dipendenza abbronzatura

Lo sapevi che anche l’abbronzatura può diventare una dipendenza?


Soprattutto nel periodo estivo, sulle spiagge si osservano delle tacite sfide che vanno dal mostrare il miglior fisico, allo sfoggiare il miglior look fino all’esibire la migliore tintarella. In realtà, la corsa all’abbronzatura per adulti e adolescenti inizia già qualche mese prima della prova costume, si ricorre, infatti, alle lampade abbronzanti o ai lettini solari.

Alcune persone addirittura non riescono più a riconoscersi allo specchio senza abbronzatura e ricorrono al sole artificiale anche durante tutto l’autunno e l’inverno senza dare tregua alla pelle. Spesso e volentieri quando inizia il primo sole e quindi la possibilità di recarsi pure al mare, si possono osservare sulle spiagge, nelle piscine e addirittura sui terrazzi persone prendere il sole in maniera selvaggia, senza un minimo di rispetto della propria pelle, nelle ore più calde, senza adeguate protezioni e con rimedi superabbronzanti fai da te, utili solo per prendersi una vera propria ustione cutanea.

Il problema è che anche i più giovani si lasciano trasportare da queste modalità quasi autodistruttive mettendo in atto tutta una serie di comportamenti a rischio per la propria salute, pur di sembrare più belli ed essere riconosciuti e accettati socialmente dai coetanei, per non essere considerati come “sfigati” e quindi emarginati dal gruppo. I ragazzi non si rendono conto che hanno una pelle giovane, più sensibile rispetto a quella degli adulti e che quindi andrebbe protetta con maggiore cura. Purtroppo, molto spesso, non si spalmano le creme per stereotipi culturali, i maschi sostengo a volte che spalmarsi la crema sia un comportamento da “femminucce” e le ragazze a volte si vergognano perché vengono prese in giro e perché magari le più belle sono superabbronzate e quindi vengono viste come un traguardo da raggiungere anche al costo di bruciarsi la pelle.

I tumori cutanei non melanomatosi sono tra i tumori più diffusi, secondo i registri della Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM) sono al primo posto tra gli uomini (15,2% di tutti i tumori) e al secondo tra le donne dopo il tumore della mammella (14,8% di tutti i tumori). (http://www.airc.it/tumori/tumore-alla-pelle.asp). Per quello che concerne invece i tumori melanomatosi, secondo l’Istituto Europeo di Oncologia (https://www.ieo.it/it/PER-I-PAZIENTI/Cure/Tumori-della-pelle-e-melanomi/) in Italia sono diagnosticati più di 7000 casi di melanoma ogni anno, soprattutto nella fascia di età tra i 15 e i 34 anni.

Ma allora perché nonostante le avvertenze degli esperti sui danni provocati dal sole durante le ore più calde della giornata, senza alcuna protezione, ci si ostina a stare sdraiati, immobili in riva al mare, in piscina o in terrazza, pur di avere un’abbronzatura perfetta?

In un recentissimo studio pubblicato sulla rivista Cell nel 2014 da Fell e Robinson e colleghi negli Stati Uniti, è stato spiegato come alla base di questo comportamento ci possa essere una vera e propria dipendenza con una sintomatologia sovrapponibile simile a quella provocata dalle droghe. I raggi ultravioletti, infatti, causano l’aumento dei livelli di beta-endorfina, un oppiaceo naturale che si trova nel nostro corpo e che viene prodotto dalla nostra pelle in risposta ai raggi UV. Quindi, sottoporsi in maniera ossessiva durante tutto l’anno alle lampade abbronzanti può rappresentare un vero e proprio comportamento di dipendenza. (http://www.cell.com/cell/abstract/S0092-8674(14)00611-4 )

(http://www.medicaldaily.com/when-tanning-becomes-addiction-uv-rays-produce-same-feel-good-hormones-heroin-288998)

Gli autori hanno utilizzato un campione di topi al quale hanno rasato il dorso e l’hanno esposto poi al sole 5 giorni su 7, per 6 settimane. A questo punto hanno notato che i livelli di beta-endorfine si innalzavano e che questo tipo di sostanza portava anche ad un cambiamento del comportamento nel topo (come una minore sensibilità al calore) oltre che ad una vera e propria dipendenza. Per confermare questo aspetto i ricercatori hanno somministrato ai topi il nalaxone (farmaco che inibisce la presenza di oppiodi nel corpo). In seguito all’iniezione l’animale manifestava dei comportamenti tipici dell’astinenza da sostanze come per esempio sbattere i denti e tremolio alla zampa. Questo comportamento può essere scaturito dall’esigenza del corpo di assumere vitamina D, presente in maniera importante nella luce solare. Per questa ragione è possibile diventare dipendenti dalla luce solare e quindi dalla abbronzatura. Non va dimenticato che per arrivare a diventare dipendenti è importante sapere che ci deve essere anche un terreno fertile da un punto di vista psichico in quanto le persone che mettono davanti l’aspetto estetico e l’approvazione sociale hanno bisogno di sentirsi appagati da questi aspetti, manifestano una bassa autostima e insicurezza personale e nelle relazioni sociali. Spesso questo tipo di comportamento va di pari passo anche con disturbi della personalità come quello di tipo Narcisistico in cui, le persone che ne soffrono, nascondono una profonda fragilità dell’Io dietro la maschera della bellezza, del corpo e dell’estetica.

Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC) i carcinomi basocellulari e spinocellulari si sviluppano soprattutto a livello delle parti del corpo più esposte al sole come viso, orecchie, collo, cuoio capelluto, spalle e dorso e uno dei principali fattori di rischio per la loro insorgenza è l’esposizione ai raggi ultravioletti (UVA e UVB) che derivano principalmente dal sole, dai lettini e dalle lampade solari. aspetto estetico. È vero che è possibile vedersi più belli con la pelle più scura, perché si percepiscono meno i piccoli difetti e le forme sembrano più lineari per una questione di gestalt mentale, ma la salute, il nostro benessere devono venire prima della maschera estetica. importanza di non esporsi senza appropriate protezioni nelle ore più calde della giornata e, soprattutto non dare loro il cattivo esempio e quindi la giustificazione per non fare quello che non fanno anche i genitori.

Infine, la scuola deve dedicare alcune ore alla formazione anche in questo ambito, in termini prettamente preventivi spiegando loro tempi e modi per non farmi del male a lungo termine perché spesso i ragazzi non si rendono conto delle conseguenze delle loro azioni quando non hanno conseguenze immediate.

 

 

Riferimenti bibliografici

Fell G., Robinson K., Mao J., Woolf C., Fisher D. (2014). Skin b-Endorphin Mediates Addiction to UV Light. Cell, 157(7): 1527-1534.

 

 

 

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