Baby squillo

Baby squillo: uno sguardo oltre l’apparenza e un consiglio per i più grandi


LO SCANDALO DELLE BABY SQUILLO. Fino ad ora si parlava del caso isolato, dell’eccezione alla regola, della soggettività, poi accendi la tv, scendi in metro, passi davanti all’edicola, guardi il pc e capisci che la rarità si è trasformata in “moda”, in un fenomeno diffuso.

Passano i giorni e le notizie aumentano, i casi si moltiplicano e allora ci si domanda: “ Cosa sta accadendo agli adolescenti del nuovo millennio?”. Il bisogno di autonomia sempre più precoce, la ricerca dell’indipendenza economica, la trasgressione, il desiderio di essere “grandi”, il piacere del lusso, le scarpe e la borsa di marca, che valgono più del proprio corpo; un corpo che in questa fase della crescita, non si riconosce più, che è in piena trasformazione, che a volte si ama e a volte si odia, che insieme alla propria identità vengono catapultati in un lavatrice con centrifuga a 1000 giri, dove il tasto “pausa” non esiste, dove la natura fa il suo corso e dove la società, la famiglia, i mass media, hanno spinto l’acceleratore favorendo l’anticipazione dei tempi.

Il profumo dei soldi a cui non si riesce più a rinunciare una volta provato “quel mondo”, l’alcol che fa dimenticare i dubbi e le angosce dell’età, una striscia di cocaina che con un tiro ti fa sentire accettati, anche dagli adulti con cui si va a letto e che te la offrono, un tacco 12 che ti toglie dal gruppo degli “sfigati” e ti mette in quello delle invidiate, una banconota che non ti fa chiedere nulla a mamma e papà e che ti fa vivere in una campana di vetro se uno dei due  ha perso il lavoro e tutto ciò che prima era quotidianità ora è rinuncia o al contrario tutto ciò che non si è mai avuto, ma solo sognato, ora è realtà.

Non importa il come, ma il risultato. Non importa il rischio, ma l’ottenere. Non importa la sofferenza dell’attimo, ma il benessere apparente di intere giornate.

MA COSA SI NASCONDE DIETRO QUESTA SUPERFICIALE MOTIVAZIONE?

Famiglie in cui il dialogo non esiste, genitori che non ascoltano i loro figli, che non osservano il loro silenzio, che non cercano di andare oltre la loro rabbia. Genitori troppo presi dal lavoro, dal sopravvivere con pochi soldi o al contrario dalla vita materiale, dal manifestare l’affetto ai loro figli con il jeans o lo smartphone più di tendenza, piuttosto che regalargli un abbraccio, un orecchio a cui poter parlare, una spalla a cui appoggiarsi e in silenzio piangere, un consiglio senza urlare o giudicare, una protezione e non un’indifferenza.

L’età, quella dell’adolescenza, in cui è un diritto e un bisogno essere tutelati dagli adulti e che invece sono proprio loro quelli che pagano per una notte di perversione con delle minorenni, quelli che con enorme egoismo, pensano con l’organo genitale piuttosto che con un cervello, quelli che mettono su un piatto d’argento delle banconote verdi da 100 euro, in una camera di hotel di lusso, quelli che “regalano” illusioni a dei giovani con una mente facilmente condizionabile, che con una schifosa perversione sessuale se ne fregano del danno psicologico che vanno a creare, l’importante è “provare” quel corpo così giovane e in piena fioritura.

Loro tornano a casa con il portafoglio più leggero ma senza sensi di colpa, i ragazzi tornano a casa con il portafoglio più pieno ma con una solitudine e un vuoto ancora più grandi di quelli che li avevano spinti ad andare in quella stanza a 5 stelle.

I soldi e i vestiti, però in una società basata sulle apparenze, valgono più di quella solitudine e di quel vuoto: del resto ci sono dei compromessi a cui dover scendere se non si vuole far rinunce.

MAMMA E PAPÀ, COSA FARE?

Genitori, negli ultimi mesi, pieni di dubbi, infinite domande, tante paure; genitori che guardano i loro ragazzi come fossero alieni mai visti prima, come attori da Oscar che recitano una parte misteriosa; genitori che temono di non sapere cosa il loro figlio gli nasconde e cercano ogni modalità invadente per indagare e scoprire ogni minima cosa, ma cari mamma e papà, c’è solo una regola da dover seguire: imparare ad osservare e comunicare senza giudizio con i propri figli.

MENO URLA E PIÙ ASCOLTO.

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