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Solidarietà di massa davanti ad un compagno malato. Adolescenti più concreti degli adulti


Le reazioni degli adolescenti davanti alla malattia di “uno di loro” devono far riflettere tanti adulti. Sono concrete ed immediate, i ragazzi agiscono in base agli interessi dell’altro, riescono a muoversi con un senso di responsabilità che anche loro, a quanto pare, sono in grado di avere. Sono capaci di gesti che tanti adulti armati di buone parole, non sarebbero in grado di fare. Non so quanti adulti sarebbero capaci di tagliarsi i capelli e rasarsi per solidarietà, andando contro le paure del giudizio da parte del mondo esterno e al proprio aspetto estetico, o di vaccinarsi andando contro alle proprie ideologie o egoismi personali, pur di tutelare un compagno che in quel momento ha bisogno di un ambiente il più sano possibile per sopravvivere.

Le reazioni degli adolescenti davanti alla malattia di “uno di loro” sono efficaci e concrete, puntano all’aiuto e all’inclusione e sono mosse da un profondo senso civico.

È accaduto altre volte di vedere importanti gesti di solidarietà nel radersi i capelli, altre nel farsi crescere i capelli per poi donarli all’amico bisognoso, nel donare il sangue senza neanche un dubbio e nel farsi tipizzare, cioè sottoporsi a un esame della saliva o del sangue per valutare la compatibilità genetica con un compagno per un trapianto di midollo, come accaduto nel 2016 nel liceo scientifico ‘Cocito’ di Alba, che ha attivato la campagna interna alla scuola un #Match4Andrea.

Il fatto

La quinta E del Liceo linguistico Amaldi di Novi Ligure, ha dimostrato un profondo senso civico e di responsabilità nei confronti di un compagno di classe affetto da una patologia oncologica che lo sottopone a trattamenti chemioterapici che rendono più vulnerabile il suo sistema immunitario per cui, anche una semplice influenza, potrebbe essergli letale. I ragazzi trascorrono tanto tempo a scuola e il gruppo classe non può permettersi di ammalarsi e di contagiarlo e lui, ha il diritto di andare a scuola e di non perdere il contatto con gli altri. Alunni e docenti si sono vaccinati contro l’influenza per stringersi intorno al compagno e aiutarlo in maniera concreta ed efficace da un punto di vista fisico e anche emotivo. Sono comportamenti che fanno bene alla salute e alla psiche.

Cosa scatta nella testa degli adolescenti?

Gli adolescenti hanno bisogno di sentirsi parte di qualcosa, sono in grado di comprendere il senso della salute. Spesso sono considerati superficiali, ma quando gli si dà la possibilità di agire, sanno essere più efficaci degli adulti. Davanti ai problemi che vedono e che riconoscono sanno rispondere in maniera efficace perché hanno capito la condizione.

SE LI FAI ENTRARE NELLA GIUSTA LOGICA DEL PROBLEMA, SE LI FAI ENTRARE DENTRO LA DIMENSIONE CORRETTA, SONO I PRIMI AD AFFRONTARE LA SITUAZIONE IN MANIERA SOLIDALE.

Ti senti parte di un gruppo, viaggi nella stessa barca, si attiva la condivisione e la solidarietà. Gli adolescenti hanno bisogno però di vedere anche l’esito delle loro azioni, hanno bisogno di toccare con mano e di capire concretamente il problema.

Davanti alla malattia hanno delle reazioni toccanti, vivono il problema come se fosse il loro, provano compassione e cercano di risolvere il problema. Ho visto adolescenti prendersi cura dei compagni malati, o di coloro che avevano subito incidenti molto gravi. Li ho visti giocare con le stampelle, con le sedie a rotelle nel profondo rispetto dell’altro, prendersi cura di loro per non lasciarli soli, molto più di un adulto. Ho visto adolescenti unirsi anche davanti alla morte, scuole intere ai funerali dei compagni per partecipare tutti insieme, anche chi non conosceva il ragazzo morto perché era un compagno di scuola, uno di loro. E’ vero che poi si litiga, ci sono le gelosie, le invidie e l’egoismo adolescenziale, ma davanti alla malattia, loro sanno anche essere decisamente solidali e uniti.

Sono gesti che rinforzano anche da un punto di vista emotivo chi li fa, ma soprattutto chi li riceve, perché non si sente diverso e sa di poter contare sui propri compagni. Tutto questo gli dà forza e ancora più voglia di combattere perché non ci sente soli davanti alla malattia.