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Anoressia e social network: il fenomeno “PRO-ANA”


Sul web proliferano sempre di più account, blog, forum, comunità virtuali che inneggiano alla magrezza eccessiva. Sono definiti siti pro-Ana (pro-Anoressia), in cui gli utenti si scambiano idee e opinioni per perdere peso, condividono i risultati raggiunti e dispensano consigli su come dimagrire, il più possibile.


Un recente studio (Bert et al., 2016) ha esaminato il fenomeno, indagando la presenza, la popolarità e i contenuti di account PRO-ANA su un social network, Twitter. Sono stati seguiti 341 account per un periodo di 4 settimane, durante il quale hanno esaminato il numero di followers (seguaci), di tweets (messaggi, interazioni) e il tipo di contenuti trattati all’interno.

Tutti gli account hanno mostrato un’alta popolarità e un grande seguito, con un numero di followers e tweets in crescita di settimana in settimana. La maggior parte degli utenti sono adolescenti femmine (il 98%) con un’età media di 17-18 anni, dove le più piccole hanno 12 anni.

I contenuti di tali account sono accompagnati da hashtag, come #Thinspo, #Thinspiration, #Proana, e riguardano foto di ragazze scheletriche cui ispirarsi (le cosiddette “thinspiration”), sfide al digiuno, slogan motivazionali in cui ci s’incoraggia a non mangiare e a dimagrire il più possibile, ad adottare le condotte più pericolose con l’obiettivo di perdere peso e, inoltre, suggerimenti su come nascondere il problema a familiari e amici.

Gli account “pro-Ana” sono liberamente accessibili a tutti, solo il 6% mostra un testo di avviso circa il contenuto pericoloso che si sta per visionare.

Sono realtà ancora poco conosciute, di cui si parla poco, ma che rappresentano un fenomeno dirompente: l’espressione sul web di tutti quei disturbi alimentari che continuano a svilupparsi in età sempre più precoci.

Un sito NON fa ammalare una persona di un disturbo alimentare ma i media non fanno altro che amplificare in maniera notevole situazioni già compromesse, con un effetto destabilizzante sulla psiche fragile di persone che si trovano in una fase di vita delicata.

Se da un lato possono essere luoghi di condivisione ed espressione del proprio disagio, dall’altro possono diventare facilmente un rifugio, l’unica realtà nella quale poter comunicare i propri sentimenti, lontano dal giudizio di chi non può capire, spalleggiarsi con altri per sentirsi più forti e per non sentirsi soli, all’oscuro di tutti.

Si tratta di un grido d’aiuto che nasconde spesso un bisogno di relazione, che rischia però di non essere accolto, di consolidare ancora di più quelle condotte patologiche, ci si isola e la comunità virtuale resta l’unica via di interazione.

 

Redazione AdoleScienza.it

 

Riferimenti Bibliografici

Bert F., Gualano M. R., Camussi E., Siliquini R. (2016). Risks and threats of social media websites: Twitter and the Proana movement. Cyberpsychology, Behavior, and Social Networking, 19(4), 233-238.

 

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