seso virtuale web

Revenge Porn, sexting e cyberbullismo sessuale: il vero problema sono i condivisori e i commentatori


Tutto troppo precoce, una sessualizzazione precoce di questi bambini ormai in posa fin da quando sono troppo piccoli, in un’età non a caso chiamata ancora dello sviluppo, dell’inconsapevolezza, del presente e non del futuro, non in grado quindi di valutare le conseguenze delle proprie azioni, non solo da un punto di vista emotivo ma anche da quello cerebrale come evidenziano le neuroscienze.

Bambini abituati fin da piccoli ad esporsi, a mettersi in mostra e in vetrina, una normalità trasmessa indirettamente dal mondo adulto, che li lascia sguazzare liberamente dentro il mondo dei social dimenticandosi che non è la pozzanghera in cui si giocava da bambini, che aveva i confini ben definiti e che se ci si sporcava bastava lavare i vestiti in lavatrice. Il web è un mare infinito che apre innumerevoli strade, potenzialità, risorse e anche rischi e pericoli che non sono in grado di valutare i più grandi, figuriamoci i più piccoli! Se ci si sporca nei social si rischia di essere macchiati a vita perché tutto è indelebile, nulla si cancella e tutto si può ritorcere contro di noi.

Questo uso della propria immagine, questa esposizione continua, questa normalizzazione nel mediare le nostre azioni e relazioni attraverso uno smartphone e perché no, anche una sessualizzazione precoce, un approccio al sesso e pornografia troppo anticipato e senza un adeguato contenitore rende il SEXTING una delle piaghe del nostro tempo, uno dei problemi più gravi che non possiamo trascurare.

Fin dagli 11 anni di età la tendenza è quella di scattarsi selfie intimi e senza vestiti o a sfondo sessuale ed inviare le immagini o i video nelle chat; si chiama SEXTING e parliamo del 6% dei preadolescenti dagli 11 ai 13 anni, di cui il 70% sono ragazze, e di circa 1 adolescente su 10 dai 14 ai 19 anni (dati Osservatorio Nazionale Adolescenza). Per questa ragione è sempre più emergente il problema del cyberbullismo legato allo scambio di immagini hard o intime: infatti, IL 33% DEGLI EPISODI DI CYBERBULLISMO È DI TIPO SESSUALE.

Le ragazze sono comunque la categoria più a rischio dal punto di vista della diffusione di materiale intimo e privato, e sono spesso anche vittime della vendetta pornografica o REVENGE PORN (4%) ossia il vendicarsi, in genere per essere stati lasciati o traditi, sia in amore che in amicizia, attraverso la pubblicazione sui social o nelle chat di materiale intimo e compromettente con lo scopo di arrecare danno all’altra persona e di metterla alla gogna pubblica. Il Revenge Porn ha già causato anche suicidi e importanti problemi da un punto di vista psicologico, come depressione.

Il vero problema del Revenge Porn, l’aspetto che impatta maggiormente sulla vittima, che la induce anche a perdere la fiducia in se stessa, l’autostima, a vivere sentimenti negativi e vissuti depressivi, fino alle condotte auto-aggressive come il suicidio, è legato a coloro che alimentano la viralità perché rinforzano le violenze che una persona subisce. Se loro non ci fossero il problema non raggiungerebbe proporzioni allarmanti, sarebbe circoscritto e quindi risolvibile e la vittima avrebbe più possibilità di elaborare ciò che è accaduto.

Il vero problema sono i “condivisori” e i “commentatori”, carichi di aggressività gratuita e di violenza verbale che si manifesta con parole di una efferatezza disarmante. Sono loro che alimentano il fenomeno, che lo rendono pubblico e visibile, sono complici dei cyberbulli, degli odiatori, perché le parole fanno più male delle botte, perché le condivisioni uccidono, creano ansia, depressione, disturbi alimentari e portano le vittima a farsi intenzionalmente del male. Lo dimostrano chiaramente i dati: oltre il 50% di coloro che subiscono violenze digitali si autolesiona.

Ciò che distrugge dentro e che uccide è la gratuità di questa violenza e soprattutto il fatto che nessuno provi a mettersi nei panni della vittima, che nessuno provi empatia e prenda in un certo senso le difese di chi ha subìto un torto, un danno e una invasione che lascerà dei segni profondissimi. Non ci dimentichiamo che ciò che arriva in rete, ciò che entra dentro i motori di ricerca non si può rimuovere perché può essere rimbalzato ovunque ed essere nel telefono di chiunque pronto a fuoriuscire.


