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Ossessionati dal corpo e dall’apparire sin da bambini. Quali sono i rischi?


Trucchi, smalti, vestitini sexy, strass e scarpette col tacco: non stiamo parlando di ragazze adolescenti alle prese con la crescita del corpo, ma di bambine. Si sta abbassando sempre più l’età in cui si vedono giovanissime, anche in rete, con abbigliamento e trucco da adulte, in pose sensuali e ammiccanti completamente inappropriate per la loro fase di sviluppo.

Dai social media, ai programmi, ai prodotti commerciali, è sempre più evidente l’eccessiva sessualizzazione dei bambini, dove il messaggio che viene trasmesso è che apparire equivale a popolarità, successo e approvazione. Anche i centri estetici ormai offrono servizi rivolti ai bambini che, accompagnati dai genitori, si fanno manicure, pedicure, make-up, massaggi e quant’altro.

Si tratta, invece, di bambini e ragazzi sottoposti alla pressione continua di modelli incentrati sull’ossessione dell’apparire, sulla ricerca della perfezione e sul controllo dell’immagine, che arrivano a bruciare spesso le tappe di crescita, con il rischio di deviazioni nello sviluppo.

Non bisogna dimenticare, invece, l’importanza della condivisione con il genitore, dello sperimentarsi attraverso il gioco, senza prendersi troppo sul serio, godendosi la spensieratezza tipica di queste fasi della crescita.

Bambini alla ricerca di like: cosa succede in rete?

Bambini che scattano selfie e li pubblicano di nascosto su Instagram, che realizzano filmati su Youtube o Musical.ly dove, dall’età di 6/7 anni, si destreggiano in performance e movenze da grandi, seguendo come modello quello delle ragazze più popolari, alla ricerca di approvazione social. Si controlla costantemente il numero dei like ricevuti e si confronta il proprio aspetto fisico con quello di coetanee o personaggi famosi, andando a compromettere anche l’autostima e l’immagine di sé.

Se gli adulti non intervengono, queste tendenze rischiano di normalizzarsi sempre di più, soprattutto quelle legata al mettersi in mostra e a fare del corpo un uso prettamente estetico e sessualizzato, come oggetto da mostrare per essere accettati socialmente.

Per questo, poi, arrivano in adolescenza anche a mettere in atto comportamenti sessuali per gioco, per divertimento, perché si è appreso che è uno dei modi con cui ci si può relazionare, senza riflettere sulle conseguenze. L’invio da parte dei ragazzi di video o foto intimi e/o sessuali in un solo anno è passato dal 6,4% al 10% (Dati Osservatorio Nazionale Adolescenza).

E i genitori?

Il problema è che molte volte i genitori non sono a conoscenza di ciò che i figli facciano in rete, permettono ai bambini di utilizzare il proprio cellulare, senza però il giusto monitoraggio: pensano che si tratti di giochi o di video innocenti e non sanno che molte volte i figli utilizzano veri e propri social network, con tutti i pericoli associati. In altri casi, sono i genitori stessi ad esporre i bambini, sin da piccoli, ad una condizione non idonea alla loro età e al loro sviluppo, andando a rinforzare questi comportamenti, spingendo i figli al successo, all’approvazione, alla popolarità.

In un’età in cui non si ha ancora un pensiero critico, in assenza di adulti che possano fungere da guide e filtri adeguati, bambini e ragazzi saranno più a rischio di assimilare certi modelli proposti e di esporsi ai pericoli, perdendo il senso del pudore, del rispetto di se stessi, della propria intimità e andando a condizionare l’autostima, le relazioni e l’umore.

La prevenzione è il primo passo ma, per farlo, è necessario conoscere, perché se non c’è una cultura basata sull’informazione e sull’educazione fin da quando sono piccolini, che passi il concetto di intimità e rispetto del corpo, e sull’uso consapevole delle tecnologie, si rischia di lasciare i più giovani in balia di questi fenomeni.

Redazione AdoleScienza.it

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