adolescente violenza ribelle

Ragazzi quotidianamente violenti. Quanto è radicato il germe della violenza?


Quando parliamo di violenza ci balza subito in mente il bullismo, nonostante tra adolescenti esistano anche altre espressioni di violenza, anche più diffuse ed estremamente gravi.

Se pensiamo che, secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, 2 adolescenti su 50 hanno subìto aggressioni fisiche dal proprio partner già a partire dai 14–15 anni, che 1 adolescente su 10 ha paura o ha avuto paura del proprio partner e che 3 ragazzi su 50 si sentono incastrati nella propria relazione sentimentale perché vittime di un fidanzato/a che li minaccia, dobbiamo obbligatoriamente prendere consapevolezza di quanto sia diffusa la violenza anche nelle coppie di adolescenti.

Il 33% degli episodi di cyberbullismo è di tipo sessuale, non abbiamo idea di quante ragazze siano vittime di vendette pornografiche, sommate ai migliaia di adolescenti invisibili, quelli che la violenza la rivolgono verso se stessi, verso il proprio corpo, che si nascondono nei rifugi virtuali perché vivono in una società che non è in grado di accogliere i quasi 2 adolescenti su 10 autolesionisti.

Spesso ci chiediamo il perché di questo tipo di comportamenti, nonostante tante risposte siano già chiare e davanti ai nostri occhi. La maggior parte delle volte, la violenza è nascosta dietro un’apparente normalità ed è per questo che non si riesce a capire il senso del suo dilagare fin dalla più giovane età.

Ciò che preoccupa maggiormente è proprio la superficialità con la quale questi ragazzi si comportano in modo violento ritenendolo un banale gioco e un momento di divertimento. Chi si muove senza empatia, senza rispetto di se stesso, degli altri, degli oggetti, non è neanche in grado di dare valore a niente e a nessuno.

Come spiego nel mio ultimo libro dal titolo Ragazzi Violenti. Un viaggio nelle menti di vittime e aggressori edito da Imprimatur, sono ragazzi che vivono seduti su un’altalena che si muove tra la consapevolezza di rimanere impuniti e l’inconsapevolezza di essere violenti.

Sono figli di un’assenza di pilastri educativi, di modelli autorevoli e di alleanze educative. Sono figli del conflitto, della disgregazione familiare, scolastica e sociale.

Se l’ambiente in cui crescono e si muovono non è in grado di rispondere in maniera efficace alle loro richieste, si determina in loro un deficit nel riconoscimento e nella regolazione delle emozioni, che rischia di guidarli ancora di più verso manifestazioni comportamentali dirompenti e violente. Alla base dei problemi relazionali c’è l’incapacità di riconoscere, utilizzare e gestire in modo consapevole le proprie emozioni e quelle dell’altro, aspetto che porta inevitabilmente a fenomeni come il bullismo, l’aggressività e la violenza.


Siamo circondati da una nube di malsano egoismo e le relazioni, comprese quelle familiari e scolastiche, sono fondate su una competitività distruttiva. Quando si parla di violenza, si parla di una distanza che viene violata, di un’invasione intenzionale degli spazi dell’altro, un entrare prepotentemente senza un limite dentro chi è già inibito dalla paura e indebolito da una sensibilità emotiva che oggi rischia quasi di diventare un difetto.


Lo spiego attraverso tutta una serie di racconti presenti nel libro, racconti di chi è vittima, e di chi è carnefice, perché dobbiamo guardare il problema da tutti i punti di vista per riuscire ad avere una visione più veritiera e profonda, senza puntare un dito accompagnato da un contorno di parole, ma con la forza di voler rimuovere il problema dalla radice, per estirpare il germe della violenza insito in questi ragazzi sempre più normalmente violenti, per evitare che si ripresenti sotto altre forme.

Concluderei con le parole di una dei protagonisti del libro:

“Vivere nella violenza non è una scelta, è una condizione di cui ti accorgi quando sei già incastrata nel meccanismo, quando è diventato veramente difficile uscirne da sola. Ti rendi conto di non essere più libera e di non essere più te stessa, di avere le mani e i piedi legati e di non poterti più spostare come vorresti”.

di Maura Manca

L’articolo è tratto integralmente dal mio blog del L’Espresso AdoleScienza:

http://adolescienza.blogautore.espresso.repubblica.it/2018/10/17/ragazzi-quotidianamente-violenti-quanto-e-radicato-il-germe-della-violenza/