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Lo sapevi che….La memoria dello smartphone può sostituire la memoria autobiografica


Le fotocamere digitali sono ormai parte integrante della vita quotidiana. È stato stimato che 2,5 miliardi di persone posseggono una macchina fotografica digitale e che ogni giorno vengono scattati 3 miliardi di foto. Tra queste, circa 300 milioni vengono condivise su Facebook e più di 1 milione sono le immagini quotidianamente postate su Instagram, circa 15 foto al secondo (http://blog.1000memories.com/94-number-of-photos-ever-taken-digital-and-analog-in-shoebox).

Aumentano sempre più le applicazioni, quali ad esempio Instagram, che permettono agli utenti di scattare, modificare e condividere le proprie foto sui social network. Condividere immagini della propria vita quotidiana con gli amici è diventato, per gli adolescenti (e non solo), una vera e propria forma di comunicazione. Le foto o i video vengono utilizzati come mezzo per ricordare eventi della propria quotidianità e le bacheche vengono sommerse da centinaia e centinaia di scatti di vita.

Ma cosa accade nel nostro cervello quando fotografiamo?

Si attiva nella nostra mente un particolare meccanismo. I ricercatori hanno scoperto che, quando si scatta una fotografia, la soglia di attenzione si divide e mentre, da una parte, siamo concentrati a inquadrare il soggetto e cercare la migliore angolatura, dall’altra, deleghiamo il ricordo dei suoi dettagli alla fotocamera del nostro smartphone.

Linda A. Henkel (2014), in una ricerca pubblicata su Psychological Science, ha identificato l’esistenza di un nesso tra il numero di foto scattate e il ricordo delle immagini stesse. I partecipanti, durante la visita ad un museo, sono stati invitati ad osservare 27 oggetti presenti nell’ambiente (quadri, sculture, gioielli) con tre consegne differenti: osservare, fotografare l’oggetto nella sua interezza o fotografarne un particolare dettaglio. Successivamente, è stato chiesto loro di indicare il nome degli oggetti presenti nel museo o fornirne una descrizione più dettagliata. La ricerca ha evidenziato come, nelle situazioni in cui veniva richiesto di fotografare, i partecipanti ricordassero un numero minore di oggetti e di dettagli.

Sebbene l’azione del fotografare possa avere un effetto positivo sulla memoria in quanto permette di focalizzare l’attenzione e si configura come un processo più attivo rispetto alla sola osservazione, può comportare anche un indebolimento dei processi di memorizzazione. L’attenzione si divide (esattamente ciò che accade quando ad esempio si utilizza il cellulare mentre si sta guidando o camminando) e le persone si concentrano meno su un oggetto o una situazione, affidando alla fotocamera digitale il compito di ricordare al proprio posto. Più fotografie scattiamo, meno ricordiamo i dettagli di ciò che abbiamo fotografato e meno ci impegniamo a memorizzare informazioni cui possiamo facilmente accedere in futuro attraverso la memoria di pc, fotocamere e smartphone.

Nell’era degli smartphone e dei tablet siamo abituati ad essere aiutati dalla tecnologia. La quantità di foto scattate durante una giornata raggiunge numeri piuttosto elevati, tra Selfie, Belfie, Telfie e tutte le forme quotidianamente inventate e condivise sui social network. In base ai dati riportati dalla ricerca effettuata dalla Dott.ssa Henkel si potrebbe ipotizzare che, tale andamento, possa avere un effetto negativo sulla memoria. La memoria autobiografica viene, difatti, sostituita dalla memoria del nostro smartphone, che ha catturato il ricordo al nostro posto e diviene il contenitore esterno dei nostri ricordi. Lo stesso processo di recupero dei ricordi, che si attiva nel momento in cui osserviamo le foto scattate, viene influenzato provocando la selezione di specifiche informazioni o una distorsione nel processo stesso di memorizzazione (St. Jacques e Schacter, 2013).

di Maura Manca e Redazione AdoleScienza.it

Riferimenti Bibliografici

Henkel L. A. (2013). Point-and-Shoot Memories. The Influence of Taking Photos on Memory for a Museum Tour. Psychological Science, XX(X): 1 –7.

Meyer A. N. D. (2014). Taking Pictures Might Impair Your Memory. How being behind the lens might make us forget. C is for Cognition. Post published on Mar 03.

St. Jacques P. L., Schacter D. L. (2013). Modifying Memory: Selectively Enhancing and Updating Personal Memories for a Museum Tour by Reactivating Them. Psychological Science, 24(4): 537–543.

 

 

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