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Maltrattamenti all’interno della coppia, stalking, vendetta pornografica, autolesionismo: chi sono questi ragazzi violenti?


La cronaca riporta quasi quotidianamente episodi di violenza messi in atto da giovanissimi troppe volte mascherati da adolescenti “normali”. Si tratta troppo spesso di storie di ordinaria violenza non riconosciuta come tale da ragazzi e anche da tanti adulti, e per questo sottovalutata.

Sebbene bullismo, cyberbullismo e devianza siano i fenomeni di cui si parla maggiormente e su cui si concentra l’attenzione dei media, vi sono numerose altre forme di violenza agite o subite quotidianamente dai ragazzi, sin da giovanissimi, al di fuori delle cronache quotidiane: maltrattamenti all’interno della coppia, stalking, vendetta pornografica, autolesionismo.

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La violenza nelle coppie di adolescenti

Le relazioni in adolescenza, così come quelle adulte, possono avere dei lati oscuri ed essere pervase da violenza e prevaricazione, soprattutto perché i ragazzi non hanno gli strumenti per comprendere che certi atteggiamenti non possono considerarsi “normali” e che il possesso e la gelosia morbosa non vanno confusi con l’amore.
Non solo aggressioni fisiche: possessività, violazione della privacy e della libertà personale, controllo social e sociale, invasione dei propri spazi, scatti di ira ed estrema conflittualità, sono tutte forme di violenza psicologica e verbale in aumento nelle relazioni di coppia.
Lo confermano i dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, che evidenziano come 2 adolescenti su 50 hanno subìto aggressioni fisiche dal proprio partner, già a partire dai 14–15 anni, 1 su 10 ha paura o ha avuto paura del proprio partner e 3 su 50 si sentono incastrati nella propria relazione sentimentale perché vittime di un fidanzato/a che li minaccia. È fondamentale, dunque, non sottovalutare questi fenomeni e prendere finalmente consapevolezza di quanto sia diffusa la violenza anche nelle coppie di adolescenti.

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Gli attacchi al corpo e la violenza autodiretta

Adolescenti sempre più violenti non solo verso gli altri, ma anche verso se stessi. Esistono numerose forme di violenza autodiretta, estremamente diffuse, ma di cui si parla ancora troppo poco. Infatti, il 18% degli adolescenti italiani, dati in linea con quelli internazionali e purtroppo stabili nel corso degli anni, dichiara di aver messo in atto condotte autolesive. Ciò che ci preoccupa maggiormente è il fatto che quasi il 14% lo faccia in maniera ripetitiva e sistematica (dato in aumento del 2,5% in un solo anno) e che l’età media si stia abbassando progressivamente: iniziano, infatti, a farsi del male già intorno ai 12-13 anni.
È un fenomeno ancora troppe volte sommerso, di cui spesso non si vuole parlare, rischiando così di lasciare i ragazzi in balìa di se stessi, da soli a gestire attraverso queste condotte il loro dolore interno e la loro sofferenza, scaricando sul corpo tensioni ed emozioni che non riescono a comunicare in altro modo.

Ragazzi sempre più violenti, verso se stessi e verso gli altri

Ragazzi “normalmente” violenti. Che ruolo hanno gli adulti?

La violenza è ormai un fenomeno trasversale, come spiego chiaramente nel mio ultimo libro Ragazzi Violenti. Un viaggio nelle menti di vittime e aggressori edito da Imprimatur, poiché coinvolge ogni ceto sociale e ragazzi di ogni età, per cui non possiamo più far finta di non vedere. La maggior parte delle volte, è nascosta dietro un’apparente normalità ed è per questo che non si riesce a capire il senso del suo dilagare fin dalla più giovane età.
Ciò che preoccupa maggiormente è proprio la superficialità con la quale i ragazzi si comportano in modo aggressivo, a volte conosciuta e introiettata come unica modalità relazionale e comunicativa, che li porta troppo spesso a leggere le loro condotte semplicemente come un gioco o un divertimento, senza avere consapevolezza delle reali conseguenze delle loro azioni e del peso che queste possono avere su chi le subisce. Per questa ragione è così diffuso nel quotidiano di questi “Ragazzi Violenti” anche il cyberbullismo, perché viene perpetrato nella normalità del loro essere ed agire, perché se nessuno ha lavorato con loro in termini educativi stimolando anche un pensiero critico magari con un piccolo condimento di responsabilità e una spruzzata di senso morale, non possono veramente rendersi conto che stanno violando l’altro e che certe azioni lasciano dei segni indelebili nelle vittime. Non a caso, sexting, vendetta pornografica, bullismo digitale sono le forme di violenza maggiormente conosciute. Basti pensare che il 33% degli episodi di cyberbullismo è di tipo sessuale e le vittime sono prettamente ragazze. Si tratta di un comportamento che invade la psiche, che lascia degli esiti a lungo termine e che porta, nella metà dei casi, anche a pensare o a tentare il suicidio.
Il problema più grande è che tutte queste forme di violenza vengono sottovalutate spesso dagli stessi adulti, che le considerano delle “ragazzate” e delle “bambinate”, non riconoscendone la gravità.
È importante dunque che la prevenzione di tali condotte parta dalle scuole dell’infanzia, così che le principali agenzie educative, la famiglia e la scuola, abbiano consapevolezza di ciò che accade, dei meccanismi alla base di tali comportamenti, per riuscire a cogliere precocemente i segnali e intervenire in maniera efficace, prima che sia troppo tardi.

di Maura Manca

Ragazzi Violenti. Un viaggio nelle menti di vittime e aggressori