono anche in maniera completamente inconsapevole o da “innocentemente” violenti e pericolosi.

Come se fosse tutto dovuto, come se nessuno possa dire niente a questi bambini. Ovviamente anche il contrario era un inutile eccesso. Le punizioni, i no, le regole, sono fondamentali per uno sviluppo equilibrato, ma gli eccessi, la paura, le umiliazioni, non sono mai servite a niente, se non a creare altri tipi di problemi.

Una difficoltà di un figlio, un brutto voto, una scarsa prestazione, sembra sia diventata una valutazione sulle capacità genitoriali. Nessuno può dire niente che viene vissuto come un attacco alla propria persona e al figlioletto, insegnanti compresi.


L’aspetto più preoccupante di questa e-generation, però, è legato al fatto che abbiamo davanti bambini e adolescenti ADULTIZZATI da un punto di vista cognitivo, e INFANTILIZZATI da quello emotivo. Questa discrepanza, questa distanza che c’è tra l’emotivo e il cognitivo, crea conflitto, disagio e in alcuni casi disadattamento.


“Il problema dell’Italia è un problema morale, che non si può risolvere in cinque minuti… Non ci sono punizioni per chi sbaglia. E non ci sono premi per chi merita. Un paese così non può funzionare. È un paese morto”.

Ed è quel paese in cui stanno crescendo le generazioni future.

di Maura Manca

Articolo pubblicato e ripreso integralmente dal mio blog AdoleScienza su L’Espresso online:

http://adolescienza.blogautore.espresso.repubblica.it/2018/08/20/il-paese-morto-in-cui-facciamo-crescere-bambini-alla-deriva-educativa/