L’aspetto drammatico è che ci sono anche dei gruppi chiusi in cui ci si vendica degli ex pubblicando le loro foto ed esponendole ad un linciaggio social. Capire quanto sia un attimo cadere nella rete del Revenge Porn è fondamentale per comprendere l’impatto e la portata del fenomeno e quindi intervenire per tempo, perché il tempo in rete è l’unico alleato per evitare che le immagini sfuggano completamente dal controllo e assumano delle proporzioni disarmanti. Per comprendere serve vivere con loro le esperienze di vita:

“Quel pezzo di merda aveva ripreso tutto e lo aveva mandato ai suoi amici per vendicarsi del mio rifiuto e loro avevano ben pensato di farlo vedere a tutti per prendermi per il culo.
Nel filmato si vede Andrea intento a mettermi le mani addosso e a toccarmi le tette. I bastardi, però, hanno tagliato la parte in cui gli scanso la mano e gli dico di levarsi di dosso. In poche parole, senza averlo mai chiesto, stavo nel cellulare di tutti ed ero considerata la troia della scuola. Non male per chi non amava vivere sotto i riflettori ed era felice di aver conquistato l’attenzione di un ragazzo bello e impossibile. Da quella serata è iniziato il mio vero calvario, le sofferenze di prima non erano niente in confronto. Mi arrivavano addirittura voci che avevo fatto sesso con lui nel bagno.
La gente si fa i film, si inventa le cose e vede solo quello che vuole vedere pur di parlare. Il video lo avevano visto fondamentalmente tutti. Anche se cerchi di fermarlo, di farlo rimuovere dai social, quando rimbalza da una chat all’altra è quasi impossibile bloccarlo. Ormai si condivide tutto, anche solo per dire, “guarda cosa ha fatto. Man mano che trascorrevano le ore, invece di migliorare la situazione peggiorava commento dopo commento, condivisione, dopo condivisione e che i problemi erano solo cominciati.
Ora mi trovavo ad affrontare anche gli sguardi degli altri, sguardi che ti fanno sentire una merda, una puttana, comprese le ragazze, anzi loro sono le peggiori. Ed è così che in un attimo la tua vita prende un’altra direzione. Basta un click e hai un marchio sulla pelle. Ti ritrovi sola, chiusa nella tua camera a fare i conti con te stessa, ti vergogni fottutamente di ciò che è successo. Ti dai la colpa anche se non hai nessuna colpa, perché hanno fatto tutto loro sulle tue spalle. Giorno dopo giorno mi isolavo e, avevo sempre più il timore di entrare in contatto con il mondo. Cercavo di evitare anche di andare a scuola. In quei momenti si prova una sensazione di dolore pazzesco, ti viene solo voglia di morire e capisci veramente cosa possa essere scattato nella testa di chi ha deciso di suicidarsi. Diventi in un attimo quella dai facili costumi, il web può distruggerti la vita in un secondo, ti senti come un sacco da boxe a cui tutti danno pugni e calci e tu sei lì, sola, ad incassare inerme i loro colpi sperando solo che prima o poi finisca.
E poi c’è un altro aspetto che proprio non ti va giù e che non tolleri. Ma perché ai maschi nessuno dice niente, perché tu diventi in un attimo una troia e loro sono considerati fighi? Perché una donna deve subire questi pregiudizi e non può essere libera di esprimersi, essere se stessa e magari anche sbagliare, che viene subito distrutta ed etichettata e i maschi no? Il mio nome e il mio volto li ricorderanno tutti e i loro no, a nessuno interessa dei tuoi carnefici, si accaniscono solo su di te. Questa condizione che siamo costrette a vivere noi ragazze non l’ho mai capita e credo non la capirò mai, perché anche questa è violenza” (Brano tratto da Ragazzi Violenti. Un viaggio nelle menti di vittime e aggressori di Maura Manca).

L’articolo è tratto integralmente dal mio blog dell’Espresso:

http://adolescienza.blogautore.espresso.repubblica.it/2019/03/23/revenge-porn-sexting-e-cyberbullismo-sessuale-il-vero-problema-sono-i-condivisori-e-i-commentatori/

 

di Maura Manca