eutanasia2

Ragazzi che si rifiutano di vivere: cosa li spinge a una scelta cosí estrema?


Noa ha deciso di condividere pubblicamente il suo dolore, ha deciso di affrontare una lotta pubblica e le sue parole risuonano con un tuono nel pieno di una tempesta. La sua era una NON VITA, come sosteneva lei stessa, aveva chiesto l’eutanasia ma lo Stato si è opposto. “La domanda è stata rifiutata perché sono troppo giovane e avrei dovuto prima affrontare un percorso di recupero dal trauma psichico fino ad almeno 21 anni. Pensano che sia molto giovane, pensano che debba finire il trattamento psicologico e che il mio cervello sia completamente sviluppato. Non succederà fino all’età di 21 anni. Sono devastata perché non posso aspettare così a lungo“, sono le parole che Noa riporta nel suo libro autobiografico.

Era già stata ricoverata per anoressia, ma alla fine ha deciso di smettere di nutrirsi, ha deciso di staccare la spina della sua vita e di non bere e non mangiare più lasciandosi completamente andare: si è lasciata morire e ha preso la sua decisione. Lei sostiene che “amore è lasciare andare in ogni caso” perché fondamentalmente lei respirava ma non aveva mai vissuto davvero.

Era consapevole del suo stato?

Probabilmente sì, perché quando si è vittima di violenze e di enormi sofferenze come lei, si raggiunge anche un livello di consapevolezza della sofferenza molto profondo che solo poche persone possono capire. Questo non significa giustificare il suo gesto perché soprattutto a quell’età nessun “male” è irreversibile, significa comprenderlo perché senza reale e profonda comprensione non si può aiutare nessuno.

Il dolore è un compagno di vita con cui è difficilissimo convivere, ti logora giorno dopo giorno e non ti dà tregua. Noi sottovalutiamo l’impatto della sua sofferenza psichica, anche a lungo termine.

Non so se è giusto definire ciò che è successo a Noa una sconfitta per tutti, l’unica cosa che so con certezza è che per i ragazzi che vivono quotidianamente una “non vita”, non si fa quello che si dovrebbe fare, soprattutto nell’evitare questo tipo di gesti contro la vita, nell’evitare il suicidio.
Allora forse dovremmo intervenire prima ed evitare che compiano quel gesto che Noa riteneva essere la sua liberazione.

Ne ho parlato questa mattina (5 giugno) su Rai Radio Tre  nella trasmissione Tutta la città ne parla con Pietro Del Soldà.


Per ascoltare l’intervento clicca sul link:

https://www.raiplayradio.it/audio/2019/05/TUTTA-LA-CITTAapos-NE-PARLA-f76c16b2-f700-40da-907a-bcc7340b5c40.html#