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Giovani e suicidio: un fenomeno allarmante


Roma. In Italia sono raddoppiati i tentativi di suicidio tra gli adolescenti. Isolamento, instabilità emotiva e atti di autolesionismo sono i campanelli d’allarme da non sottovalutare.

Angosciati, impauriti, inquieti, inibiti, liquidi in una società che sulla liquidità sta edificando le sue certezze. Sono gli aspetti emotivi che agiscono intrinsecamente  in tutti quei giovani incapaci di gestire emozioni e conflitti, sopraffatti da un perenne senso di sconfitta, scelgono il suicidio come l’ultima parola che dia voce a quel disagio che non ha trovato soluzione.

Se ne parla sempre troppo poco dei giovanissimi al di sotto dei 20 anni che decidono di togliersi la vita come atto estremo di un dolore dell’anima eppure solo in Italia rappresenta la seconda causa di morte tra gli adolescenti.

I DATI SONO DRAMMATICI

Secondo l’Osservatorio Nazionale Adolescenza, prendendo in analisi il biennio 2015-2017, i tentativi di suicidio sono raddoppiati, passando da un 3,3% ad un 5,9%. La fascia d’età più coinvolta è quella che va dai 14 ai 19 anni con una percentuale maggiore che riguarda le ragazze, circa il 71%. Mentre il 24% tra gli adolescenti ha pensato almeno una volta nella sua vita di ammazzarsi. Secondo il Ministero della Salute 1 adolescente su 6 soffre di disturbi depressivi. Dati allarmanti, che portano alla luce la gravità di fenomeno che non deve essere sottovalutato.

Un problema che secondo la Dottoressa Maura Manca, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza deriva da un profondo disagio. “Quando gli adolescenti tentano il suicidio” sottolinea la Manca “c’è un dato di fatto da tener presente: sono ragazzi che hanno perso completamente la speranza e ammazzarsi è l’unica soluzione che in quel momento prendono in considerazione”.

Ma perché il “facciamola finita” è la soluzione definitiva all’insostenibile peso di una vulnerabilità interiore? Secondo la Dottoressa Manca “gli adolescenti oggi hanno pochi strumenti per fronteggiare le fragilità interiori, si riadattano con difficoltà e si trovano a vivere in un tunnel  interiore che li isola dal mondo che li circonda”.

I SEGNALI DA NON SOTTOVALUTARE

Non sono facilmente percepibili, anche perché quando un giovane decide di porre fine alla sua vita, come credono in molti, non sta tentando di attirare l’attenzione.

Quando un ragazzo sceglie il suicidio con la consapevolezza del momento, con il carico di sofferenza che comporta, vuol dire che sia l’ambiente familiare che il contesto di amici non ha colto quei segnali utili alla comprensione, non avendo, forse,  neanche gli strumenti adatti per farlo.

Ed i segnali li manda, sottolinea la Manca “i ragazzi, in una situazione di difficoltà interiore, iniziano a mostrare un cambiamento nel comportamento. Non sono soliti verbalizzare il disagio, ma somatizzano. Il corpo attraverso la pelle, lo stomaco, un sonno disturbato, manda dei segnali da prendere in considerazione, oltre ad evidente irritabilità, disinteresse ed impulsività”. La solitudine emotiva e la fragilità sono aspetti caratteriali evidenti fra i ragazzi incompresi, fagocitati in una bolla esistenziale dove il nucleo centrale altro non è che quel continuo sentirsi inadeguati.

COSA SI PUO’ FARE

“Partire dalla famiglia è il primo passo per provare ad arginare il problema” sostiene la Dottoressa Maura Manca. “I genitori dovrebbero abituare i figli al dialogo. Guardarli, perché gli occhi dei ragazzi raccontano più delle parole, ascoltarli. Non fermarsi alle semplici domande sulla scuola ed il loro rendimento ma andare oltre. Parlare di tutto, partire anche dagli spiacevoli casi di cronaca che riguardano appunto gli adolescenti  e commentarli insieme”.

Oltre l’ambito familiare anche la scuola, secondo il Presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, dovrebbe giocare il suo ruolo. “Bisogna  fare maggiore prevenzione su questi temi. Se si riesce a far parlare un ragazzo, fargli esprimere il proprio malessere avremmo sicuramente meno giovani che decidono di togliersi la vita”.


Provare a togliere questo velo omertoso sulla paura del suicidio, iniziare a discuterne ovunque, debellare la vergogna che si prova nell’esternare una sofferenza psichica, fosse solo per provare ad arginare il dilagare di questo problema.


L’articolo di Francescapaola Iannaccone è stato pubblicato il 13 ottobre 2018 su Stato Quotidiano:

“Giovani e suicidio: un fenomeno allarmante”