social drinking

Alcol e social network, c’è davvero una relazione?


L’abuso di bevande alcoliche, di mix tra alcolici e superalcolici tra gli adolescenti, a partire dagli 11-12 anni di età, è in forte incremento soprattutto durante il fine settimana. Cambiano le abitudini e cambia anche il modo di bere. Oggi non possiamo prescindere dai social network. Sempre più spesso si parla di social mode, in cui ogni impresa viene filmata e successivamente inserita su pagine specifiche dei social network o su specifici siti, con un successivo e immediato effetto di contagio. Nell’arco di poche ore le mode si diffondono nel web e i giovani di tutto il mondo rispondono alle nomination per non pagare pegno e nel tentativo di inventare la risposta più originale. Alcune mode hanno una durata relativamente breve, come quelle inerenti uno specifico comportamento; altre, invece, perdurano e si modificano nel tempo, perché concedono la possibilità di continuare a inventare modalità nuove, differenti e stravaganti.

YouTube, Facebook sono diventati un pozzo da cui attingere video e immagini dei più disparati social drinking. Come per esempio il DRELFIE da DRUNK + SELFIE che consiste nel postare immagini nel mentre che si beve una birra o un cocktail e si fa un bel Selfie o ci si fa fotografare totalmente ubriaco nel mentre che abbraccia la tazza del bagno, magari dopo una bella vomitata. Foto di ragazzi in pseudo coma etilico coricati per terra o nei posti e nelle posizioni più improbabili, insieme a gare basate sul chi beve di più e nei modi più strani, tutto per ricordare ciò che si è fatto da ubriachi e le condizioni in cui si era. Spesso però ciò che inizia come divertimento si trasforma in brevissimo tempo in tragedia.

Perché i social drinking e i social game sono pericolosi?

Perché la rete raggiunge un numero smisurato di persone in pochissimo tempo tale da generare un effetto contagio allarmante; i ragazzi, soprattutto in una fase di ricerca della propria identità, si fanno condizionare e influenzare dai modelli, dalla popolarità e troppe volte l’autostima si misura in base ai like. Attraverso l’approvazione della rete scatta una sfida e una competizione interna, basata sul tentativo di raggiungere la stessa popolarità, intesa come chi osa e rischia di più, ossia come chi fa più ridere, paradossalmente rischiando la vita. In questo modo aumenta notevolmente la possibilità di superare i limiti e di inventarsi imprese rischiose, talvolta mortali. Inoltre, non bisogna sottovalutare che quando si “gioca” e si partecipa a queste social mode si è sotto l’effetto dell’alcol che modifica la capacità di percepire se si è in pericolo e inibisce la lucidità mentale e i riflessi. Per questa ragione si può rischiare la vita o morire per un selfie. Ovviamente non è l’unico fattore predisponente, esistono una serie di altri fattori di rischio per cui il ragazzo non è in grado di valutare in maniera obiettiva la pericolosità delle sue azione e non è grado di responsabilizzarsi, dando un valore a se stesso.

Comunque, il senso di questi comportamenti gira sempre intorno al bisogno di essere riconosciuti e accettati. Non a caso, infatti, si manifestano tendenzialmente durante il periodo adolescenziale caratterizzato dalla messa in discussione delle regole genitoriali e dalla ricerca di se stessi, attraverso anche l’identificazione con il gruppo dei pari o con il gruppo dei social amici.

 

di Maura Manca, Psicoterapeuta

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *